Rakitskiy, Shevchenko non lo convoca nell’Ucraina: scelta politica?

Pubblicato il autore: Mattia Di Battista

Rakitskiy, la politica entra nel calcio? Grandi polemiche ha scatenato in Ucraina la mancata convocazione in Nazionale del difensore Jaroslav Rakitskiy. Il giocatore, classe 1989, non è stato chiamato dal Commissario Tecnico Andriy Shevchenko e la sua mancata convocazione ha scatenato diverse polemiche e ha dato adito ha diverse voci che vorrebbero tale scelta non dovuta a motivazioni meramente tecniche. Rakitskiy, infatti è una delle colonne dell’Ucraina per la quale ha disputato gli Europei del 2012 e del 2016, totalizzando 44 presenze e 4 reti. Il che ha alimentato diversi sospetti sul fatto che non si trattasse di una scelta tecnica, ma che ci fosse altro. Rakitskiy, infatti, è stato anche una colonna dello Shaktar Donetsk, una delle squadre più blasonate del campionato ucraino, almeno fino allo scorso 29 gennaio, quando ha deciso di accettare l’offerta dello Zenit San Pietroburgo, andando a giocare in Russia. Niente di particolare, fin qui, se non che sarebbe stata proprio questa scelta ad irritare la federazione ucraina. Un irritazione dovuta a questioni politiche che hanno toccato molto l’Ucraina e non solo nell’ambito calcistico. Jaroslav Rakitskiy ha giocato per anni nella squadra di una città come Donetsk (e di una regione ucraina come quella del Donbass) al centro di un contenzioso tra Ucraina e Russia.
La regione del Donbass, infatti, è caratterizzata dalla forte presenza di una comunità russofona che, nel 2014 ha cominciato a chiedere, mediante referendum, di staccarsi dall’Ucraina. Ciò, però, ha scatenato una guerra civile (conosciuta come Guerra del Donbass o Guerra dell’Ucraina Orientale) che si combatte ancora oggi negli Oblast’ di Donetsk, Kharkiv e Luhansk. Ecco perché il trasferimento di Rakitskiy ai russi dello Zenit San Pietroburgo avrebbe portato alla mancata convocazione del giocatore nella rappresentativa ucraina.

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Rakitskiy, che succederà ora?

Per il momento, la Federcalcio ucraina non si è ancora espressa, ma ci sono già alcuni personaggi del calcio ucraino si sono espressi a tal proposito. Il c.t. dell’Under 21 Ruslan Rotan ha commentato: «Il calcio e la politica sono strettamente legati. Per Jaroslav sarà difficile essere convocato, ma penso lo sappia.», ancora più netta la posizione di Fedetski, compagno di Rakitskiy in nazionale, il quale ha definito il passaggio del difensore in Russia «inaccettabile». C’è anche, però, chi lo difende come l’attaccante Oleg Salenko, di origini ucraine ma che ha scelto di giocare con la Russia, diventando capocannoniere a USA ’94. Di certo non sarebbe la prima volta che il calcio si incrocerebbe con delicate questioni politiche. Soltanto la scorsa settimana si commentava quanto accaduto nella semifinale della Coppa d’Asia tra Emirati Arabi e Qatar, vinta 4-0 dai qatarioti in casa degli emiratini. Anche qui, c’è stato un episodio significativo quando i giocatori del Qatar hanno esultato dopo un gol sotto il settore dei tifosi di casa, venendo presi di mira con un fitto lancio di scarpe, segno massimo di disprezzo nella cultura araba. Il Qatar (che poi ha vinto la competizione battendo in finale il Giappone) è da più di un anno oggetto di un embargo da parte di Emirati Arabi, Arabia Saudita, Bahrein e altri Paesi musulmani che lo accusano di finanziare le principali organizzazioni terroristiche islamiche. Potremmo andare avanti con tantissimi esempi, non solo nel calcio, ma basta dire che calcio o sport e politica sono strettamente legati. La semplice verità di Ruslan Rotan.

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