Nations League: nazionale bella ma senza gol, Portogallo in Final Four

Pubblicato il autore: Marco Perrone Segui

Italia – Foto Getty Images© scelta per SuperNews

A 369 giorni di distanza dall’epilogo più triste di sempre della nazionale italiana di calcio sembra non essere cambiato praticamente nulla. Il 13 novembre del 2017 milioni di italiani rimasero attoniti al triplice fischio del signor Antonio Mateu che sancì la mancata qualificazione al Mondiale dopo lo 0-0 di San Siro contro la Svezia. A poco più di un anno di distanza da quel giorno ecco che tornano gli stessi spettri: stesso stadio, stesso risultato (0-0) e ancora una volta una mancata qualificazione. Per carità la Nations League non ha nulla a che vedere con il Mondiale ma la sensazione è di aver perso un’occasione per uscire alla prima occasione utile dal tunnel in cui la nazionale azzurra si è infilata da oltre un anno senza nemmeno rendersene conto.

 

Nazionale: cosa è cambiato rispetto a un anno fa?

Diciamolo, rispetto allo sciagurato playoff del novembre 2017 è cambiato più di qualcosa ma manca ancora la componente più importante, quella che fa veramente la differenza: il risultato.
Ma cosa è cambiato da Ventura a Mancini? Intanto gli uomini. Sono ben sei le novità proposte sabato da Mancini rispetto all’undici titolare schierato da Ventura contro la Svezia. Ed è cambiato anche il modulo. Dal 3-5-2 (proposto quasi d’emergenza dopo il fallimento dell’ambizioso 4-2-4) messo in campo da Ventura nel playoff contro gli scandinavi al 4-3-3 dei “piccoletti” schierato da Mancini contro i lusitani.
Ed è cambiato anche lo stile di gioco con la squadra allenata da Mancini che sembra avere molte più idee e un maggior controllo del campo nei momenti chiave della partita.
Fin qui si direbbe che tutto procede per il meglio ma c’è un dato che appiattisce il lavoro di Mancini portandolo quasi a sfiorare quello di Ventura: il numero di gol realizzati. Così come avveniva nella precedente gestione anche in quella targata Mancini facciamo una grande fatica a mettere la palla in fondo al sacco. E d’altronde, si sa, puoi anche fare il gioco più spettacolare e spumeggiante ma quando ci sono dei punti, una qualificazione, un trofeo in palio quello che conta è fare gol.

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Italia a digiuno di gol: il confronto tra Ventura e Mancini

Sei mesi e otto partite (tra amichevoli e Nations League) sono ormai due ragionevoli parametri per provare a fare il punto sul lavoro di Roberto Mancini con la Nazionale. In questi 8 match sono arrivati 4 pareggi, 2 vittorie e altrettante sconfitte, dati non esaltanti che restano tali anche quando si va a fare il conto dei gol realizzati nelle sfide indicate. Non serve nessun pallottoliere: sono solo 7 (nemmeno una rete a partita). Una penuria di reti che si acuisce nelle gare di Nations League in cui gli azzurri hanno realizzato soltanto due gol, il primo su calcio di rigore in Italia-Polonia (Jorginho), il secondo nei minuti di recupero del ritorno in terra polacca (Biraghi). La media, in questo caso specifico è di 1 gol ogni 2 partite.

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Dati che non si discostano più di tanto se messi a confronto con gli ultimi mesi della gestione Ventura. Dalla sconfitta per 3-0 contro la Spagna fino allo 0-0 del Meazza contro la Svezia, Ventura collezionò 2 sconfitte (Spagna e andata dei playoff in Svezia), due pareggi (ritorno dei playoff contro la Svezia e Macedonia) e due vittorie (Israele e Albania). Il bottino è di tre reti in sei partite da giugno a novembre. Anche qui, come nel caso di Mancini: 1 gol ogni 2 partite.

Ma l’aspetto più preoccupante è quello relativo all’astinenza degli attaccanti dell’Italia. Soffriamo maledettamente la mancanza di un vero bomber d’area di rigore. A testimonianza di questa tesi basta un semplice dato che evidenzia, tra l’altro, la continuità tra la gestione Ventura e quella di Mancini. Nelle 10 partite ufficiali giocate dalla nazionale da giugno 2017 a novembre 2018 (6 di qualificazione ai Mondiali e 4 di Nations League) sono stati siglati 5 gol ma solo uno di questi è stato realizzato da un attaccante (Immobile contro Israele a settembre dello scorso anno). Le altre quattro reti sono state fatte da difensori o da centrocampisti. In questo dato è concentrata tutta la crisi di una nazionale che non potrà rinascere pienamente se prima non riuscirà a trovare la vena realizzativa dei suoi bomber.

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