Liga, polemica Var in Levante-Real Madrid

Pubblicato il autore: Giuseppe Ortu Segui


Esiste la Verguenza de Chamartin. Adesso esiste anche la Verguenza del Ciutat de Valencia. Quelli erano altri tempi, altro calcio, altra situazione politica. Allora si era sotto il franchismo più becero e violento, dove la repressione faceva rima con “facciamo ciò che ci pare a dispetto delle regole“.
Le regole, bella parola. Qualcuno in passato ha detto che “le regole sono state poste per essere violate“. Per il piacere di essere violate. Per il sottile piacere edonistico, narcisistico, di porsi scientemente al di sopra di esse, con totale spregio di ogni regola di comune e pacifica convivenza. La legge del più forte sostanzialmente. La legge che vige dove non c’è legge. Dove le norme valgono, aleatoriamente, a seconda dei soggetti. La legge del far west, dei pistoleri, dei bounty killers; la legge dei boss di quartiere, dove la legalità o illegalità di una condotta dipende da colui che la pone in essere. La Verguenza de Chamartin, il famoso 11-1 di quel Madrid CF – C de F Barcelona (la Spagna di Francisco Franco aveva anche modificato il nome del Club in Club de Futbol Barcelona), con i militari che si presentarono negli spogliatoi dei giocatori blaugrana prima dell’incontro di ritorno di Copa del Rey (andata terminata 3-0 a favore del Barça) con le armi sotto le giacche e non certo per offrire loro tea e pasticcini, è uno degli esempi a cui ci riferivamo utilizzando il termine verguenza, vergogna. Un incontro che segnò, una volta per tutte, lo sbarramento, la linea di confine tra le due entità calcistiche. Quella fu una non partita a cui si deve il vero inizio della rivalità tra Madrid e Barça e il punto di partenza della storia dei Clasicos.

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Ieri abbiamo assistito, direi purtroppo, ad una cosa che rinverdisce il significato della parola verguenza, sul prato di uno stadio di calcio. Lo scenario è stato il cespéd del Ciutat de Valencia, la casa del Levante. La partita: Levante-Real Madrid. Stadio stracolmo di tifosi. In tribuna d’onore i presidenti delle due formazioni. Sul terreno di gioco, oltre ai 22 giocatori, l’arbitro Ignacio Iglesias Villanueva. La partita è andata avanti con entrambe le squadre che cercavano di superarsi nel punteggio e con normali polemiche dovute a interventi sanzionati e/o non sanzionati. Il Levante ha protestato in particolar modo per una entrata da tergo in piena area di rigore sul comandante Morales poco prima di calciare in porta a tu per tu con Courtois, e per la concessione di un calcio di rigore a favore del Madrid per fallo di mano in area di rigore di Bardhi. Rigore convertito in rete da Benzema.
Nella ripresa, dopo che il Levante era riuscito a pareggiare il risultato con rete di Roger Martì, è giunto il momento topico della gara. Un chiaro ed evidente piscinazo di Casemiro su intervento a vuoto di Doukouré sul pallone. Il giocatore granota non ha colpito il pallone, ma nemmeno il numero 14 del Madrid, che invece è crollato a terra come fosse impegnato in una gara olimpica di tuffi dal trampolino di 3 metri. Villanueva ha indicato immediatamente il dischetto. Rigore. Le proteste dei giocatori di casa hanno fatto il paio con il dialogo fitto dell’arbitro con la postazione Var. Ed ecco dove si verifica l’episodio vergognoso. La squadra del Var vede e rivede l’episodio due, tre, quattro volte. Nonostante ciò concede il calcio di rigore al Real Madrid. A vedere le immagini la simulazione è chiara, solare, evidente, cristallina. Dal campo, in presa diretta, è normale e logico sbagliare. Live sembrava penalty. Ma non una volta rivistole immagini. Esse sono impietose. Mentre la squadra del Var si scervellava su come giustificare la concessione di un calcio di rigore da tempi bui del calcio spagnolo, la tv mostrava con innocente candore la ripetizione dell’azione. Un manifesto tuffo di Casemiro. Se Marinetti fu autore del Manifesto sul Futurismo, Casemiro è ora autore del Manifesto su un’altra corrente: il Tuffismo. L’assurdità della situazione è che mentre tutto il mondo ha visto immediatamente la simulazione alla prima ripetizione televisiva, negli stessi istanti gli uomini del Var stavano argomentando di concedere la massima pena.

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I fatti di ieri del Ciutat de Valencia costituiscono un salto nell’oscurità e nell’oscurantismo dei tempi andati. Tempi in cui non esistevano i mezzi di comunicazione che potessero cristallizzare e documentare gli accadimenti. Ciò che è accaduto ieri è una vergogna per lo sport, una macchia per tutti i tifosi, appassionati di calcio, sportivi e professionisti che ogni domenica assiepano le tribune o calcano i terreni erbosi. Ieri il Var ha compiuto un misfatto che danneggia l’immagine tutta del calcio spagnolo, della Liga e del movimento arbitrale iberico. Ieri è stato dato uno schiaffo alla tecnologia, coartata e sottomessa chissà da quale scempio decisionale. Ieri abbiamo assistito alla negazione dell’evidenza in ogni suo aspetto più vero. Con quella decisione si è uccisa la verità, si è accecata la vista ai milioni di spettatori che hanno assistito alla gara. Ieri, mentre tutto il mondo vedeva le immagini alla tv della simulazione di Casemiro, il Var ha processato un’altra volta Galileo perché diceva la verità, costringendolo, nuovamente, all’abiura. Ieri abbiamo assistito ad una nuova Verguenza de Chamartin in versione moderna.

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Che senso ha, oggi, continuare con la farsa del Var? Esso altro non è che l’ennesimo sopruso ai danni dello sfortunato di turno che, in un modo o nell’altro, con le buone o le cattive, deve soccombere. Anche la decisione di rivedere e revisionare certi episodi sì e certi altri no desta sospetti. Perché il Var non è intervenuto per la chiara spinta subita da Morales quando si trovava a tu per tu con Courtois? Allora il risultato verteva sulla parità. E se fosse passato in vantaggio il Levante? O peggio, se avesse vinto?
Sabato 2 marzo si gioca il Clasico al Bernabeu. Il Barça viaggia con un più nove in classifica. Le speranze del Real Madrid a 13 gare dalla fine sono veramente minime. Ma sarebbero state zero se quella gara si fosse giocata con los merengues a meno undici o addirittura a meno dodici. Eh no, non sarebbe stato cortese un simile affronto. Sarebbe stata una mancanza di rispetto che ieri, il Var, non ha voluto assumersi.

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