Real Madrid: i 138 giorni di Julen Lopetegui

Pubblicato il autore: fabricondo Segui
VILLAREAL, SPAIN - JUNE 03: Julen Lopetegui, manager of Spain looks on prior to the International Friendly match between Spain and Switzerland at Estadio de La Ceramica on June 3, 2018 in Villareal, Spain. (Photo by Manuel Queimadelos Alonso/Getty Images)

Julen Lopetegui – Foto originale Getty Images© selezionata da SuperNews

Porque? Chissà quante volte in queste ore Julen Lopetegui se lo sarà chiesto, ripensando alla sua toccata e fuga sulla panchina del Real Madrid. Porque, uno dei marchi di fabbrica di José Mourinho, che. guarda caso, potrebbe tornare alla Casa Blanca a fine stagione: proprio lui, che non era riuscito a stregare il Bernabeu come aveva fatto con San Siro, potrebbe avere una seconda chance. Lopetegui, invece, chiude qui i suoi 138 giorni più incredibili: dal sogno mondiale al flop madrileno.

Sì, perché Lopetegui l’11 giugno 2018 è l’orgoglioso Ct della Spagna che si appresta a giocare il Campionato del Mondo in Russia. Ha una squadra forte e noi lo sappiamo benissimo: pochi mesi prima ha fatto a pezzi la nostra Nazionale a Madrid, condannandola ai playoff contro la Svezia, l’inizio della fine per Gian Piero Ventura. Ecco, in quel momento Lopetegui non sa che anche lui ha le ore contate come allenatore delle Furie Rosse. Sa però di avere già in tasca un triennale da 6 milioni a stagione col Real, nonostante abbia rinnovato appena venti giorni prima il contratto con la Federcalcio spagnola: il bubbone sta per scoppiare. Lopetegui non ha neppure il buonsenso di avvertire il presidente federale Rubiales, che ovviamente la prende malissimo. Così, quando il 12 giugno – a 3 giorni dal debutto della Spagna contro il Portogallo di Ronaldo – le Merengues annunciano ufficialmente Lopetegui, Rubiales non può fare finta di nulla e subire la prepotenza del Real: il giorno dopo esonera il ct e al suo posto piazza un totem come Hierro, fino ad un minuto prima direttore sportivo della nazionale. Un ribaltone che peserà sulle sorti della Spagna, eliminata dalla Russia agli ottavi.

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Lopetegui ci mette poco a smaltire la delusione per un sogno Mondiale appena accarezzato, ma che lui stesso ha contribuito a distruggere. Il 14 viene presentato ufficialmente da Florentino Perez nella sala d’onore del Santiago Bernabeu. E’ in lacrime, ma si riprende in fretta: “Ieri è stato il giorno più brutto della mia vita, ma quello di oggi è il più bello“. Cotto e mangiato. Il Real lasciatogli in dote da Zidane è uno squadrone che ha vinto per tre volte di fila la Champions League, ma sta per perdere la sua stella più brillante: poco più di due settimane e Cristiano Ronaldo saluterà per accasarsi alla Juventus. Sembra un segno premonitore di un’avventura poco fortunata, ma Lopetegui non ci fa caso: i campioni abbondano, Perez non libera Modric, che vorrebbe andare all’Inter, e Julen già pregusta il primo trofeo della sua gestione: la Supercoppa Europea contro i cugini dell’Atletico Madrid a Ferragosto. Ma stavolta ad alzare il trofeo sono i Colchoneros e i Blancos masticano amaro.

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Nonostante lo smacco, Lopetegui inizia fiducioso la sua avventura nella Liga e in Champions, ma dopo un buon avvio qualcosa comincia a scricchiolare. Il Real perde colpi e non segna per 4 partite consecutive, roba che non capitava dagli anni ’80, un’altra era. Sono 6 le sconfitte su 14 gare giocate, quella che segna il capolinea del tecnico è la più dolorosa per il madridismo: 5-1 nel Clasico contro il Barcellona in un Camp Nou in delirio. Lunedì 29 ottobre Lopetegui dice addio alla panchina del Real Madrid, che certifica il suo fallimento con un comunicato spietato: “La Giunta Direttiva ritiene che ci sia una grande sproporzione tra la qualità della rosa del Real Madrid, che vanta 8 candidati al Pallone d’Oro, una cosa senza precedenti nella storia del club, e i risultati ottenuti sinora“. E così finisce l’avventura madrilena di Julen Lopetegui, l’uomo che volle tutto e che nulla strinse. Tramontata l’idea Conte – lo spogliatoio avrebbe detto NO dopo le referenze negative di Diego Costa e Morata, che hanno avuto Antonio al Chelsea – tocca a Santiago Solari come traghettatore. Florentino ha due settimane per scegliere un allenatore definitivo o lasciare l’ex interista in panchina per il resto della stagione. Poi, forse, potrebbe scattare nuovamente l’ora dello Special One. C’è sempre un Porque

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