Claudio Ranieri : ubi maior minor cessat

Pubblicato il autore: Fabio Faiola Segui

Bisogna fare pubblica ammenda e scusarsi, almeno per quanto mi riguarda, nei confronti di Claudio Ranieri. Quando Di Francesco venne esonerato, fui molto scettico sull’ arrivo del tecnico romano, non per le sue indiscusse capacità, ma per il semplice fatto che avesse poco tempo a disposizione per dare un’impronta alla squadra e che sarebbe stato meglio finire la stagione con il tecnico abruzzese . Inoltre il suo cammino al Fulham era spaventoso: con tre vittorie, tre pareggi e ben 10 sconfitte, dove anche lì, subentrò a metà novembre,  per cercare di salvare una squadra che lui non aveva costruito dall’ inizio. La sua prima partita sulla panchina giallorossa fu contro l’Empoli e, in quell’ occasione, la Roma ebbe molta fortuna a vincere 2 a 1 , spuntandola nonostante gli assalti finali dell’Empoli più tonico, che  giocò in superiorità numerica per l’espulsione di Florenzi all’80mo. Poi ci fu la catastrofe di Ferrara, dove la Roma risultò non pervenuta con una prestazione imbarazzante. Gli spallini sembravano la Roma e la Roma la Spal. Successivamente toccò subire la disfatta casalinga contro il Napoli di Ancelotti, dove i gladiatori mostrarono tutti i loro limiti tecnici e di gruppo, con una difesa mortificante e il portiere Olsen ci mise del suo a renderla ancora più amara. Il primo segnale di risveglio avvenne nel turno infrasettimanale contro la Fiorentina, in cui la Roma fu costretta ad un doppio recupero(2 a 2) per smuovere la classifica, anche se, per onore di cronaca, il gioco apparve poco brillante. La prima vittoria abbastanza convincente , dove già si cominciava a vedere l’imprinting del mister fu al Marassi di Genova contro la Sampdoria di Giampaolo, che in quel periodo era una diretta concorrente per un posto in Europa. La spuntò Ranieri grazie al goal di De Rossi, con una prova convincente da squadra unita e compatta, seppure, ad onor del vero,
i blucerchiati avrebbero meritato il pareggio.
Nella 32ma giornata la Roma battè l’Udinese di Igor Tudor,  di misura(1 a 0), ma comunque la vittoria fu abbastanza legittimata nonostante alcune azioni pericolose dei friulani.  A San Siro, invece, contro l’ Inter , dove molti pensavano ad una sconfitta dei lupi alla vigilia, Il Mister Ranieri, con una tattica molto accorta ed efficace, riuscì ad imbrigliare Spalletti e a tenere il vantaggio di El Shaarawy fino al 61mo, quando Perisic segnò il giusto pareggio. Addirittura sfiorò il”goal vittoria” nel finale che, solo per un intervento strepitoso  di Handanovic su Kolarov, i giallorossi non segnarono. Nell’ ultima partita invece, possiamo dire che è stata persuasiva dall’ inizio alla fine contro un Cagliari in buona salute, reduce da una striscia  di quattro vittorie , un pareggio e una sconfitta. Il 3 a 0(Fazio-Pastore-Kolarov) finale non lascia alcun dubbio sulla prestazione capitolina, dove anche il redivivo Pastore, autore del secondo goal, di ottima fattura, è rinvigorito dalla cura Ranieri. Adesso, conti alla mano, nelle ultime 4 giornate(Genoa-Juventus-Sassuolo-Parma), secondo il ruolino di marcia da rispettare del Mister , portando a casa 12 punti, significherebbe un posto sicuro in Europa League ma anche, al 99%,  quello in Champions e quindi maggiori introiti per la stagione futura.
Ora, se dovesse arrivare o meno Antonio Conte( questo lo sapremo solo a fine stagione), i tifosi e la società dovranno, come stanno già facendo, stringersi attorno al tecnico e ai calciatori, perché un Ranieri così incisivo e decisivo, non potrebbe che fare bene anche nel prossimo campionato. I meriti del tecnico testaccino sono senza dubbio il recupero del faraone tornato  quasi ai suoi livelli spallettiani. Inoltre egli ha avuto polso e coraggio, cosa che purtroppo mancò a Di Francesco nell’avvicendamento fra Olsen e Mirante che, mi duole dirlo, il primo dava segnali di insicurezza a tutto il reparto difensivo, pur alternando parate eccezionali a papere memorabili, dovute anche probabilmente al suo mancato adattamento al campionato italiano, completamente diverso da quelli da lui frequentati in precedenza( Grecia, Svezia e Danimarca) . Poiché in Italia ci sono tra i migliori portieri al mondo, ancora non siamo riusciti a capire il motivo di quella scelta azzardata o meglio una scommessa che per ora sembra persa ma, mai dire mai, perché a Roma tutto può succedere,anche i miracoli. L’altro merito è il recupero di Pastore e soprattutto della serenità all’ interno dello spogliatoio. Grazie Mr!

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