Valencia-Atalanta a porte chiuse: l'amarezza del popolo atalantino

Quello che si temeva è diventato realtà: Valencia-Atalanta, sfida valida per gli ottavi di ritorno della UEFA Champions League, 99 su 100 si svolgerà a porte chiuse. Una decisione abbastanza chiara nella quale è stata applicata tale procedura da entrambe le parti: sia per i tifosi di casa che per gli oltre 2mila bergamaschi che sarebbero dovuti andare allo stadio Mestalla per quella che sarebbe stata la trasferta più importante della storia atalantina. La delusione è tanta se vogliamo parlare dell'argomento dal punto di vista del tifo e anche etico/morale, ma vista la situazione con il Coronavirus si è voluto agire di conseguenza. Decisione giusta? Si poteva fare di più? Proviamo ad analizzare il capitolo "porte chiuse" tra procedure e l'amarezza del popolo atalantino.
PROCEDURA CHE NON RISPARMIA NESSUNO (SPAGNOLI COMPRESI) - Vista la crescita del numero dei contagiati per quanto concerne il Coronavirus, in particolar modo nella Lombardia, il Ministro della Salute spagnola Salvador Illa (più precisamente verso il pomeriggio) aveva proposto la decisione che per le gare Getafe-Inter, Siviglia-Roma e appunto Valencia-Atalanta, lo svolgimento sarebbe stato completamente a porte chiuse: non solo per i tifosi ospiti, ma anche per i sostenitori spagnoli. Manca il classico "OK" della UEFA, ma è praticamente fatta. La procedura è stata "forte" e per certi versi significativa: evitare a tutti i costi il contagio, anche se alla partita non erano presenti i sostenitori lombardi (il virus ha registrato casi pure in Spagna). Favoritismi? Prese in giro? Troppa psicosi nei confronti degli italiani? Assolutamente no, è un contesto tanto delicato quanto complicato e non è certamente facile prendere decisioni di tale misura, ma i punti interrogativi non fanno altro che aumentare. Come citato prima è un tema nella quale si sa troppo poco ed è necessario affrontare il problema nella maniera più dettagliata possibile.
UN SOGNO RIMASTO NEL CASSETTO: L'AMAREZZA DEL POPOLO ATALANTINO, MA SERVE REAGIRE - La notte magica di San Siro con quel 4-1 nerazzurro contro gli spagnoli, insieme a oltre 45mila spettatori, sembra solo un lontano ricordo. Purtroppo quella trasferta così carica di sogni e passioni rimarrà nel cassetto vista la decisione di giocare Valencia-Atalanta a porte chiuse. Momento emotivo che equivale ad un vero e proprio pugno nello stomaco per tutto il popolo atalantino che ha fatto di tutto pur di essere presente allo stadio Mestalla: contesto condito da rabbia, delusione, amarezza e la consapevolezza di non poter essere lì ad incitare i ragazzi di Gian Piero Gasperini. Da contare anche quanto questa trasferta da sogno sia costata pure da un punto di vista economico: oltre 300€ tra viaggio (andata e ritorno) e partita. Rimborsi? Sarà la "ciliegina sulla torta" di uno dei capitoli più confusionari della storia del calcio europeo. Alla città di Bergamo non resta altro che rimanere unita e compatta per superare questo periodo abbastanza delicato. Certo, la salute viene ovviamente prima di tutto, anche perché la preoccupazione non manca, ma magari sarà proprio l'Atalanta a dare un pizzico di positività scrivendo l'ennesima impresa storica dopo il poker rifilato all'andata. Staremo a vedere come si evolverà la situazione nelle prossime settimane di un periodo che sembra non finire mai.