Il calcio è politica: Xherdan Shaqiri non convocato per Stella Rossa-Liverpool dopo il gesto dell’Aquila in Serbia-Svizzera

Pubblicato il autore: Stefano Trentalange Segui

Foto Getty Images© per SuperNews

Sarebbe banale pensare al calcio come puro e semplice calcio senza nessun legame con il background in cui viene praticato. Secondo la lezione del geopolitologo francese Pascal Boniface, il calcio e lo sport in genere è stato utilizzato spesso come pretesto per iniziare azioni bellicose contro Paesi confinanti o semplicemente per avanzare rivendicazioni territoriali di diversa natura.
Il calcio, in particolare, in quanto evento globalizzato, va di pari passo con la memoria storica di un territorio e con gli eventi che lo hanno modificato nel tempo dal punto di vista etnico e geografico.
Questo breve preambolo in materia di geopolitica è importante per rendere meno nebulosa la vicenda legata a Xherdan Shaqiri, esterno offensivo del Liverpool, acquistato in estate dallo Stoke City per una cifra che si aggira intorno ai 15 milioni di Euro. Il giocatore ex Inter non è stato convocato per la sfida di Champions dei Reds in programma stasera in casa della Stella Rossa Belgrado.

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Bisogna riannodare, però, il film degli eventi per comprendere in modo esaustivo i motivi di tale esclusione. Risale a questa estate l’episodio scatenante che molti ricorderanno bene. Durante i Mondiali di Russia, si sono scontrate la Svizzera e la Serbia, sorteggiate nel medesimo girone iniziale. I due gol degli elvetici portarono la firma di Xhaka e Shaqiri, che firmarono la rimonta sugli avversari dopo l’iniziale vantaggio di Mitrovic. Fin qui nulla di strano, se non fosse che i due giocatori svizzeri esultarono mimando il gesto dell’aquila albanese con le loro braccia. Il modo di esprimere la loro gioia in mondovisione è dovuto alle loro origini kosovare con l’aquila che rappresenta il simbolo del popolo di lingua albanese. Un’esultanza polemica contro gli invasori serbi, cacciati dal Kosovo durante l’omonimo conflitto consumatosi negli anni Novanta.
La FIFA sanzionò quel gesto di due professionisti che non devono, in alcun modo, mescolare calcio e rivalse politiche, secondo il diktat di Zurigo.

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Da quel 22 giugno ad oggi sono passati più di 4 mesi, eppure non sembrano spegnersi le fiamme che alimentano l’odio etnico tra albanesi e serbi. La conferma arriva direttamente da Zvezdan Terzić, direttore generale della Stella Rossa Belgrado:«Credo che Shaqiri sarà sottoposto a una pressione psicologica incredibile, perché sa dove sta andando a giocare, sa che la Stella Rossa è un simbolo della Serbia e conosce il Marakana. Non so neanche se giocherà». Parole che suonano minacciose per l’incolumità di Shaqiri che, se fosse stato convocato, si sarebbe trovato di fronte a un clima infernale e forse insostenibile da sopportare per qualsiasi essere umano. Non dimentichiamoci che uno dei capi ultras della Stella Rossa è Ivan detto “Il Terribile”, erede diretto del gruppo paramilitare delle tigri di Arkan, le quali, durante gli Anni Novanta, non hanno esitato a militarizzare buona parte della tifoseria biancorossa di Belgrado.
Inoltre, la Serbia non vuole ancora riconoscere ufficialmente il neonato Stato del Kosovo, nonostante la sua Nazionale di calcio stia partecipando alla Nations League in corso e sia ormai diventato un membro della UEFA e della FIFA dal 2016. Ancora non è tempo per rimarginare certe ferite storiche e l’orgoglio serbo non vuole sentirne di trovare un punto d’incontro con la vecchia provincia ribelle a maggioranza albanese.

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Dopo aver valutato attentamente la situazione incandescente dalle parti di Belgrado, Jurgen Klopp ha dichiarato: «Abbiamo valutato l’accoglienza che potrebbe avere Shaqiri e non sappiamo quello che potrebbe succedere. Vogliamo andare lì e concentrarci al 100% sul calcio. Non abbiamo nessun messaggio politico».
Per tornare al già menzionato geopolitologo Pascal Boniface, evidentemente “il calcio è ancora oggi politica con altri mezzi”.

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