Davide Ballardini e il suo rapporto con Zamparini

Pubblicato il autore: Cristina Guercio Segui

Davide Ballardini ha allenato il Palermo per due volte nell’era Zamparini riuscendo  nel 2008-2009 a portare la squadra tra le più alte in classifica. L’impresa non è riuscita nel 2015 dove ritorna per poche partite prima di rompere i rapporti con la società e la squadra che riesce a salvarsi al’ ultima partita di campionato e rimanere nella serie A. In una intervista a Mediagol.it l’allenatore riprende le due esperienze con la squadra palermitana: “Il mio ricordo più bello e quello più brutto della mia esperienza a Palermo con Zamparini? Ce ne sono stati tanti di bellissimi, il primo anno è stato sostanzialmente meraviglioso. Ricordo in particolare due momenti estremamente esplicativi sulla reale indole di Zamparini. Il primo anno arrivai a Palermo e dopo due giorni mia madre morì, quindi tornai a casa per il funerale e poi rientrai di fatto subito a Palermo. Era il 4 di settembre, tornai in Sicilia e facemmo la prima partita contro la grande Roma di Spalletti, Totti e grandissimi giocatori a completare la rosa della compagine giallorossa. Vincemmo 3 a 1 e fecero gol Cavani, Miccoli e Simplicio, il modulo adottato era il famoso 4-3-1-2 con Simplicio dietro Cavani e Miccoli. Finita la partita io sentì Zamparini che mi disse: ‘Tutto il merito è di sua mamma che da lassù le ha fatto vincere la partita’. Io lo ringraziai, fu una cosa simpatica”. Ricorda Ballardini, poi si sofferma su come ha trasformato il suo Palermo: ” Io stravolsi tutto, prima del mio arrivo il Palermo utilizzava il 3-5-2 con Cavani che giocava come esterno a centrocampo” . In fine sul suo ritorno e la conclusione di quel campionato. ” La seconda cosa, che è al contempo piacevole e spiacevole, fu prima della partita contro il Frosinone del 2016, sfida decisiva perché se avessimo pareggiato saremmo stati praticamente spacciati. Zamparini voleva che giocassimo in un modo preciso sul piano tattico, pretendeva che io facessi giocare determinati giocatori, indicandomi perfino la loro disposizione. Delle urla pazzesche. Passava da lì Carlo Regno, con cui la sera prima di una partita lavoravo sempre in albergo per preparare gli ultimi dettagli, sentiva queste urla così feroci che pensava fossero strali di Zamparini rivolti contro di me. Invece ero io che al telefono urlavo con Zamparini, che a sua volta urlava come me. Carlo mi chiese: ‘Davide, ma chi era che gridava al telefono?’. E io risposi: ‘Ero io, non ne potevo più e ce ne siamo dette di tutti i colori’. Dopo la partita, che vincemmo per due a zero, lui venne da me con la sua faccia ‘Alla Zamparini’ e mi disse: ‘Sa, aveva ragione lei’, e la storia finì così. Dopo aver litigato furiosamente, finita la partita mi diede ragione e basta, liquidando la questione con una frase. Zamparini è un presidente a cui nel suo squilibrio non puoi non volergli bene, è un soggetto particolare ma gli vuoi bene. Anche se mi preme dire una cosa, sono molto dispiaciuto di come ha lasciato Palermo ed il Palermo, lo ha portato a fare una fine che non meritava e questa è una cosa che non mi è piaciuta affatto”.





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