Italia-Portogallo, Roberto Mancini: “Primo tempo dominato, ma bisogna segnare”

Pubblicato il autore: Stefano Trentalange Segui

Foto Getty Images© scelta da SuperNews

Era un test importante quello di stasera per la nuova Italia di Roberto Mancini, una partita da cui trarre qualche indicazione in più sul grado di competitività raggiunto dagli azzurri dopo la radicale rifondazione messa in atto da un anno a questa parte.
Già, sono passati poco più di 12 mesi da quel nefasto 13 novembre 2017 quando, proprio a San Siro come oggi, succedeva l’inimmaginabile con la Nazionale eliminata ancor prima di partecipare alla fase finale dei Mondiali di Russia per via di una non irresistibile quanto scaltra Svezia.

Il risultato maturato questa sera a Milano è identico a quello del disastro di un anno fa, ma totalmente diverso sul piano del gioco espresso dagli azzurri e sull’importanza della posta in palio. Lo 0-0 visto contro il Portogallo è di tutt’altro tono rispetto all’incolore quanto doloroso pareggio a reti bianche ottenuto dall’allora ct Ventura contro gli scandinavi del tecnico Jan Andersson.
L’Italia ha messo in campo una prestazione di cuore, tecnica e pressing a tutto campo contro i campioni d’Europa in carica del Portogallo, non soffrendo mai realmente il pur temibile arsenale offensivo lusitano. Serviva la vittoria per accedere alle Final Four di Nations League, questo è vero, ma, allo stesso tempo, la giovine Italia di Mancini può ritenersi comunque soddisfatta per aver evitato la retrocessione in Serie B a differenza della deludente Germania finita ultima nel suo girone ed in crisi d’identità.

Il nostro ct Roberto Mancini fa capire di essere pienamente soddisfatto del processo di crescita costante che ha accompagnato la nostra Nazionale soprattutto nelle ultime tre uscite: “Nel calcio segnare è un particolare importante. Abbiamo giocato una buona partita, il primo tempo è stato dominato. Nel secondo tempo c’è stato un calo ma era normale, non potevamo fare tutta la partita nella loro metà campo. Abbiamo avuto delle occasioni, purtroppo non abbiamo segnato. Questa gara però rappresenta un passo avanti, il Portogallo è una grande squadra. A Lisbona la giocai in quel modo pensando di far fare esperienza a ragazzi più giovani. Chiesa? A volte dobbiamo cambiare di più il gioco, quando gli è arrivata la palla spesso ha fatto la differenza”.  Nelle parole di Mancini non sembrano trasparire particolari rimorsi per le sue scelte di formazione operate nella partita di andata con i portoghesi, tre punti persi rivelatisi decisivi ora che l’Italia non ha più alcuna possibilità di arrivare prima.
Il tecnico di Jesi anzi reputa la prestazione di stasera come un’ulteriore salto di qualità rispetto alla vittoria contro la Polonia di un mese fa per un gruppo dall’età media bassa e dall’esperienza internazionale da migliorare.

L’allenatore ex Inter e Zenit non sembra poi dare molto peso nemmeno alla cronica carenza di gol che ha caratterizzato la sua gestione sin qui, anche se le statistiche recitano 2 gol subiti e appena 2 realizzati durante tutta la Nations League: “Gli attaccanti qualche volta segnano, altre no. Ma è la storia del calcio e non credo ci siano tanti problemi. Si può giocare sia con una finta punta che con un centravanti classico. Abbiamo tanti giocatori tecnici, ho preso questa strada per le nostre caratteristiche. Ma in una partita c’è anche il contropiede, una squadra deve saper fare tutto. Se fai gol gli spazi possono aprirsi, ma la squadra ha già dimostrato di saper giocare a pallone”. Insomma, è un Mancini che predica serenità, considerata l’evoluzione continua che vede negli uomini su cui sta tentando di ricostruire il blasone perduto. ll gioco frizzante che abbiamo visto partire soprattutto dai piedi di Verratti, Jorginho e Insigne rappresentano un ottimo biglietto da visita per una Nazionale che vuole tornare presto ad essere rispettata da tutti. Per riaccendere nuovamente i cuori dei milioni di tifosi azzurri è bastata una prestazione di livello assoluto come quella offerta questa sera a Milano davanti a 75.000 spettatori.
Ora, per sancire l’inizio di un nuovo ciclo azzurro che possa portarci in alto, c’è bisogno di continuare su questa strada e di iniziare col piede giusto le qualificazioni ai primi Europei itineranti che avranno luogo nel 2020. Da marzo 2019 in poi è vietato sbagliare. Un nuovo mancato accesso ad una competizione importante potrebbe portare a conseguenze inimmaginabili per la storia del nostro movimento calcistico.

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