FC Barcelona - Analisi di una sconfitta

Di chi è la responsabilità di questo scempio? Dei giocatori, della guida tecnica, della directiva? Da quando Guardiola ha lasciato, la squadra ha, piano piano, prima in maniera impercettibile, poi sempre più evidente, iniziato a disgregarsi, ad arrotolarsi su se stessa, perdendo tutte quelle caratteristiche che l'avevano fatta assurgere a modello del calcio mondiale, a squadra utopistica, come il modello di democrazia dell'antica Grecia. Grande compattezza della squadra, giocatori e reparti vicini gli uni agli altri, velocità di esecuzione dei movimenti, tocchi di prima, massimo di seconda, movimento perpetuo di tutti i calciatori sul terreno di gioco per permettere al portatore di palla sempre multiple soluzioni di gioco, pressing portato non da un singolo elemento o da un reparto, ma da tutta la squadra al fine di accorciare in avanti e rubare palla sin dalla trequarti offensiva. Con Pep non correvano i giocatori, correva la palla. Nessuno portava il pallone attendendo lo smarcamento degli attaccanti; la sfera girava a ritmo vertiginoso da una parte all'altra, prima in orizzontale e poi in verticale perché i tagli dei giocatori permettevano sempre lo scarico veloce e sicuro. Chi effettuava il passaggio non si fermava come se avesse completato il suo compito, ma si proponeva per ricevere nuovamente e scambiare con altri compagni.
Di tutto questo, del guardiolismo, del gioco totale e del cruyffismo, oggi non c'è più niente nel FC Barcelona. I blaugrana sono diventati dei giocatori lenti, compassati, con poca voglia di giocare, o peggio ancora, con scarsa intelligenza calcistica, quasi fossero invecchiati di colpo con la fine dell'Utopia del Pep. Fisicamente sono belli asciutti, pieni di muscoli e floridi, ma a vederli giocare sembrerebbe di vedere in loro dei tranquilli, pasciuti (con tanto di pancia) impiegati statali che al termine del loro comodo lavoro lezioso, lento, sonnolento e noioso, scendono in campo per fare una sgambata. Nulla più. Il rischio, oltretutto, è anche quello di rovinare giocatori che hanno nelle loro corde quello spirito originale. Come De Jong, che a differenza dei suoi compagni è stato l'unico a giocare a uno-due tocchi. Per quanto tempo ancora? Sarà De Jong a trasformare Valverde o sarà il tecnico a rovinare l'olandese? Non per nulla l'ex Ajax aveva subito messo in evidenza, dalle primissime uscite, le differenze tra Ten Hag e Valverde, l'Ajax e il Barça, contestando il mancato recupero immediato del pallone e la scarsa velocità della manovra.
Le partite e i trofei non si vincono per il nome che si porta, ma per ciò che esprimi sul campo. E anche un avversario inferiore può battere il più forte se gioca seriamente. E non basta, come fa il Barça in Champions, giocare una gara su due per vedere alzare la orejona. Ed è proprio per questo sonnolento, comodo e tranquillo tran-tran che nascono le partite di Torino, Parigi, Roma, Liverpool, Bilbao.
Da Guardiola in poi, passando prima per Tito, il Tata, Lucho e ora il Txingurri, la squadra ha perso la sua anima e identità, creando un pericoloso effetto memoria sulle stagioni immediatamente precedenti. Così sembra di giocare sempre alla stessa maniera senza rendersi conto che tra la formazione di Guardiola e quella di Valverde, ma anche quella di Luis Enrique, l'unica nota in comune è lo stadio in cui si gioca. Per recuperare ciò che si è perso bisogna resettare tutto e ripartire dall'ultimo Guardiola. Se giocatori, allenatore, directiva non sono in grado di farlo che si facciano da parte. Il barcelonismo merita ben altro che questo brodino malamente riscaldato.