FC Barcelona – Basta Comparazioni con Messi

Pubblicato il autore: Giuseppe Ortu

Lionel Messi Barcellona

Ieri notte, dopo la semifinale contro il Liverpool, Balotelli, il controverso giocatore dell’Olympique Marsiglia, ha postato un messaggio nelle sue reti sociali dove si è schierato apertamente dalla parte di Messi nell’ormai stancante e stucchevole gioco di paragone con Cristiano Ronaldo. Quella del giocatore italiano è stata una preghiera, un appello più che un messaggio. “Per il bene del calcio per favore non paragonatelo più al 7 della Juve”. Questo il testo del post del giocatore di colore sovrascritto su un selfie sul cui sfondo campeggiano le immagini dei festeggiamenti dell’argentino dopo la rete del 3-0, l’opera d’arte su punizione.

Questo arguto messaggio ci dà l’assist (a proposito) per aprire delle considerazioni sul campione, genio, D10S argentino. Ci sono ancora Paesi dove è diffusa l’idea che Maradona sia più forte di Leo Messi. Stiamo parlando di Argentina e Italia. Come possa girare ancora una voce del genere dopo tutto quello che il Diez del Barça ha mostrato al mondo intero in 14 anni di carriera veramente è un mistero degno delle migliori rocambolesche fughe di Houdini dalle sue catene apparentemente inestricabili.

La grandezza di un giocatore la si valuta non da un singolo episodio, ma dalla durata di una intera carriera, e da quanto in essa ha mostrato e conquistato. Tutti possono essere in grado di mettere a segno un punto alla Federer (può capitare). La differenza è che Federer è così in ogni punto di ogni game, di ogni set, di ogni stramaledetta partita (per giocare con il titolo di un famoso film sportivo). Maradona è famoso per quella partita contro l’Inghilterra e quel titolo mondiale conquistato con l’Argentina. In patria, e anche in Italia dove ha giocato con la maglia del Napoli, ripetono lo stesso lento, stanco, consunto ritornello, ormai divenuto un cliché, una clausola di stile. Messi non ha vinto il mondiale, Maradona sì. Tutto il ragionamento si basa sopratutto su quella partita contro l’Inghilterra. Ce la ricordiamo quella gara vero? Un goal di mano, e una rete meravigliosa, pazza, insensata che, tuttavia, non è mai più riuscito a ripetere su un campo di calcio. Un goal unico e irripetibile. Che infatti mai più da Maradona fu ripetuto. Perché quella rete che lo ha portato agli onori della cronaca è stato frutto di una serie di irripetibili circostanze di straordinaria bravura, ingenuità e inconsistenza degli avversari. Un caso appunto. Per fare un esempio, anche Totò Schillaci fu capace di diventare capocannoniere di un mondiale. Mai più ripetuto. Un caso, appunto. Un allineamento di stelle e pianeti in un dato momento per una coincidenza cosmica. Anche Messi, tra l’altro, ha realizzato una rete assolutamente identica a quella maradoniana; in campionato contro il Getafe.

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Non ha mai vinto un mondiale. Vero. Ma vogliamo forse paragonare l’Argentina dell’86 con quella in cui gioca oggi Leo? Elementi come Valdano, Burruchaga, Olarticoechea, Batista, Ruggeri. Tutti giocatori veri, forti, dall’alma argentina con garra, orgoglio e sangre caliente nelle vene. Gente che non tirava mai indietro la gamba e che dava l’anima per la propria squadra. L’Argentina di oggi è composta da calciatori di bassa levatura che non sopperiscono alle loro mancanze tecniche con lo spirito battagliero di quei giocatori. L’Argentina di oggi è una formazione senza difesa e centrocampo, con un attacco forte costituito però da elementi che non mettono in campo lo spirito battagliero dei loro predecessori.

La carriera di un giocatore va valutata non in una singola gara o un torneo breve come una Coppa del Mondo (l’esempio di Schillaci è ancora qui a esemplificare il concetto) o anche una stagione. Anche Sammer ha conquistato un Pallone d’Oro d’altronde! No signori, il valore, la grandezza di un calciatore va valutata nel corso di una intera carriera. La domanda che dobbiamo porci è: per quanto tempo un calciatore è rimasto al top?
Messi ha esordito nel 2004-05 e in quattordici anni è sempre rimasto al top. In questo tempo Leo ha vinto 10 Ligas (8 delle ultime 11), 4 Champions, 3 Mondiali per Club, 6 Copas del Rey, 8 Supercoppe d’Espana, 3 Supecoppe d’Europa, 1 Campionato del Mondo Under 20, 16 volte capocannoniere tra Liga, Champions, Copa del Rey e Supercoppa d’Espana. Nel suo palmares ci sono 5 Palloni d’Oro (il sesto è in viaggio) e 5 Scarpe d’Oro. Da 10 anni consecutivi mette a segno più di 40 reti a stagione e con la doppietta di ieri notte, la terza consecutiva in questa fase ad eliminazione diretta (doppietta negli Ottavi, Quarti e Semifinali) ha raggiunto la cifra di 600 reti. E’ anche Pichici della Liga e della Champions in corso, rispettivamente con 34 e 12 reti.
Maradona dopo il titolo conquistato in Argentina nel 1981 con il Boca e la parentesi blaugrana, che gli ha portato in dote una Copa del Rey e una Supercoppa d’Espana, si è trasferito a Napoli nell’84-85 dove ha vinto due scudetti, due titoli di capocannoniere, una Coppa Uefa, una Coppa Italia, una Supercoppa Italiana e il Mondiale nell’86. Nel Napoli Hamsik lo ha superato nelle reti realizzate con la formazione azzurra nelle stagioni passate, e l’ultima settimana anche Mertens ha raggiunto l’argentino nelle marcature con il Napoli. El pelusa è stato al top della carriera sostanzialmente per quattro anni consecutivi, dal 1986 al 1990, sebbene il suo bottino personale sia estremamente leggero nello stesso periodo preso in esame. E non vale nemmeno l’obiezione che nel Napoli vincesse da solo, giacché quella squadra era formata da fior di campioni; gente del calibro di Careca, Alemao, Ferrara, De Napoli, Mauro. Maradona era capace di realizzare cose straordinarie, ma non era certo la costanza di rendimento la sua arma migliore. Per essere il migliore devi esserlo in tutti i novanta minuti, di tutte le gare, di tutte le competizioni. Ha detto bene una volta Menotti. “Messi è Maradona tutti i giorni”.
I numeri, i titoli e i traguardi conquistati parlano da soli su quali dei due calciatori possa essere definito superiore all’altro al di là di piccole beghe di campanile, valide solo per discussioni tra ultras.

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Il discorso su Ronaldo è di altro tipo, invece. Il portoghese è uno straordinario bomber. E’ un grandissimo giocatore di calcio, non un genio del calcio. Messi crea, si sacrifica, torna in difesa, segna e fa segnare. Segna quanto Ronaldo, ma è molto di più. E’ poesia pura che concede ai suoi adepti con generosità. E’ il Sommo Sacerdote del Calcio. Ronaldo è invece un attaccante d’aria di rigore che sfrutta il gioco altrui per segnare. Ronaldo è pura forza fisica e muscolare. E’ potenza. Messi è genialità, capacità infinite di prendere palla in difesa e andare a segnare dopo aver dribblato la squadra avversaria come più volte nella sua carriera ha fatto.
Dopo oggi, dopo l’ennesima magia, dopo quanto ha dimostrato in campo (e fuori) nel corso di più di 10 anni sempre al top, è ora di dire Basta ai confronti. Leo è unico, imparagonabile. Leo è il più forte giocatore della storia della storia del calcio.

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