FC Barcelona – Liga e RFEF rinviano il campionato a data da destinarsi. Il problema del 30 Giugno

Pubblicato il autore: Giuseppe Ortu Segui


Era ovvio che dovesse accadere. La Liga e la Federazione di calcio spagnola hanno deciso l’unica cosa sensata da porre in essere. Rinviare il campionato sine die. Non più due settimane come era in principio. Non più date ipotetiche come le tre annunciate qualche giorno fa. Ora non ci sono più date possibili, probabili. La ripresa del campionato sarà decisa esclusivamente dalle condizioni mediche e sociali della popolazione iberica. Il via alla ripresa lo darà il governo attraverso il ministero della sanità. Ogni altra decisione, o speculazione, o ipotesi sarà priva di fondamento ed effettività se non giungerà dall’autorità ministeriale.

A questo punto, con il contagio da Coronavirus che si sta estendendo esponenzialmente sempre più nelle varie regioni della Spagna, con punte massime nella regione di Madrid e in Catalunya, seconda anche se distanziata notevolmente dalla capitale, è sempre più che probabile che il campionato possa proseguire, se mai si dovesse riprendere a giocare, anche oltre la data limite del 30 giugno; una data, questa, che spaventa e che viene definita come invalicabile da tutte le autorità calcistiche, spagnole e europee.

L’importanza di questa data si evince dal fatto che tutti i contratti dei calciatori e degli staff tecnici hanno come scadenza temporale e naturale proprio quel giorno. Coloro che si trovano in scadenza contrattuale, da quel giorno saranno liberi da ogni vincolo con i rispettivi club. Ciò comporterebbe una situazione di caos clamoroso se si dovesse ancora giocare in quella data. Dal giorno dopo il componente di una rosa potrebbe decidere, potenzialmente e teoricamente, di lasciare la squadra. È facile immaginare i problemi che una situazione di questo tipo creerebbe se i campionati, la Liga nella fattispecie, ma anche la Champions, fossero ancora in corso.

Come risolvere dunque un caso del genere? Senza allarmi o panico. Semplicemente ricorrendo ai principi generali del diritto e all’istituto della prorogatio. In certe situazioni, chiaramente extra ordinem, si allungano, si prorogano appunto, i poteri di un organo scaduto dalla carica (come un governo in attesa delle nuove elezioni) al fine di evitare dei vuoti di potere. Nel caso dei contratti dei calciatori si ricorrerebbe al medesimo principio, allungandone la validità fittizziamente fino al termine della stagione giocata. La decadenza dal rapporto contrattuale che lega il calciatore al club riprenderebbe validità dal giorno successivo alla data di effettiva fine della stagione ufficiale, vale a dire dal giorno dopo dell’ultima partita ufficiale giocata dalla squadra a cui quel giocatore appartiene.

Il discorso piuttosto è un altro. Ci sarà il tempo per riprendere la stagione senza andare troppo in là con il calendario e non compromettere l’inizio della stagione a venire? Questo è il vero punctum dolens della questione. Ha senso giocare fino a luglio/agosto, e spostare in avanti tutta la stagione 2020-21? Oppure costringere a ridurre la nuova stagione per farla terminare nei tempi canonici, entro il 30 giugno del 2021? Non sarebbe invece più congruo e ragionevole dichiarare chiusa la campagna in corso con la cristallizzazione delle posizioni della classifica al momento dello stop alla Liga? È su questi argomenti che bisognerebbe iniziare a lavorare da oggi.

  •   
  •  
  •  
  •