Il FC Barcelona apre la Liga con una sconfitta

Pubblicato il autore: Giuseppe Ortu Segui


Il FC Barcelona di Valverde inizia la Liga con una sconfitta sul campo dell’Athletic Club di Garritano, che vince la sfida con il suo collega senza se e senza ma. La rete della vittoria rojiblanca porta la firma di Aduriz, che all’88’, con una spettacolare semirovesciata volante, batte Ter Stegen e consegna ai suoi i primi tre punti della stagione.
Dall’altra parte Valverde deve già interrogarsi sui problemi della sua squadra. La formazione blaugrana, oggi con la maglia amarilla con banda diagonale blaugrana, come da disegno originale della Monthalt anni ’70, è apparsa in chiara confusione. Il gioco è stato lento, arraffazzonato, impreciso. I giocatori sono apparsi confusi sin dalle prime battute, attaccati e messi in difficoltà da un Athletic aggressivo e arrembante nelle giocate di pressing. Al Barça è mancata calma, paradossalmente tecnica, e distanze. Si sono osservate giocate con il pallone sollevato sopra le teste dei giocatori, invece che rasoterra, per la precipitazione dovuta al pressing portato alto dall’Athletic, oltre a distanze eccessivamente elevate tra i calciatori azulgrana. Le azioni sono apparse così improvvisate e casuali, non frutto di un calmo lavoro di programmazione in allenamento. In questo marasma tattico in cui ha giocato il Barça, l’Athletic è andato a nozze, mettendo la sfida più sul piano fisico che su quello squisitamente tecnico. Con le distanze errate da parte dei giocatori del Barcelona, con troppo campo tra gli uni e gli altri, gli uomini di Valverde sono sempre stati costretti a portare troppo la palla invece che giocarla velocemente con passaggi brevi e veloci di prima. Questo lo puoi fare solo restando vicini, non se tra l’uno e l’altro si sommano metri e metri. Di conseguenza la manovra è stata lenta e prevedibile, e il pallone spesso sporcato dal pressing avversario. Questa notte del Barça delle meraviglie non c’era assolutamente niente. E’ parsa una normalissima squadra con evidenzi limiti di gioco. Una volta superato il centrocampo basco, gli uomini di Valverde si sono scontrati anche con il poco movimento senza palla degli attaccanti in maglia amarilla. Restando fermi nelle proprie posizioni, la difesa di casa ha avuto il compito agevolato nella marcatura. Viceversa i portatori di palla hanno dovuto cercare un aggiramento per vie orizzontali della difesa biancorossa in attesa di qualche movimento a tagliare che aprisse qualche spiraglio nella difesa dell’Athletic, sempre ben posizionata. La serata poco felice di elementi come Dembélé (una delle sue peggiori partite da quando è a Barcelona), complice anche l’infortunio nel corso del primo tempo di Suarez, non hanno certo reso più semplice il compito del Barcelona in chiave offensiva. Il Barça ha dato la spiacevole impressione di essere un cantiere aperto, e una squadra con un allenatore nuovo che ancora non conosce i giocatori. Una formazione che affronta la terza stagione con il medesimo tecnico in panchina dovrebbe giocare a memoria, con movimenti, schemi, idee ormai cristallizzate e eseguibili a occhi chiusi. Ciò che si è notato questa notte, invece, è stato tutto il contrario. Il tecnico extremeno inizia laddove aveva lasciato la scorsa stagione: con una brutta figura, una sconfitta dolorosa, e una immagine da squadra in disarmo. A questa formazione servono goal, pressing, recupero immediato della palla quando viene persa, velocità di esecuzione, gioco di prima, tagli e movimenti senza palla, oltre ad una propensione ad andare sempre in avanti, mai indietro, anche quando si deve difendere. Ma sopratutto serve un allenatore da Barça, che diriga la squadra con sicurezza e infonda calma e serenità ai suoi uomini, che sia in grado di gestire le pressioni e non trasformare le stesse in paure e insicurezze. Al Barça serve un allenatore da FC Barcelona che perpetui lo stile di gioco blaugrana, non un allenatore medio capace di rovinare anche l’eredità culturale di un club. Il gioco del FC Barcelona, l’Estilo Barça, non c’è più. Siamo solo alla prima giornata, e se il buongiorno si vede dal mattino… c’è poco di cui rallegrarsi.

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