FC Barcelona – Remuntada a Leganes

Pubblicato il autore: Giuseppe Ortu Segui

Db Barcellona (Spagna) 12/09/2017 – Champions League / Barcellona-Juventus / foto Daniele Buffa/Image nella foto: Lionel Messi.

Il Barça si salva a Leganes in una partita in cui solo il risultato può essere salutato positivamente. Vittoria in rimonta per 2-1 dopo un primo tempo chiuso dalla squadra di Valverde in svantaggio grazie a una grande e spettacolare tiro di En Nesyri al 12′. I ragazzi capitanati da Messi, in campo a Butarque con la camiseta amarilla e la banda blaugrana in diagonale, hanno pareggiato in apertura della seconda parte di gara grazie a un colpo di testa di Suarez sugli sviluppi di un calcio di punizione battuto da Messi. L’argentino ha così marcato il pomeriggio con l’assist numero 5 di questo inizio di Liga. La rete della vittoria porta la firma di Vidal, che ha realizzato su azione nata da un calcio d’angolo. Rete convalidata dal Var che ha legittimato la posizione del cileno, solo davanti alla porta difesa dal Pichi Cuellar, grazie ad un tocco di un difensore pepinero che ha indirizzato il pallone verso il blaugrana rimettendolo in gioco.

Fin qui le note positive. I due goal. Per il resto il solito Barça degli ultimi tempi: lento, impacciato, impreciso, senza idee ni futbol. Nei primi quarantacinque minuti la squadra di Valverde ha tenuto il possesso del pallone, ma non ha creato pericoli alla difesa dei padroni di casa, messa in pericolo seriamente solo con Suarez, che di testa ha costretto Cuellar a un intervento miracoloso. Per il resto il nulla, noia, improvvisazione e nessun movimento senza palla o tentativo di smarcarsi e dettare il passaggio. Triangolazioni? nemmeno l’ombra. Fantasia? Assente. Bel gioco? Inesistente. Intesa e gioco di squadra? Non convocati, insieme a Arthur, lasciato incomprensibilmente a casa da Valverde per questione tecnica. Forse perché riesce a mettere ordine a centrocampo e far giocare bene i compagni. Chissà! Sulla falsariga di questi vaneggiamenti mentali e concettuali da parte del tecnico ex Athletic, i cui tifosi si stanno contorcendo dalle risate nel vedere come il loro ex entrenador ha distrutto in appena due stagioni e un quarto il lavoro di vent’anni di Cruyff e Guardiola, i blaugrana sono stati messi in campo con un 4-2-4 (o 4-2-1-3).
Il Barcelona per questa partita doveva rinunciare praticamente a tutta la difesa titolare e alle sue alternative. Semedo, Lenglet, Jordi infortunati e Sergi Roberto squalificato. Un disastro. Valverde ha dunque dovuto far ricorso al fondo dell’armadio per dirla con una espressione comune in Spagna. Wagué, del filial, a destra, Piqué, reduce da polemiche per i suoi impegni extra calcistici (Coppa Davis e altri) in coppia con il rientrante Umtiti (appena tre partite on Liga quest’anno) e Junior a sinistra. Il duo di centrocampo formato dal doble pivote Busquets e De Jong, e in attacco tutti gli altri. Messi, con licenza di partire dalla metà campo, Dembélé, Giezmann e Suarez.

Il Barça ha preso possesso del campo e del pallone ma in maniera talmente scontata, lenta e compassata che, nonostante tante bocche da fuoco, non è riuscita a creare pericoli al di là del colpo di testa di Suarez descritto in precedenza. E’ stato invece il Leganés a segnare. Contropiede, Piqué lento e incerto nella chiusura, e En Nesyri, ha trovato il goal della vita nell’angolino alto opposto. Il lento monologo blaugrana si è scontrato contro una ordinata difesa pepinera e un sovraffollamento delle zone offensive barceloniste. Capito che la cosa non poteva funzionare, Valverde nella ripresa, dopo la rete del pareggio, giunta da gioco fermo e non da una azione di gioco collettivo, ha optato per ridare equilibrio al centrocampo. Fuori Griezmann (grigia la sua gara) e dentro Vidal; cambio anche per Busquets (ammonito e squalificato per la prossima al Wanda Metropolitano), sostituito da Rakitic. Il Barça ha giocato subito meglio. Ma Valverde, in panchina nel mondo dei sogni, risvegliatosi all’improvviso, ha deciso di cassare se stesso e l’unica cosa buona della sua prestazione pomeridiana. Ha così fatto uscire De Jong per rimettere un altro attaccante: Ansu Fati. Nuovamente quattro davanti e centrocampo sguarnito. Nel mondo dell’avvocatura, durante l’esame testimoniale, si è soliti dire: se non conosci la risposta del teste non fare domande, potresti peggiorare le cose. Valverde non conosce questo detto, anche perché non ha mai esercitato la professione forense e non ha mai frequentato le aule dei palazzi di giustizia. In effetti ci si potrebbe chiedere che cosa conosce Valverde. Ma questo è materia da approfondire in altra sede. Il Txingurri, quando non sa cosa fare, cambia. E bene è andato che Vidal abbia messo dentro con grande, estrema, magnanima fortuna il pallone del 2-1, e che lo stesso fosse stato toccato precedentemente da un difensore. Altrimenti non avremmo avuto nemmeno il risultato al termine di questa gara.

Tre punti e liderato salvo. Ma ci vuole ben altro al barcelonismo per poter sorridere rispetto a un liderato e tre punti conquistati in questa maniera. Non è costume del Barcelona cambiare allenatore in corso. Ma quando i danni sono così tanti e profondi, anche i costumi, la prassi, le consuetudini devono essere accantonate. Sopratutto se il rischio è un fracaso total.

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