Comunicazione e sport ai tempi del coronavirus: tra gaffe e fake news

Pubblicato il autore: Giuseppe Colicchia Segui

L’emergenza coronavirus ha bloccato il nostro Paese e, probabilmente, lo stesso accadrà per altre nazioni. Lo sport, dopo mille peripezie, discussioni, uscite in pubblico e in privato dei personaggi del mondo sportivo, ha deciso di fermarsi (o meglio, lo Stato italiano ha deciso di farlo). Una responsabilità su migliaia e milioni di persone che si è preso chi ci governa ma che, a quanto traspare, non avevano intenzione di prendersi quelli che sono ai comandi dei nostri sport. Rinvii, porte aperte, porte chiuse. Sembra che si aspettasse solo che qualche sportivo venisse contagiato prima di fermare tutto: il primo caso, purtroppo, di calciatore contagiato dal coronavirus in Italia è Daniele Rugani, difensore della Juventus e della Nazionale. Il centrale bianconero sta bene, come ha voluto sottolineare lui stesso sui social, invitando tutti “a rispettare le regole, perché questo virus non fa distinzioni!”. Il mestiere del calciatore, seppur “privilegiato” rispetto a molti altri, non esclude quindi per chi lo esercita i rischi di contagio da questo virus. Rugani è solo il primo caso di calciatore in Italia, a seguire c’è stato l’annuncio della positività al tampone anche per Gabbiadini della Sampdoria e per Hudson-Odoi del Chelsea (in Inghilterra). Secondo la stampa inglese ci sarebbero anche altri tre calciatori della Premier contagiati dal coronavirus; stesso destino è toccato al difensore tedesco dell’Hannover, Timo Hubers. Non solo calciatori ma anche presidenti di squadre in tutta Europa, collaboratori tecnici (come Poulsen) e allenatori (come Arteta, coach dell’Arsenal). Il coronavirus colpisce tutti, senza alcuna distinzione di reddito, popolarità e classi sociali. L’importanza di fermare tutto e restare tutti a casa è stata ormai assimilata dalla quasi totalità dei cittadini italiani. Nel resto del mondo sembra che non tutti l’abbiano capito, a cominciare da campionati esteri che avevano e hanno ancora l’intenzione di continuare a disputare le partite regolarmente o a porte chiuse (come la Bundesliga), per passare poi alla Uefa che solo oggi sembra abbia deciso di sospendere momentaneamente le due competizioni europee della Champions League ed Europa League (dopo che si è giocato Martedì, Mercoledì e Giovedì in molti stadi d’Europa, alcuni di essi addirittura aperti al pubblico). E durante le partite disputate a porte chiuse, l’incoscienza e la stupidità dei tifosi “di casa” ha portato migliaia di ultras ad ammassarsi all’esterno degli stadi per far sentire la loro vicinanza alla squadra in campo: hanno fatto molto scalpore le immagini di Valencia e di Parigi, folle immense di persone incuranti del pericolo e “disposte a tutto” pur di cantare qualche coro o accendere qualche fumogeno.

Gli organi di stampa in questi giorni hanno trovato molto di cui parlare, argomenti sui quali marciarci su per racimolare qualche visualizzazione facile. Obiettivo condivisibile o meno di per sé, se non fosse per l’immensa quantità di fake news rilasciate sull’intero mondo del web (ricordiamo come il compito primario dell’informazione sia quello di informare). Che siano errori di ingenuità e gaffe, come qualche notizia riportata male o non tradotta nel modo corretto dalla lingua originale, o che siano notizie false create solo per guadagnarci su, cambia relativamente poco: la falsa informazione fa male al paese e alimenta soltanto il clima di paura. Una notizia falsa o non verificata sul calciomercato non fa grossi danni, una notizia falsa diffusa tramite catene di Sant’Antonio condivise via WhatsApp potrà anche far sorridere (come quella sugli elicotteri che avrebbero dovuto circolare sui cieli delle nostre città per verificare che noi rispettassimo la quarantena). Una notizia, seppur vera, ma diffusa nel momento meno opportuno ha creato il panico a Milano, quando centinaia di persone hanno invaso la stazione per scappare via dalla città che sarebbe entrata in zona rossa: frutto di un decreto ministeriale “spoilerato” colpevolmente ore ed ore prima che venisse emanato ed ufficializzato. Inoltre, le fake news sui calciatori contagiati dal coronavirus non sono minimamente accettabili e sarebbero da condannare. In primis perché la privacy di una persona è da tutelare, non è un caso se gli annunci riguardanti Rugani e Gabbiadini siano arrivati dalle società in questione. Inoltre perché con la salute delle persone non si scherza. Dai giornali argentini rimbalzava la voce del contagio di Dybala, dal web italiano quella di Quagliarella (notizie entrambe false). L’appello che possiamo fare è quello di stare a casa; a questo aggiungiamo: verifichiamo l’autenticità e l’attendibilità di una notizia prima di condividerla, che sia ai propri contatti di WhatsApp, ai propri followers dei social o ai lettori ed abbonati del giornale.

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