“Bella Zio”, un romanzo che racconta la storia di Beppe Bergomi

Pubblicato il autore: Morgana Corti Segui


È Conosciuto da tutti come lo “Zio” grazie a quei baffi che portava da giovane. A soli 18 anni ha vinto un Mondiale contro la Germania Ovest ( sì, era ancora divisa nei primi anni Ottanta), ha giocato con grandi campioni dal calibro di Rummenigge, Ronaldo, Baresi, Altobelli, Zenga, Ferri ed ha vestito un’unica maglia neroazzurra fino alla fine della sua carriera.

Stiamo parlando di Beppe Bergomi e del suo romanzo “Bella Zio” scritto da Andrea Vitali e dallo psicologo sportivo Samuele Robbioni. Il titolo del libro ha dato il nome anche alla serata organizzata dall’associazione Sport Inzago che ha chiuso così la stagione dedicata all’iniziativa Parole di Sport.

Gli inizi, un breve passato al Milan e la sua lunga carriera all’Inter

Beppe Bergomi è stato la colonna portante dell’Inter dagli anni Ottanta fino al 1999, anno in cui arrivò in panchina Marcello Lippi. Bergomi è stato un difensore di stampo antico, capace di giocare in ogni ruolo della difesa: da terzino a libero, ma in realtà il suo approccio nel mondo del calcio non è stato affatto semplice. A soli 11 anni viene notato dalle giovanili del Milan e per lui cresciuto in una famiglia milanista era un sogno che si realizzava: la sua avventura tra le file rossonere dura poco meno di tre mesi, viene bloccato a causa di reumatismi nel sangue e viene lasciato a casa dalla società milanista. Ritornò a giocare nella Settalese, squadra del proprio paese e dopo soli due anni venne notato dagli osservatori dell’Inter ed in pochissimo tempo fu tesserato per la società neroazzurra, l’unica in tutta la sua carriera da professionista.
Queste informazioni sono note a tutti, la cosa che più mi colpisce è la semplicità di questo grande campione che, mentre risponde alle domande di Facchetti raccontando gli aneddoti sulla sua carriera, mostra in maniera trasparente i valori che lo caratterizzano: lealtà, la famiglia, la determinazione e l’amicizia.

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Il libro, la famiglia e la nuova avventura in televisione.

Dopo 20 anni dal suo ritiro dal mondo del calcio giocato Bergomi ha avuto l’opportunità di diventare commentatore e opinionista di Sky, dove fa coppia con Fabio Caressa, qui ha incontrato numerosi giornalisti che volevano parlare della sua storia, della sua carriera: “Io un libro autobiografico non l’ho mai voluto scrivere, ho sempre pensato che per sapere chi è Bergomi basti andare su internet e li si trova tutto”. A convincerlo è stato Samuele Robbioni, con il quale ha lavorato nel settore giovanile del Como, gli ha presentato Andrea Vitali che gli ha fatto una proposta diversa dal solito: raccontare i suoi primi passi nel mondo del calcio, tra oratorio e partitelle in mezzo alla strada fino alla finale Mondiale del 1982, mostrando il percorso che lo ha portato a diventare l’uomo che è oggi.
Alla domanda posta da Gianfelice Facchetti su com’è stata la sua infanzia, Beppe Bergomi si è emozionato ed ha parlato di quei momenti: “È stata un’infanzia bella e lo devo ai miei genitori. Mio papà era sempre in giro sulle macchine, faceva autonoleggio e quando non era in giro era nell’autofficina con mia mamma che cuciva e nel frattempo dava la benzina. Devo dire che ho avuto un’infanzia felice passata tra oratorio e pallone sempre in mano”. Poi a 16 la perdita del padre proprio mentre era in ritiro a Lipsia con la Nazionale Juniores, un duro colpo ma la sua fortuna è stata quella di avere accanto la mamma, lo zio e suo fratello che lo hanno supportato e aiutato. Proprio a Lipsia esordirà con la Nazionale Maggiore, quasi una chiusura del cerchio iniziata due anni prima e conclusa con la vittoria del Mondiale in Spagna nel 1982, dove era partito da riserva della riserva.

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Durante l’incontro è intervenuto spesso anche Samuele Robbioni che ha sottolineato come ” Beppe è un uomo coerente e l’ha dimostrato durante tutta la sua carriera calcistica e tutt’ora da commentatore, lavorare nel settore giovanile vuol dire essere coerenti sempre con quello che si fa perché basta un’errore che i bambini si ricordano di quella cosa. Bisogna imparare anche ad imparare dagli errori, non esistono giocatori sbagliati ma bensì giocatori che possono sbagliare, dobbiamo imparare ad avere consapevolezza dell’errore.” lo psicologo ha poi continuato parlando anche di un aneddoto con un altro grande giocatore dell’Inter Ivan Cordoba ” Spesso noi utilizziamo il termine ambizione come qualcosa di negativo e questo me l’ha fatto notare Cordoba, il termine ambizione in realtà è positivo significa avere un sogno e cercare di realizzarlo per centrare un obiettivo. Dobbiamo insegnare ai nostri ragazzi ad essere consapevoli delle proprie capacità e bisogna capire che i limiti possono crescere con noi”.

Concludo così il resoconto dell’evento con una citazione del libro dello “Zio Bergomi” : alla meta non ci si arriva mai da soli, e alla fine scopri che l’obiettivo di squadra valorizza anche il tuo obiettivo individuale.

Una sintesi perfetta di quello che è la conclusione della serata e del libro, un ragazzino di 18 anni che marca il “terribile” Rummenigge ed entra nella storia in una serata perfetta, che ha regalato grandi emozioni agli italiani ed  ancora oggi il ricordo di quei momenti  emoziona gli appassionati di calcio.
Il resto è storia. Una storia magnifica che ormai conoscono tutti.

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