FC Barcelona – Messi, il Papa e Marca

Pubblicato il autore: Giuseppe Ortu


Leo Messi in queste ore è assurto agli onori della cronaca non solo per le sue prodezze calcistiche, ma anche perché è stato oggetto di una curiosa intervista che Papa Francesco ha concesso questa domenica al collega Jordi Evole per il programma Salvados. Alla domanda se l’accostamento di Messi a Dio, attraverso l’apellido D10S, con il quale è solito essere chiamato da stampa e tifosi giocando con il suo numero di maglia, sia sacrilego, il Santo Padre ha risposto con un chiaro “Yo no lo creo (io non lo credo). In teoria è un sacrilegio, pero io non lo credo”. Francesco è entrato così più nello specifico, sostenendo che “La gente suole riferirsi a Dio come per dire Ti Amo, sono espressioni della gente. Messi è un Dio con la palla en la cancha, nel campo di calcio. Dà piacere vedere come gioca”.

In effetti Leo Messi è il centro di un universo parallelo, l’Universo Messi. Niente e nessuno è come lui. Potranno esserci calciatori più social, più edonisti, più narcisisti certamente (il riferimento a Cristiano Ronaldo e Ibrahimovic non è puramente casuale), ma sul campo, nel cespéd, en la cancha, Leo Messi, il D10S, è l’unico. Nessun giocatore ha le sue qualità, le sue capacità. Ronaldo è uno straordinario striker, un bomber d’aria di rigore eccezionale certamente. Ma il suo habitat naturale è l’area di rigore. Quel rettangolo di 16 metri è la sua casa. Se lo estrai da lì e lo metti altrove, a centrocampo per esempio, nella trequarti, annaspa e si dibatte come un pesciolino alla disperata ricerca di acqua. Idem dicasi dello svedese. Giocatori nati per essere serviti e per sfruttare il gioco da altri creato. Finalizzatori.

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Messi è tutt’altro. Messi è la personificazione del calcio. E’ il Calcio inteso come massima espressione di una disciplina che unisce intelligenza, capacità tecniche, fisiche, fantasia e genio. Ovunque lo metti, Messi da il meglio di sé. In area di rigore, nella trequarti, a centrocampo. Non è raro vederlo rientrare in difesa come un gregario qualsiasi inseguendo l’avversario e strappargli via il pallone come un buon mediano tutta grinta e muscoli. Segna quanto Ronaldo, ma è tanto, tanto di più. Scorrazza per il campo creando, servendo i compagni, facendo segnare chi sta intorno a lui e inventando magie che solo lui può, non solo mettere in pratica, ma anche pensare. All’età di 31 anni si muove sempre come quel bambino che superava avversari molto più grandi di lui (in età, non solo in statura) dei primi calci al pallone e del primo provino fatto al Barça. Non per nulla i grandi campioni del passato, oltre ai grandi allenatori, prenderebbero sempre lui nella sfida senza tempo tra l’argentino e il portoghese.

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In tutto questo anche Marca ha fatto sentire la sua voce. Non per nulla di così elevato come le parole del Santo Padre, ma per qualcosa di più maligno e malizioso. Piccole beghe da retrobottega. Il quotidiano di Madrid, notoriamente molto vicino alle cose del Madrid, e organo ufficiale nell’assegnazione delle reti in Liga, non ha perso occasione per negare uno dei due goals che D10S ha realizzato contro l’Espanyol nella giornata di sabato. La prima rete, quella meravigliosa punizione con annessa vaselina sopra la barriera, gli è stata negata dal quotidiano che assegna il Pichici nonostante nel referto arbitrale la paternità della rete sia stata attribuita al 10 blaugrana. Marca, invece, contrariamente a Del Cerro Grande, ha assegnato l’autogoal al perico Victor Sanchez perché sulla linea di porta l’espanyolense ha toccato il pallone di testa. Una decisione quanto meno strana posto che la regola nell’attribuzione delle reti è quella di assegnare sempre la marcatura a colui che effettua il tiro purché la traiettoria sia indirizzata in porta, poco importando se il portiere viene irrimediabilmente spiazzato dalla deviazione. La decisione di Marca, che togliendo il primo goal a Messi lo fa scendere a quota 30, contro i 31 effettivamente segnati, potrebbe creare un curioso precedente. Ricordiamo che questa è la seconda rete che il quotidiano di Madrid toglie all’argentino nel corso della sua carriera, mentre ne assegna uno in più a Cristiano Ronaldo. Strani casi della vita.

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