Giorgio Chiellini:” Le cento presenze in Nazionale sono frutto di tanto lavoro. Il Mondiale è un rammarico che mi porterò dentro”

Pubblicato il autore: Lorenzo C Segui

Giorgio Chiellini – Foto Getty Images© scelta da SuperNewschiellini

Giorgio Chiellini, sabato 17 novembre, taglierà il traguardo delle 100 presenze in Nazionale azzurra. Il numero 3 della Juventus debuttò con l’Italia maggiore, ironia della sorte, il 17 novembre 2004, a Messina, in occasione di un’amichevole tra gli azzurri e la Finlandia terminata con il punteggio di 1-0 per i nostri colori. A seguire, il roccioso difensore centrale, ha partecipato a tre Europei: nel 2008, nel 2012 e nel 2016 e a due Mondiali: nel 2010 e nel 2014.

E’ ancora aperta, ovviamente, la ferita inerente la mancata qualificazione per Russia 2018, tant’è che nella lunga intervista rilasciata a Sky,  Chiellini ha parlato delle sensazioni provate dopo la disfatta di San Siro di circa un anno fa, della volontà di continuare a vestire l’azzurro e soprattutto di indossare la fascia da capitano, affermando di essere onorato di ciò ma di non sentirsi alla pari di “mostri sacri” che lo hanno preceduto, quali Fabio Cannavaro e Gianluigi Buffon.

Questo un estratto delle dichiarazioni principali rilasciate dal difensore toscano:” Si sogna di fare il calciatore, di giocare in serie A e in Nazionale, ma arrivare a 100 presenze è tanto oltre. Sicuramente delle doti naturali le ho, ma c’è tanto lavoro dietro questo traguardo. Casualmente il 17 novembre ho fatto il mio esordio e, se tutto va bene, il 17 novembre farò la mia centesima partita. Il Mondiale è un rammarico che mi porterò sempre dietro perché naturalmente non potrò più giocarlo. Qualche rammarico ce l’ho, ma porterò con me tante emozioni di questa fantastica avventura“.

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Per poi aggiungere:” Penso che la fascia sia solo un simbolo, che una squadra abbia tanti capitani. Ognuno deve dare il suo ingrediente, per formare un’alchimia giusta. Non sarò mai uguale a Gigi o ad altri capitani che ho avuto la fortuna di avere, come Del Piero o Cannavaro, ma cerco di fare quello che posso fare con le mie caratteristiche. Ho fatto una lunga riflessione con me stesso, la Nazionale non si può rifiutare e non puoi decidere se andare o non andare. Ho massimo rispetto per chi decide diversamente, ma credo che finché l’allenatore della Nazionale ti chiama hai un obbligo morale di rispondere“.

Infine conclude parlando della mancata qualificazione all’ultimo Mondiale in Russia:” Dentro di noi è un vuoto che ci portiamo noi più vecchi ma anche i più giovani che non hanno partecipato a quella mancata spedizione. La speranza è che possa servire per un progetto a medio-lungo termine, che si pongano le basi per rilanciare il calcio italiano. La luce in fondo al tunnel c’è, non è tutto buio come prima. Chiaramente le ultime due partite non cambiano tutto, sarà un processo non brevissimo ma da fare con serenità e fiducia, che poi sono i due concetti su cui batte sempre Roberto Mancini“.

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