FC Barcelona – Remuntada con il Rayo in vista del Lyon

Pubblicato il autore: Giuseppe Ortu


Il Barcelona ha sbrigato la pratica Rayo con più patemi d’animo di quanto si potesse immaginare alla vigilia. Ieri, nella partita di campionato che precede lo scontro casalingo contro il Lyon valevole per il ritorno degli Ottavi di finale di Champions (0-0 il risultato dell’andata), il Barça è andato sotto nel punteggio. A quel punto, ha prima pareggiato, poi, nel secondo tempo, ha superato e distanziato l’avversario. Il risultato finale, 3-1 con marcature di Raul de Tomas, Piqué, Messi e Suarez, permette ai blaugrana di mantenere a distanza l’Atletico che, nel primo pomeriggio, aveva a sua volta battuto placidamente il Leganés por la minima (1-0 con rete di Saul su calcio di rigore, prima fallito e poi realizzato sulla respinta del portiere). Tra Barcelona e colchoneros rimangono sette i punti che li separano in classifica. Tra le due formazioni manca ancora lo scontro diretto che si giocherà al Camp Nou tra qualche giornata (il 6 di aprile). Dopodiché i giochi per la Liga saranno definitivamente chiusi, o incredibilmente riaperti. Fino a quel momento le due uniche contendenti al titolo di Campione di Spagna continuano a osservarsi dal periscopio a distanza di sicurezza.

La partita di ieri aveva posto, inizialmente, il dilemma se effettuare o meno delle rotazioni. In settimana si era parlato parecchio in città dello scontro di campionato contro il Leganés della scorsa stagione, disputato alla vigilia del ritorno di Champions (disastroso) contro la Roma all’Olimpico. In quella circostanza Valverde era andato alla sfida con tutti gli effettivi, non concedendo riposo né a Messi (che già stava giocando con qualche fastidio fisico), né a Suarez. Il risultato finale della partita di Coppa Europa aveva scatenato molte polemiche a Can Barça. La settimana che ha condotto alla partita contro il Rayo Vallecano di ieri aveva ripescato quel precedente, con sensazioni, analisi e suggerimenti in direzione Valverde su come quel precedente poteva essere letto, interpretato e… sfruttato.

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Nonostante i dibattiti vari intavolati tra i media catalani e tra las carreteres della Ciudad Condal, Valverde ha comunque deciso di scendere in campo con il suo miglior undici, dando riposo inizialmente ai soli Rakitic e Dembélé. Dunque tutti in campo: Messi, Suarez, Busquets, Piqué. Per Dembélé ha giocato Coutinho; al posto di Rakitic è stato recuperato Arthur.

La partita è iniziata con il Barça deciso a chiudere subito la pratica per concedere un po’ di riposo ai suoi attori durante i 90′. Il Rayo ha approcciato la sfida con un intento chiaramente difensivo. Schierato sul terreno di gioco con un ermetico 5-4-1, los de Vallecas hanno chiuso ogni pertugio, sopratutto centrale, ai blaugrana. L’obiettivo dei biancorossi era chiaro. Bloccare gli azulgrana al limite della propria area di rigore, ingolfando corridoi centrali e laterali, e cercare l’immediata e veloce ripartenza a la contra. Così era stato preparato il piano; così è stato messo in pratica. Di fatto, alla prima occasione in cui il Rayo è riuscito a superare la metà campo, è passato in vantaggio. Contropiede fulminante e gran tiro del madridista de Tomas che ha trovato l’angolino alla sinistra di un incolpevole Ter Stegen.

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I padroni di casa hanno ricominciato a macinare gioco, sebbene con minor chispa, intensità y con poca polvora, vale a dire senza molta effettività, e precisione, nelle conclusioni a rete. Un problema, questo, che si sta presentando spesso nelle partite del Barça: grande mole di gioco e scarsa precisione nell’ultimo passaggio e nei tiri in porta.

Dai e dai la rete del pari è giunta su azione da fermo. Calcio di punizione di Messi sul lato corto di destra dell’area raysta e perentorio stacco di testa di Piqué che ha realizzato la rete del pari.

Con l’uno a uno si è aperta anche la ripresa, dove i padroni di casa sono riusciti ad imporsi ad un Rayo che ha messo in campo un impianto di squadra che immeritatamente lo relega nella penultima posizione della classifica. Ma si sa che una liga competitiva come questa Liga propone anche di questi problemi. Un campionato altamente competitivo relega nelle ultime posizioni anche formazioni che in altri campionati europei stazionerebbero in zone meno infide e tormentate della graduatoria.

La rete del sorpasso è giunta su calcio di rigore concesso per atterramento di Semedo in area. Messi, dal dischetto, ha portato i suoi avanti nel punteggio. La terza segnatura porta invece la firma di Suarez al termina di una splendida azione corale in area di rigore avversaria. Gran merito va ascritto anche a Rakitic, da pochissimo entrato in campo al posto di un lento, sonnolento e fischiato Coutinho. Quello di Coutinho è il dilemma di questa stagione barcelonista. Dopo lo scorso campionato, nel quale ha trascinato i compagni al doblete, grazie ad un gioco spumeggiante, veloce, fantasioso e ficcante, oltre ad importanti reti, quest’anno il ragazzo è in piena involuzione tecnico-tattica. C’è, ma non c’è in campo. La sua presenza non incide; non si assume responsabilità o rischi, non si smarca. Sopratutto, non ha più il killer instinct che aveva lo scorso anno. Sono molteplici i suoi errori sotto porta. Anche ieri il brasiliano ha avuto la palla del vantaggio sullo 0-0, ma la sua conclusione, a tu per tu con il portiere avversario, è stata sprecata con un molle tiro finito sul corpo del numero uno in uscita.
Chi, invece, sta rendendo per come ci si attendeva, è Arturo Vidal. Anche ieri è stato uno dei migliori per palloni recuperati, intensità, corsa e agonismo. Un elemento che sebbene faccia storcere il naso a gran parte del barcelonismo, sopratutto quando lo vede scendere in campo da titolare, è di una importanza fondamentale in questa squadra per ciò che riesce a portare alla causa comune. Un giocatore, il cileno, che non ha l’eguale in rosa. Un unicum che permette di dare quel tocco di furore agonistico e di rozzo istinto primordiale, ad una formazione che fa del tocco e della raffinatezza il suo patrimonio genetico. Un giocatore, per intenderci, che lo scorso anno all’olimpico di Roma avrebbe fatto enormemente comodo.

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