Quegli insulti all’arbitro donna

Pubblicato il autore: Cecilia Alfier Segui

Pubblico questa storia con colpevole ritardo, perché la riflessione non si spenga. Lo scorso ventidue maggio il mondo del calcio giovanile ha dato il peggio di sé, per giunta in Veneto, che è la mia regione.  Durante la partita del torneo Giovanissimi, memorial Gianni Soanna, fra Trepoli e Miranese, l’arbitro è stato vittima di insulti sessisti. Era una donna, Giulia Nicastro, ventidue anni (molti giornali la segnalano come fidanzata di Stefano Mereo, attaccante del Palermo, ma non mi sembra importante). Un gruppo di genitori l’avrebbe invitata più volte a prostituirsi, fin quando un ragazzino di quattordici anni si è abbassato i pantaloncini davanti a lei, continuando a insultarla. Ma Giulia, dopo aver ricevuto molte manifestazioni di solidarietà soprattutto dal Palermo Calcio, non si è fermata: ha ricominciato ad arbitrare dopo soli quattro giorni. Solidarietà anche da parte del Consiglio Regionale del Veneto, attraverso le parole del consigliere Roberto Ciambetti, che l’ha esortata a seguire la sua passione. Il consigliere ha definito questi comportamenti come estranei alla cultura veneta.

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La squalifica

Per il ragazzino la giustizia sportiva ha fatto il suo corso. Il giudice sportivo del comitato regionale veneto gli ha imposto un anno di squalifica, che potrebbe dimezzarsi a sei mesi se il ragazzino accetterà di sottoporsi a un percorso rieducativo. La sanzione prevede anche il divieto di accedere agli impianti sportivi dove si svolgono partite amichevoli, della Figc. Nonostante ciò, la sanzione è stata giudicata troppo blanda dalla Figc stessa. Sarà il Presidente della Federcalcio, Gabriele Gravina, ad impugnare la sentenza presso la Corte Federale d’Appello. La società di Trepoli, invece, non presenterà ricorso. “Non bisogna emarginare i ragazzini” dice il presidente Renzo Mavaracchio “Bisogna solo far loro capire quando sbagliano”. Inoltre, il ragazzo sarà seguito da uno psicologo regionale della Federcalcio.
Inutile dire che il problema sono i genitori, ma non si può attribuire loro tutta la colpa.

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