La debolezza del calcio italiano, che non reagisce al razzismo

Il calcio italiano sta decadendo in maniera virtuosa, si è toccato il fondo ieri, nel posticipo del boxing day tra Inter-Napoli, con i cori di razzismo a Kalidou Koulibaly, e con la morte del tifoso dell'Inter, investito da un Suv, in un agguato a tifosi del Napoli, in trasferta a San Siro. Non si può morire per una partita di calcio, né tanto meno, essere vittime di un sistema di razzismo, goliardia ed ignoranza, negli stadi, dove bisognerebbe solo divertirsi. Invece no, in Italia, ormai da anni, c'è questa tendenza, gli ululati razzisti ai calciatori di colore, che si sentono in pressione, non giocano con la giusta tranquillità, come tori in un'arena, ad essere colpiti da cattiverie gratuite. Senza dignità. Eppure, c'era stata l'idea di sospendere il campionato, dopo questo ennesimo schifo. Koulibaly, ha avuto messaggi di conforto da parte di migliaia di calciatori, da Cristiano Ronaldo, Icardi, la Roma, e tutti i suoi compagni di squadra.  Gravina, circa un mese fa, insieme a Rizzoli, aveva previsto sospensioni delle partite se fossero ancora avvenute manifestazioni razziste. Ma non è così. Il presidente della Figc, ha fatto una promessa da marinaio, che rivela la debolezza del calcio italiano: "se sospendiamo il campionato, la diamo vinta a queste persone", ha detto Gravina. Povero calcio italiano, che brutta fine.

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