FC Barcelona – Il problema Valverde

Pubblicato il autore: Giuseppe Ortu Segui


Dopo le prime gare ufficiali di inizio stagione del nuovo FC Barcelona, iniziano a sorgere i primi dubbi sulle capacità tecniche e gestionali dell’allenatore blaugrana in merito ad alcuni giocatori. De Jong è la cartina di tornasole della confusione che da tempo affligge il tecnico extremeno. Il calciatore olandese è passato ad essere il faro e l’anima dell’Ajax e della nazionale Orange, a quasi un oggetto misterioso nel Barça. La centralità che il ragazzo ha nella nazionale e che aveva nella sua vecchia squadra di club, non è la medesima qui nella formazione blaugrana. C’è di peggio. Nelle prime uscite stagionali, giocate sotto ritmo dalla squadra, il numero 21 era stato uno dei pochi a toccare la palla di prima o al massimo con due tocchi. Proveniva da una formazione che faceva, infatti, della velocità e del movimento senza palla, oltreché del pressing per il recupero immediato del pallone, uno dei dogmi del calcio totale olandese. Ciò si è notato sopratutto nella prima uscita in Liga, a San Mames. In quella circostanza è stato il solo a cercare il passaggio filtrante/in verticale a un tocco. Calato in una realtà completamente diversa, dove il Barça di Valverde porta palla e si addormenta in uno giro-palla estremamente lento e prevedibile, anche Frenkie ha iniziato a tenere il pallone e a rallentare il suo modo di giocare. Basta vedere la sua ultima gara a Pamplona. E qui squilla il primo campanello di allarme.

Posizione in campo

Ma non è solo questo il problema. Importante è anche la sua posizione in campo. De Jong ha sempre giocato nella posizione del pivote mediocentro, dove ha possibilità di difendere basso davanti alla difesa e ripartire velocemente smistando la palla verso i suoi compagni di squadra. Non gioca in una posizione rigida, con consegne asfissianti che tarpano il suo genio, ma è libero di svariare lungo tutta la linea di centrocampo. Lo si vede al centro, poi a destra, infine viene a giocare sulla sinistra per poi rientrare nella sua posizione iniziale di vertice basso del centrocampo, o alto della fase difensiva. Nella partita della nazionale contro la Germania, de Jong ha messo in evidenza tutto il suo genio con una prestazione eccellente. Libero da linee e perimetri da non oltrepassare, il centrocampista ha dettato legge in mezzo al campo, proponendosi in attacco, dove ha segnato una rete stupenda, e retrocedendo in difesa. Questo è il de Jong che ha acquistato il Barça. Ed è questo giocatore che vuole vedere in campo tutto il barcelonismo anche con la maglia blaugrana. De Jong è un leader, un grande giocatore. Questo è evidente solo quando gioca con la maglia Orange della sua selezione nazionale.
Perché fino ad esso non abbiamo visto lo stesso giocatore anche con la camiseta blaugrana? Semplice, perché Valverde non lo fa giocare per rendere al meglio e al massimo delle sue capacità. Valverde sta imbrigliando l’olandese in rigidi schemi che ne mortificano e uccidono fantasia e talento, entro linee e tracciati di corsie da non oltrepassare per non incorrere in 10 secondi di penalità. Ma qui non siamo in Formula Uno! Relegato nella posizione di interno a destra, con la stretta consegna di non fuoriuscire da quella zona, il tecnico azulgrana sta autolimitando e rovinando le capacità del suo giocatore.
Ciò ricorda il sacchiano Ancelotti prima maniera, o lo stesso Sacchi, che cresciuti nel dogma e nel mito del 4-4-2, hanno rovinato grandi talenti e geni perché non si adattavano alle loro rigidità e intransigenze schematiche. Giocatori come Baggio e Zola, sono stati letteralmente fatti fuori da questi allenatori perché il loro 4-4-2, costruito per soldatini del pallone, volenterosi operai del calcio, non prevedeva la fantasia di chi decideva di lasciare la mattonella di competenza per andare a creare calcio altrove. Così Baggio è dovuto andare in provincia a giocare, Zola è approdato, per sua fortuna, in Inghilterra, al Chelsea, dove è divenuto Magic Box. Valverde rischia di fare lo stesso, adesso, con de Jong. Se hai un cavallo da corsa, non puoi tenerlo in un recinto e non farlo mai correre. Non avrebbe senso alcuno. Lo stesso nonsense che sta mettendo in pratica Ernesto Valverde in questa prima parte di stagione. Al centro gioca Busquets, certo. Ma l’ex Athletic può anche optare per il doble pivote Busquets-de Jong, mai provato in questo inizio di temporada, o iniziare a dare un pò di descanso al giocatore di Badia e proporre l’olandese nel suo vero e naturale ruolo. Il rischio di rovinare de Jong è francamente molto elevato andando avanti di questo passo. Lo stesso ex blaugrana Frank de Boer ha sollevato più di qualche dubbio sull’utilizzo del suo connazionale da parte di Valverde. “Non so che cosa sta accadendo con Frenkie. Non so cosa vuole fare Valverde con lui” ha detto l’orange. “Contro l’Osasuna è stato schierato più da extremo di destra che da mediocentro. Quella non è la sua posizione”.

Altri prima di de Jong

Valverde non è nuovo a questo genere di dibattito sui giocatori. Questa estate, durante la Copa America, anche Arthur si era lamentato del suo utilizzo da parte di Valverde nel Barça. “Nella seleçao gioco diversamente e in una posizione diversa”, dichiarando di avere più libertà nella canarinha che in blaugrana. Non si sa se sia un caso, ma per il momento Arthur si può dire che non sia ancora mai sceso in campo con il Barcelona. Come mai? Cosa c’è dietro? Stiamo parlando di un problema fisico o c’è qualche problema interpersonale tra Arthur e Valverde?

Lo stesso con Coutinho

Valverde è già stato la causa del fallimento di Coutinho nel Barça. Sull’ex Red se ne sono dette e scritte tante. Ma la verità è che è stato rovinato da Valverde in blaugrana. A Can Barça ha dovuto giocare sempre da extremo sinistro, posizione non sua e che non gli è congeniale. Preso per essere l’erede di Iniesta, e giocare dunque nel centrocampo a tre come interno di sinistra, il Txingurri lo ha dirottato quasi subito sulla linea dell’attacco. In una posizione non sua, il ragazzo ha comunque fatto una metà stagione strabiliante. Reti, giocate, velocità e imprevedibilità sono stati il suo biglietto da visita. Veniva però, c’è da ricordarlo, dalla preparazione fisica realizzata a Liverpool agli ordini di Jurgen Klopp. Nella prima stagione dall’inizio in Catalunya, tutti ci aspettavamo uno show da parte sua. Il ragazzo, invece, si è letteralmente fermato, come fosse cotto, andato, da buttare. La preparazione fatta al Barça sotto gli ordini dello staff di Valverde lo ha liquefatto. Troppo dura? No quasi inesistente! Di quel giocatore formidabile ammirato solo pochi mesi prima, non era rimasto più nulla. Lento, triste, demoralizzato, senza idee, svuotato, stanco. Anche su di lui si era posata la mano di Valverde.

E la Junta?

Nonostante tutte queste considerazioni, tutti questi problemi accusati da giocatori importanti, la junta di Bartomeu sembra continuare a voler tenere gli occhi chiusi, a dar fiducia all’allenatore, e a far finta di non vedere ciò che è lampante a chiunque segua il Barça. Vedere un albero e non la foresta. Questo è il problema principale al Barcelona di oggi.

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