Italia-USA, Mancini: “Ora tocca vincerle tutte”. Verratti: “Mai così a mio agio in Nazionale”

Pubblicato il autore: Stefano Trentalange Segui

Foto Getty Images© scelta da SuperNews

La “New wave” azzurra sembra affiorare gradualmente agli occhi dell’opinione pubblica a suon di prestazioni positive e convincenti. La “Giovine Italia” di Mazziniana memoria ha dato ulteriore prova dei progressi costanti in atto anche nella partita contro gli USA, giocata alla Luminus Arena di Genk. Un’Italia che, a tratti, ha un gioco spumeggiante fatto di colpi di tacco smarcanti, uno-due rapidi nello stretto e un possesso palla spostato in maniera fluida da un versante all’altro del campo per disorientare gli avversari e trovare l’imbucata giusta davanti al portiere avversario. L’unico neo resta ancora la scarsa capacità di tramutare in gol le tantissime azioni offensive costruite a regole d’arte, ricamate dal nuovo centrocampo azzurro o create dalle numerose ali offensive di talento in possesso di Roberto Mancini.
Anche ieri, come contro la Polonia, abbiamo dovuto aspettare gli ultimi istanti di una partita dominata dall’Italia per vedere la palla gonfiare la rete grazie al neo-entrato Matteo Politano, a conclusione di un’azione avviata da Verratti con Gagliardini a vestire i panni di assist man decisivo.

Le parole rilasciate da Roberto Mancini alla Rai fanno capire quanto tutto l’ambiente abbia atteso un gol che l’Italia meritava già nel primo tempo e che iniziava a diventare un’ossessione: “Un altro gol negli ultimi secondi come con la Polonia, mi dispiaceva per il pareggio, per i giocatori e per gli italiani presenti allo stadio. Dovevamo segnare prima e pensavo che sarebbe finita di nuovo 0-0; ma il calcio è così, abbiamo avuto tantissime occasioni e questo è importante, così come il fatto che la squadra abbia giocato una buona partita. I ragazzi poi giocavano insieme per la prima volta visti tutti i cambi che ho fatto e per questo abbiamo lasciato più spazi nella ripresa e la squadra era più lunga”. Dopo il gol realizzato dal match winner interista Politano, Mancini stesso ha abbozzato un ghigno di gioia per una partita portata a casa con pieno merito, una vittoria liberatoria e speriamo determinante per la crescita del nuovo giovane gruppo azzurro.
Nel prosieguo dell’intervista post partita, Mancini ha anche ammesso di essere leggermente avanti rispetto alle aspettative fissate con il suo staff a questo punto del suo mandato in Nazionale. Ora, forse anche per alzare un pò l’asticella degli obiettivi, il tecnico di Jesi vuole vincerle tutte nel girone di qualificazione agli Europei 2020 che partirà da marzo, considerato che le uniche sconfitte registrate dai suoi uomini sono maturate contro il Portogallo campione d’Europa e contro la Francia campione del Mondo in carica.

Arrivano ottime notizie in particolare dal centrocampo azzurro, un pò l’anello debole della Nazionale sotto le ultime gestioni targate Conte e Ventura. Se su Verratti e Jorginho, giocatori di esperienza internazionale, non c’erano molti dubbi sul piano del loro apporto alla squadra, sia Barella che Sensi, quest’ultimo all’esordio assoluto ieri sera, hanno sorpreso piacevolmente i tifosi della Nazionale perché sembrano giocare già da veterani consumati nel cuore del campo. In particolare, il centrocampista del Sassuolo classe 1995 non ha mostrato quella tensione che ha dichiarato di aver sentito fin dall’inizio della partita, facendo vedere doti da regista di ottimo livello accanto a un sontuoso Verratti e una capacità di recupero palla non indifferente per un calciatore della sua stazza. Virando il discorso proprio su una stella già affermata al PSG, non era così scontato assistere a un Verratti in versione trascinatore nel nuovo ciclo della Nazionale, forse il migliore in campo sia contro il Portogallo che contro gli USA, mostrando una personalità prorompente oltre a giocate di fino che ormai sorprendono fino a un certo punto.
Alla domanda sul ruolo di leader che il campione abruzzese sembra finalmente rivestire in Nazionale, Verratti risponde così: “Non mi sono mai trovato così bene in Nazionale, sono sincero. Con Mancini si esprimono tutte le qualità al massimo: questa squadra rispecchia il mio modo di vedere il calcio. Ci divertiamo tutti, non solo io. Siamo tutti ‘centrali’ in questo progetto”.
Una breve menzione, infine, la meritano anche gli ottimi esordi dell’italo-tedesco Vincenzo Grifo, capace, in pochi minuti, di sfiorare un gran gol senza sentire più di tanto il peso della numero 10 indosso, e Moise Kean, il primo classe 2000 inserito in Nazionale maggiore e già considerato da molti come la futura stella del nostro attacco.

Più di tutto, quello che continua a stupire della nuova e futuribile Italia di Mancini è la capacità di perseguire con caparbietà la giocata palla a terra fino ai minuti finali, come nel gol di ieri di Politano o in quello di Biraghi contro la Polonia. Il diktat dell’allenatore marchigiano non viene mai accantonato, come dimostra il possesso palla dominante e sempre sopra il 70% qualunque sia il livello dell’avversario di fronte.
Non c’è più spazio per il gioco fatto di improvvisazioni e di fiammate che spesso lasciano il tempo che trovano. In attesa di raggiungere traguardi più importanti, è forse questa la vittoria più bella raggiunta finora da Roberto Mancini, che, in poco tempo, è riuscito a far innamorare nuovamente i milioni di tifosi italiani verso la maglia azzurra.

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