Atalanta agli ottavi di Champions League: Bergamo in festa!

Pubblicato il autore: Filippo Davide Di Santo Segui

Atalanta fans in the stands show their support

Saper trovare le parole giuste per descrivere tutto ciò è veramente complicato, ma allo stesso tempo traducibile attraverso gli occhi di una città che ha visto un sogno impossibile trasformarsi in una realtà surreale sotto tutti i punti di vista. Una città, come Bergamo, che si è sempre tirata su le maniche per raggiungere i propri obbiettivi, seguendo dei valori che per altri sembrano scontati: unione, compattezza, fame ed entusiasmo. Il tutto rispecchiato in quella squadra nerazzurra che, aldilà di quelli che possono essere i risultati sportivi, unisce tutta la popolazione orobica, ma qualcosa è cambiato. 11/12/2019: una data che nessun atalantino scorderà mai, nella quale ha visto i propri sacrifici (in termini di tifo tra momenti difficili, salvezze sofferte e retrocessioni) ripagati dalla qualificazione dell’Atalanta agli ottavi di finale di Champions League. Fa un certo effetto, anche al sol pronunciare questa frase, ma è tutto vero: la Dea, il suo popolo e l’intera città di Bergamo sono sul tetto del mondo, in alto, dove ci sono le stelle.

LACRIME, GRINTA, CHILOMETRI: QUESTA È LA GENTE DELL’ATALANTA – Tre elementi che rispecchiano l’enorme passione di questo popolo. Pillole che fanno parte di quello che è il concetto dell’atalantinità. Lacrime, quelle tirate fuori nei momenti più difficili, ma che ne rappresentano l’orgoglio di indossare quella maglia e quei colori (magici che fanno venire i brividi): retrocessioni, scandali, campionati sofferti e dolori. Lacrime, quelle di ieri invece, di felicità: l’incredulità materializzata a realtà diventata storia. Chilometri (e tanti) quelli dei tifosi nerazzurri per seguire l’Atalanta, rispecchiando il concetto del “Bergamoto” (Siam bergamaschi e non conosciam confine): dai 5mila di Verona ai 500 di ieri sera. Essi si sono fatti sentire sotto tutti i punti di vista, e hanno visto con i loro occhi la storia. Grinta, trasmessa dagli spalti al campo: più il volume dei cori si intensifica e più la squadra crede alla vittoria. Semplice contorno? A Bergamo è diverso, decisivo e unico nel suo genere.

“DA BERGAMO ALL’EUROPA CI PORTI VIA CON TE…” – La crescita dell’Atalanta di Gian Piero Gasperini è sottintesa nella frase dell’inno atalantino di Roby Facchinetti, ma come citato nell’introduzione, esso è un “regalo” di un’intera città che si ritrova a volare dopo anni di sofferenza (sportivamente parlando), ma allo stesso tempo accompagnata da una passione indescrivibile. Molti tifosi ricorderanno la Serie C, la B, le salvezze conquistate all’ultima giornata, la famosa giornata del 22 maggio 2005 (dove la Dea uscì tra gli applausi del pubblico), le retrocessioni e lo scandalo calcioscommesse: momenti dove si è visto l’amore del tifoso atalantino, nella quale la maglia sudata conta più del risultato stesso. Le difficoltà si sono trasformate in gioie, le montagne non sono più così difficili da scalare avendo queste ali e la parola “impossibile” non esiste più. Dopo Shakhtar-Atalanta si è mossa l’intera città di Bergamo: la squadra nerazzurra è il simbolo che la rappresenta nel mondo, ed è assolutamente giusto festeggiare in una maniera così esagerata.

DAL CENTRO AD ORIO: CHE FESTA ATALANTINA – Nel momento in cui in Ucraina arriva il triplice fischio, il popolo atalantino comincia subito a dirigersi verso il centro della città sventolando bandiere e fumogeni: clima indescrivibile e allo stesso tempo passionale. Ad un certo punto si sparge la voce sull’arrivo dei giocatori a Bergamo: “Atterrano alle 2:00 i ragazzi“. È questa la frase più citata, e allora tutti si muovono verso l’aereoporto, aspettando tutta la squadra. Traffico, parcheggi affollati, tanta pazienza ed eccoci ad Orio al Serio, ed è in quel momento in cui i giocatori arrivano c’è un boato particolare: entusiasmo, complimenti ed esultanze. Sembra quasi di rivivere la gioia che si provò nel lontano 1988 dopo la conquista della semifinale della Coppa delle Coppe.

LA MEMORIA E L’ORGOGLIO DI DIRE: “IO TIFO ATALANTA” – Già, una serata particolare ma soprattutto indimenticabile: tra 10, 20, 30 anni rimarrà indelebile nella memoria di chi sente la maglia dell’Atalanta come parte di sé. Certo, i piedi devono essere consolidati a terra per continuare a lavorare anche in campionato, ma in questo caso è giusto soffermarsi un attimo e festeggiare tutto ciò. Il credere nei sogni che ti portano da essere una provinciale a diventare una grande del calcio italiano, ribadendo quanto sia ancora più orgoglioso, nella gioia e nel dolore, dire: “Io tifo per l’Atalanta“.

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