Per il Milan un Natale di crisi: tifosi inferociti e Gattuso a rischio

Pubblicato il autore: Davide Visioli Segui


Per il Milan un Natale di crisi: tifosi inferociti e Gattuso a rischio

Mentre la Juventus continua a fare la storia di classifiche, punteggi e primati, guadagnando con l’1-0 sulla Roma il titolo di campione d’inverno con 3 giornate di anticipo, il Milan non sa più vincere.
I rossoneri di Gennaro Gattuso, dopo la battuta d’arresto contro la Fiorentina al Meazza, perdono il posto, scavalcati dalla Lazio di Simone Inzaghi vittoriosa sul Cagliari all’Olimpico.
In piena emergenza infortuni, il Milan è stato superato solo da una prodezza di Federico Chiesa (nome già molto gettonato per un futuro in rossonero), ma a fine partita ha dovuto sostenere anche i fischi di tifosi molto delusi per l’andamento stagionale.
I rossoneri già da dicembre hanno dovuto salutare l’Europa League e sembrano relegati ai margini anche in campionato, anche se la lotta per la qualificazione alla prossima Champions, resta un obiettivo tutt’ora possibile.

Il caso Higuain e un attacco che non segna

Il Pipita Gonzalo Higuàin, la punta di diamante di un mercato estivo promettente, è diventato da diverso tempo un caso. L’argentino ha stabilito suo malgrado un nuovo record estendendo la sua mancanza di gol da 8 partite ripartite tra campionato e coppa, cosa mai avvenuta nella sua esperienza al Napoli e alla Juventus.
Eppure la sfida contro la Viola pareva averlo restituito al pubblico rossonero in condizione. Tra scatti, giocate e ripiegamenti difensivi, l’argentino nel primo tempo ha provato a caricarsi il Milan sulle spalle. Poi nella ripresa, per guai fisici non superati completamente (i problemi alla schiena ancora lo assillano), ha perso brillantezza.
Anche a fine gara, Gattuso lo ha difeso dall’ennesima pioggia di critiche: “Tutta la squadra fatica, non solo Higuain”. E rispondendo al possibile scambio tra lui e Alvaro Morata, ha pronunciato questa frase: “Gonzalo è un giocatore del Milan e finché si allenerà a Milanello tocca a noi aiutarlo a rendere al massimo”.
Ma anche Suso e Cutrone non sembrano più costituire mordente per il Diavolo, costringendo Gattuso a correre ai ripari sul fronte mercato: “Di mercato non voglio parlare. Pensiamo al Natale: lo passeremo a Milanello, ora serve restare lucidi per capire come uscire fuori da questa situazione. Inutile gridare o tirare pugni al muro, bisogna analizzare e capire cosa non va. E poi anche chiudere bene l’anno, con due partite a disposizione. Mettiamoci la faccia e andiamo avanti perché il campionato è lungo”.

L’incredibile escalation di infortuni, come pesante handicap

A rendere la situazione più difficile, l’iperbolica mattanza di infortuni (Caldara, Bonaventura, Biglia, Strinic, Bertolacci, Borini, Conti, su cui si aggiunse in precedenza anche Romagnoli), che ha costretto Gattuso a rinunciare sistematicamente alla sua migliore formazione, cercando rattoppi fuori ruolo inadeguati, denunciando inevitabilmente limiti tecnico-tattici, espressi in modo lapidario dal tecnico: “Siamo in crisi, perchè ci manca qualità”.
In questo senso “Ringhio” ha cercato di raschiare il fondo del barile rispolverando giocatori anche ai margini come Zapata, Josè Mauri e Abate, oppure provando nuove soluzioni con Castillejo, Laxalt e Musacchio, fino agli oggetti misteriosi Halilovic e Montolivo.
Quest’ultimo relegato completamente ai margini, di recente ha palesato la sua insoddisfazione tramite il suo procuratore Giovanni Branchini“La decisione dell’allenatore di non prenderlo in considerazione va rispettata anche se ha oltrepassato i limiti della logica. Non voglio parlare di scorrettezza o mobbing, ma è difficile pensare che Montolivo sia diventato il ventisettesimo calciatore per qualità e affidabilità del Milan”.

Le cifre di un crollo

Per Gattuso perdere a Natale non è una novità. Anche la scorsa stagione, da poco subentrato a Montella (al crepuscolo della breve era cinese), nel match del 23 dicembre, i suoi pagarono dazio a San Siro subendo, uno 0-2 dall’Atalanta. Questa sconfitta ebbe comunque effetti benefici producendo di seguito il grande successo in Coppa Italia nel derby a danno dell’Inter con Cutrone, principio di riscossa del Diavolo sotto la sua gestione. Ma rispetto ad un anno fa, oggi la situazione appare contraria e compromessa.
Il tecnico calabrese vive il suo momento più difficile da quando è al Milan e la squadra essendo specchio dell’allenatore risente della crisi, subendo una preoccupante involuzione.
Ponendo a paragone il primo mese e mezzo di stagione (settembre-ottobre), con il successivo periodo (novembre-dicembre), emergono differenze evidenti: tra settembre e ottobre il Milan di allora le vinse tutte, subendo lo stop solo nel derby con l’Inter. Il Milan attuale invece, ha vinto solo con il Parma (2-1), pareggiando 3 volte e subendo 2 sconfitte entrambe in casa contro Juve e Fiorentina.
La difesa in paragone tra i due periodi temporali subisce pressapoco lo stesso (5 a 6), mentre la differenza emerge nettamente in termini offensivi, dove se nel primo periodo erano ben 13 i gol a referto, ora sono solo 3 nelle ultime 6 gare.
Una carestia di reti che ha fatto precipitare il Milan in questo momento critico.
Ma l’astinenza da gol è solo figlia di una mancanza più grande, quella di costruzione offensiva.
Il Milan attuale arriva al tiro molto meno, rispetto a quello di prima e ciò è foriero di dati allarmanti come quello sulla percezione realizzativa che si è letteralmente crollata da 12,3 a 3,7.

La contestazione dei tifosi e lo spettro di Wenger all’orizzonte

La sconfitta prenatalizia incassata contro la Fiorentina ha lasciato il segno tra il pubblico accorso allo stadio tra fischi e contestazioni di fine gara, ma anche sui social network, aprendo di fatto un processo verso tutte le componenti del Milan, dalla società, all’allenatore, ai giocatori.
Chi più di altri ovviamente è posto nell’altare del sacrificio è proprio “Ringhio” che ora rischia seriamente l’esonero, visti i risultati mancati. Frosinone e Spal in questo ritaglio di fine anno, saranno decisive.
Si parla già di Arsene Wenger (ex Arsenal) e di Roberto Donadoni come possibili sostituti.

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