Boca-River, il derby del secolo di Copa Libertadores senza tifo ospite per la doppia sfida

Pubblicato il autore: Stefano Trentalange Segui

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I veri appassionati di calcio non possono fare a meno di sapere quale sia la partita più importante e sentita dello sport più popolare al mondo. Stiamo parlando di Boca-River, derby argentino di Buenos Aires, tra due squadre che incarnano da sempre due opposti contesti sociali da cui provengono i propri tifosi. Il Boca Juniors è la squadra a cui è sempre stato legato un certo Diego Armando Maradona, giocatore del popolo da sempre tifoso del club del popolo. Il River Plate, dal canto suo, è sempre stata vista come la società calcistica diretta emanazione della borghesia benestante della capitale argentina.
Le due “grandi” del calcio sudamericano e mondiale si affrontano per l’ennesima volta tra pochi giorni, ma, in questo caso, c’è in palio la finale di Copa Libertadores, la competizione continentale più importante dell’America Latina.
Il derby tra due squadre, che sarebbe persino riduttivo definire semplici rivali, avrà luogo con la formula del doppio match di andata e ritorno nei due più grandi impianti di Buenos Aires. Il 10 novembre si giocherà l’andata alla Bombonera, storico catino degli xeneizes, così come vengono chiamati gli azul y oro per via dell’origine genovese dei loro fondatori, mentre si dovrà attendere il 24 novembre per assistere al return match al Monumental, casa dei Millonarios, i ricchi dei quartieri “bene” della capitale argentina. Le partite si disputeranno alle 17 ora locale.

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Qualcuno chiederà dove sarebbe la notizia. Ebbene, di comune accordo con il massimo dirigente del calcio argentino Claudio Tapia, i presidenti delle due squadre hanno deciso di disputare entrambe le sfide con la sola presenza dei tifosi di casa. È fallito il tentativo di inserimento nella trattativa da parte del presidente argentino Mauricio Macri, ex presidente xeneize, il quale non ha mai nascosto il suo desiderio di una doppia finale di Libertadores con entrambe le tifoserie al seguito. A suo avviso, sarebbe stata un’ottima opportunità per mostrare un’Argentina matura, pacifica e capace di gestire la sicurezza nei suoi stadi. Anche Patricia Bullrich, il ministro preposto alla tutela e alla protezione del Paese, ha parlato di un’occasione persa,rimarcando l’immagine di normalità che avrebbe dato lo Stato agli occhi dell’opinione pubblica estera.
Fatto sta che sono ben 5 anni e mezzo che ai tifosi ospiti non è consentita la libertà di assistere allo spettacolo del Superclasico per eccellenza nel calcio. Un precedente che, probabilmente, avrà demotivato i presidenti di River e Boca dal giocare le partite senza restrizioni per i supporter risale al 2015, durante il ritorno degli ottavi di finale di Copa Libertadores tra le due fazioni più agguerrite della Buenos Aires calcistica e culturale. Un tifoso xeneize ha spruzzato una bomboletta al peperoncino nel tunnel degli spogliatoi mentre i giocatori del River Plate stavano entrando in campo. Il risultato è stata la vittoria a tavolino dei Millonarios e la squalifica della leggendaria Bombonera per 4 partite. Lo stesso River vincerà poi quell’edizione della Copa Libertadores, con buona pace degli arcirivali boquensi.

Restando in tema di punizioni, Marcelo Gallardo, il tecnico che quest’anno ha condotto il River a giocarsi il trofeo equiparabile alla nostra Champions League, dovrà scontare quasi sicuramente tutte e quattro le giornate di squalifica inflitte dall’AFA (Federazione calcistica argentina) per essere entrato in contatto con il suo vice e con i suoi giocatori nell’intervallo della semifinale di ritorno contro i brasiliani del Gremio. L’allenatore ed ex giocatore dei Millonarios era già stato costretto alla tribuna per una precedente squalifica di una giornata, ma, adesso che i turni sono diventati quattro, è difficile pensare che la federazione faccia sconti.
Infine, contro la decisione sulle date della finale di Copa Libertadores si sono scagliate con veemenza le comunità ebree di River e Boca. In base allo Shabbat, il giorno di riposo nel mondo giudaico è il sabato, guarda caso lo stesso in cui avranno luogo le due storiche finali di Copa Libertadores.

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Sono poi numerosi gli appelli da parte di giocatori ed ex tesserati di Boca e River, i quali chiedono tutti a grande voce che la partita si possa disputare senza scontri lungo le vie di Buenos Aires, perché si tratta di un match tra due società rivali non nemiche. Vaglielo a dire ai tifosi di due squadre che incarnano un opposto stile di vita e un disprezzo reciproco radicato.
In ogni caso, anche per la credibilità del governo Macri, sarebbe importante l’assenza di violenza in una partita che non si è mai veramente conclusa dopo il triplice fischio dell’arbitro. Il clima sembra essere già incandescente e non di certo perché la stagione estiva è alle porte nell’emisfero australe.

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