Supercoppa italiana – Domani la finale più discussa di sempre.

Pubblicato il autore: Mattia Di Battista


Dopo tante polemiche, ci siamo. Tutto pronto per la finale di Supercoppa italiana in programma domani al “King Abdullah Sports City” di Gedda in Arabia Saudita. Alla fine gli interessi economici (com’era prevedibile) hanno prevalso sulle questioni morali e sull’etica dello sport. Grandi parole usate (spesso e volentieri a sproposito) tanto pronunciate nel nostro calcio riguardo ai temi più svariati, ma che in questo caso non hanno retto al richiamo dei petroldollari sauditi.
Dunque la finale di Supercoppa italiana più discussa di sempre, si giocherà regolarmente domani (ore 18, 30 ora italiana) tra la Juventus Campione d’Italia in carica e il Milan finalista in Coppa Italia lo scorso anno. Una scelta discussa e discutibile quella della Lega Calcio quella di scegliere come luogo per la finale di una coppa nazionale in una nazione tanto chiacchierata come l’Arabia Saudita. Un paese tradizionalmente vicino ai paesi occidentali, ma dove la democrazia (con tutti i suoi limiti e le sue contraddizioni) è un concetto ancora sconosciuto e dove potere politico, economico e religioso sono una cosa sola.
Uno stato dove l’Islam Wahhabita è tutto, tanto da influenzare gli aspetti più banali della vita quotidiana. Le libertà individuali, soprattutto per le donne, sono decisamente compresse, ma nell’ultimo anno sta cercando di offrire al mondo l’immagine di una nazione all’avanguardia, grazie al progetto “Vision 20130″ che prevede investimenti per diventare indipendenti dal petrolio, con particolare attenzione al mondo dello sport.
Come già accaduto  per altri eventi sportivi (Formula 1, Formula E, Coppa d’Asia), la finale di Supercoppa italiana 2019 rientra in questo contesto. Le infinite risorse economiche nella penisola arabica hanno ingolosito i vertici del nostro calcio, che avevano già tentato un primo esperimento tre anni fa a Doha nel vicino Qatar e, ancora prima, nella Libia di Gheddafi (2002), negli Stati Uniti (2003) e in Cina (2012, 2015). Stavolta, però, la scelta è diventata da subito impopolare, in particolare dopo la misteriosa morte del giornalista saudita Jamal Al Kashoggi (noto oppositore della monarchia assoluta che regna in Arabia Saudita).
Poi la spinosa questione dei diritti umani, in particolare delle donne, da sempre emarginate dalla vita sociale saudita ha scatenato un forte dibattito, arroventato dalla notizia che le donne avrebbero potuto assistere alla partita solo in settori esclusivamente riservati ad esse. Apriti cielo, il mondo politico ha condannato all’unanimità la scelta della Supercoppa italiana all’estero, al contrario i vertici dello sport e del calcio italiano hanno difeso la loro decisione (per ragioni probabilmente di opportunità), il web si è indignato proponendo il boicottaggio della partite.
Alla fine, però, la partita si giocherà: Juventus e Milan si affrontano per la terza volta in finale di Supercoppa italiana (nei due precedenti, del 2003 e del 2016 si era giocato all’estero) alla conquista del primo titolo della stagione. Non ci resta che vedere quale sarà il verdetto del campo e, soprattutto, se l’indignazione di queste settimane durerà almeno fino al fischio d’inizio. Di certo, però, aldilà di questa vicenda, se è vero che il calcio e i calciatori rappresentano un modello di riferimento sociale non si può più guardare soltanto al mero profitto economico, ma anche al valore sociale che questo sport rappresenta.

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