FC Barcelona - La condizione fisica il maggior nemico del Barça


Il Barça che ha giocato ieri notte contro il Levante in campionato ha messo in evidenza una doppia faccia, una buona e una meno piacevole. Un ottimo primo tempo, con gustose novità tattiche presentate da Setién, e una ripresa in cui sono parzialmente riemersi fantasmi dal passato, riconducibili, in massima parte, ad una condizione fisica precaria.

Cominciando con le note liete, ieri abbiamo assistito ad una serie di interessanti novità sul terreno di gioco. Quique ha cambiato diverse cose contro il Levante, apportando modifiche al suo modello di gioco sviluppato nelle prime partite. Il Setién 2, il nuovo pacchetto di novità tattiche, ha creato un compromesso e una miscellanea di stili, identità e principi tattici che hanno fatto storia, non solo nel Barça. Il possesso di palla e la pressione alta di Setién 1, uniti alla velocità di tocco e manovra, si sono sposati con la verticalità e l'immediata ricerca della profondità vista con Luis Enrique. Risultato, un primo tempo scintillante con una ampia produzione offensiva. Fati è stato indubbiamente avvantaggiato da questo nuovo tipo di gioco. Sulla fascia sinistra, suo ruolo da quando calcava il campionato juveniles, il ragazzo ha furoreggiato, percorrendo l'out a gran velocità e creando enormi problemi allo schieramento granota. Un nuovo Fati, ieri apparso ancora più devastante del solito. I due goal del giovane canterano sono giunti, in rapida successione, proprio incuneandosi in area dal lato corto di sinistra. E sempre da quella parte sono giunte altre occasioni per la formazione blaugrana. Non è stato solo il numero 31 a essere beneficiato da questo cambio di stile. Anche lo spettacolo. La squadra è diventata anche più imprevedibile. La pressione alta e il rapido movimento del pallone, tipico del bagaglio di conoscenze di Setién hanno perfezionato la verticalità che era stata già di Luis Enrique e in un certo qual modo di Valverde. Rispetto al Setién 1, è mutata anche la posizione di Busquets, ieri molto più arretrato che nelle prime uscite con il nuovo tecnico. Busi ha riportato indietro la sua posizione, ripercorrendo stare già battute con Valverde. E' infatti tornato spesso a inserirsi tra i due centrali in fase difensiva e a impostare l'azione nella prima parte della manovra.

Come spesso accade, ad una buona facciata corrisponde un rovescio della medaglia non altrettanto roseo. A un primo tempo perfetto è seguito una ripresa molto più travagliata. Se nei primi 45' il Barça non aveva mai rischiato in difesa e Ter Stegen non aveva subito un solo tiro in porta, nel secondo tempo il Levante ha creato parecchi problemi allo schieramento difensivo blaugrana. Il portierone tedesco ha dovuto effettuare 4 parate delicate e raccogliere un pallone finito in fondo al sacco. Se la formazione granota era stato controllato senza patemi nel primo tempo, nella ripresa ha avanzato il suo baricentro, è cresciuta in convinzione e personalità e ha riequilibrato uno svolgimento della partita che nel primo tempo è stata praticamente a senso unico. Il perché di questa metamorfosi azulgrana, quasi come un dottor Jekyll and mister Hyde, è fondamentalmente riconducibile a questioni meramente fisiche. Il Barcelona è una squadra che nel corso degli anni, sotto le guida e direzione di Valverde, ha perso l'abitudine al duro lavoro nel campo di allenamento. La squadra si è allenata (e riscaldata nei pre partita) male per due anni e mezzo. Perdendo l'abitudine al sacrificio durante la settimana, i giocatori hanno iniziato a abbassare la soglia della preparazione fisica nello stesso modo con cui una batteria di un cellulare inizia a creare il c.d. effetto memoria. Pian piano, quasi in maniera inconsapevole, si abbassa il livello di carica mentre si tiene in considerazione non più il livello iniziale di massima carica, ma quello via via più basso raggiunto dal dispositivo. Se si verifica ogni singolo step, la differenza è sempre minima e accettabile, ma se si saltano i punti intermedi e si controlla controlla la differenza tra il livello massimo e quello al momento raggiunto, ci si accorge dell'enormità della differenza.
Il Barça degli ultimi anni ha creato questo effetto memoria nella preparazione. Sempre un tantino meno, sempre il minimo indispensabile che ogni volta è calato sempre più. Se si prendesse un ipotetico parametro dell'intensità di lavoro tra Guardiola, Luis Enrique e poi Valverde, si avrebbe un grafico in decisa picchiata con sconfinamento in territorio negativo (contraction territory). Il Barça non regge più lo sforzo fisico. E' una squadra che dura un tempo, un tempo e mezzo ai massimi livelli e che successivamente paga lo sforzo e la scarsa abitudine al serio lavoro di campo e cede di schianto nelle parti finali delle partite. Ieri contro il Levante è l'ennesimo caso di una squadra che non ce la fa più. Contro l'Atleti in Supercopa la squadra aveva mollato all'improvviso al 76', subendo una debacle totale con due reti subite, un palo contro, un quasi rigore non fischiato contro e altre due/tre occasioni da rete a favore dei colchoneros. Il tutto non in 90' giocati male, ma in appena 14 minuti di una delle migliori gare della stagione.
Quando la squadra inizia a sentire la fatica, quando il fiato inizia a mancare, le gambe diventano molli, il fiato si ingrossa tanto da far quasi scoppiare la cassa toracica e le idee si annebbiano, si perdono le misure tra i reparti, i giocatori si distanziano e non restano più corti, gli uni vicini agli altri. La squadra in queste condizioni si allunga, il recupero palla non è più fattibile e si aprono spazi invitanti, se non praterie, per gli avversari. Il Barcelona ha sempre puntato tutto sul gioco d'attacco, sulla pressione alta, sul recupero immediato del possesso palla e sul dominio dell'avversario da effettuare nella metà campo contraria. Per sua natura la formazione blaugrana non è stata concepita per difendersi nella propria metà campo al limite dell'area. Non ne ha le capacità perché i suoi giocatori sono stati costruiti, sin dalla Masia, a giocare in un altro modo, a specializzarsi su certi aspetti più che in altri. Ma questo modo di giocare comporta una forma fisica perfetta. Il calcio totale di Cruyff, poi sviluppato da Guardiola, comporta che tutti attacchino e tutti difendano. In queste circostanze lo schieramento diventa una ragnatela, una intricata foresta di rovi attraverso cui nessuno riesce a passare. Il pressing va portato da tutta la squadra, non solo da un reparto o da un singolo calciatore. Per far ciò tutti devono correre e tutti devono mantenere le distanze corrette; tutti devono salire nelle posizioni offensive, così come tutti devono riposizionarsi, uniti, in quelle arretrate. Se uno o due giocatori non fanno questi movimenti salta il banco, si aprono buchi all'interno dello schieramento, altrimenti impenetrabile, e la squadra diventa vulnerabile in qualsiasi situazione e contro chiunque. Il Barcelona questo non riesce più a farlo per tutti i 90'. Quando sopraggiunge la stanchezza si perdono le misure e la squadra si sfilaccia e va in sofferenza; anche contro il Levante.
In tutto ciò non ha certo giovato la decisione della Junta di andare in tournée negli Stati Uniti e in Giappone in estate. Fare cassa sì, stipulare contratti commerciali per approfondire il mercato americano e quello orientale va bene, purché non vada a discapito dell'aspetto sportivo perché il FC Barcelona rimane pur sempre una squadra di calcio, non una multinazionale commerciale. Piquè questo lo aveva detto ad inizio stagione, lamentandosi di come era stata gestita la pre temporada, ma era stato immediatamente attaccato da certa stampa eccessivamente vicina alla junta che aveva contrattaccato iniziando a parlare del potere dei giocatori accusati di comandare in seno al club e di gestire il mercato dei giocatori e degli allenatori, oltre a decidere chi poteva viaggiare con la squadra e chi no. Questa ripicca, manifestamente fanciullesca e ridicola nei modi e nei tempi (se hai qualcosa da denunciare ne parli nel momento in cui le cose accadono, non a tempo debito, a freddo, nel momento in cui certe cose - tutte da verificare tra l'altro- possono servire per aiutare certe persone vicine). E' ovvio, è bene dirlo questo, che lo stesso giocatore non può da un lato mettere in evidenza questo aspetto e dall'altro andare su e giù per il Paese e per il mondo per seguire i suoi innumerevoli impegni commerciali. Quando si gioca, si gioca; ci si allena e basta, senza lasciare spazio ad altri aspetti che possono, anche solo dal punto di vista mentale e della concentrazione, distrarre dall'unico obiettivo che un calciatore professionista deve avere: il gioco del calcio.
At the bottom of line, per dirla con gli americani, al Barça da anni si è sbagliato tutto: programmazione, organizzazione, cultura del lavoro. Queste elezioni non arriveranno mai sufficientemente presto.