Cambiasso: “L’ultima cosa che vorrei è ricevere quella chiamata da Javier”. Le loro parole in diretta Instagram

Pubblicato il autore: Giuseppe Colicchia Segui

Cambiasso e Zanetti questa sera hanno avuto una piacevole conversazione fra loro in diretta Instagram, durante la quale hanno cercato di tenere compagnia ai fan da casa raccontando aneddoti mai rivelati prima. “La situazione non è bella, però credo che dobbiamo cercare di passarla il più possibile con il sorriso, è questa l’idea che abbiamo voluto avere in famiglia.” – dice Cambiasso – “Divertirci il più possibile e approfittare per passare del tempo insieme”.

Cercheremo di non parlare di quello che sanno tutti. Stare qua un’ora e parlarci delle vittorie fatte insieme, della notte di Madrid, del Triplete e di queste cose… Sono cose bellissime ma non è il caso. Cercheremo di parlare delle cose che tutti sanno un po’ meno e che magari possono far riflettere qualcuno”.
Inizia il capitano: “Tu sai che io tifo Independiente, ho tifato per te quando hai giocato lì“. Risponde il Cuchu: “Possiamo dire che ho realizzato l’unico sogno nel calcio che tu non hai realizzato, giocare in prima squadra con l’Independiente”.

“Quando mi chiedono il perché siamo riusciti a fare la quantità di anni che abbiamo fatto a questi livelli, io penso che tutto nasce da lì” – dice Cambiasso -. “Abbiamo vissuto dal primo all’ultimo minuto che abbiamo giocato a calcio con una passione incredibile. Sì, i calciatori guadagnano tanti soldi e fanno questo per mestiere, ma noi non lo abbiamo mai affrontato come un mestiere, lo abbiamo affrontato con la gioia di andare ad allenarci, anche quando non avevamo voglia di fare allenamento“.
Zanetti ripensa all’inizio della propria carriera: “Io inizio a giocare in Argentina, faccio soltanto due stagioni nel Banfield e pensavo che il prossimo passo sarebbe stato quello di andare in una grande squadra in Argentina, per poi arrivare in Europa. E a me capita di fare un salto enorme dal Banfield all’Inter, in Italia. Un paese totalmente diverso che ringrazierò tutta la vita per quello che mi ha dato e che mi sta dando. Senza la famiglia al fianco sarebbe stata molto dura“.
Il nostro non è un rapporto di giocatori, amici, ex compagni” – dice Cambiasso -. “Tu hai avuto tre bambini nati qua, io due e, in entrambi i casi, le prime persone a venire in ospedale eravamo noi. Si parla molto di più di una relazione di amicizia, con tutte le cose che abbiamo vissuto insieme anche in campo, però soprattutto fuori“.

Posso assicurare che la cosa più sgradevole che si possa fare con te è viaggiare in un volo lungo” – racconta simpaticamente Esteban -. “La gente non lo sa, ma questa è una persona che, in tredici ore di volo, si addormenta dopo quindici secondi, si sveglia con l’odore del cibo, mangia e si riaddormenta. Se sei affianco a Zanetti sull’aereo, sei la persona più sfortunata al mondo”.
Zanetti racconta un aneddoto legato ai viaggi in volo: “Abbiamo vinto 4-1 contro la Roma e dopo dovevamo giocare in nazionale. Sul volo il Cholo è stato tredici ore a parlare di un gol sbagliato da lui di testa, su un mio cross. Ma io non ho sentito niente, era Paula (la moglie ndr) ad averlo sentito per tutto il viaggio”.
Zanetti parla dei migliori calciatori con cui ha giocato: “Ronaldo era una cosa impressionante, però se devo nominarne uno solo, dico Roberto Baggio. Per la qualità del giocatore che è stato e per il compromesso che aveva… giocare con una lesione di quel tipo. Ho una ammirazione per lui per non aver mollato mai in campo e nemmeno fuori dal campo”.
Cambiasso aggiunge: “Sentivo un’intervista di Robi (Baggio ndr) in cui diceva che ancora sogna la notte il rigore sbagliato contro il Brasile. Sai benissimo che io ho vissuto una situazione simile, col rigore sbagliato contro la Germania nel 2006. Penso che sia una di quelle delusioni che ti rimangono per sempre, le abbiamo tutti ed ha avuto successo chi è riuscito a convivere con esse e superarle”.

“Sono felice perché non abbiamo fatto vedere segni interni di sofferenza prima di smettere di giocare. Per me è una cosa positiva aver smesso essendo ancora sano, poter fare ancora sport. Anche vedendo te, il ritiro ti ha fatto solo che bene”. Zanetti: “La cosa a cui tenevo di più era poter decidere io quando smettere, stando bene“.
I due aprono un capito sul famoso asado argentino: “Eravamo organizzati, ognuno aveva il suo compito. Io compravo la carne (dice Javier). Lì chi si metteva la fascia da capitano e faceva l’asado era Walter (Samuel ndr), e anche Burdisso. Abbiamo avuto tre centravanti, ognuno faceva meno dell’altro: Milito, Crespo e Cruz, si avvicinavano solo quando era pronto da mangiare. La cosa bella, che faceva anche gruppo, era rimanere lì a parlare con gli altri fino a sera”.
Zanetti chiede a Cambiasso del futuro: “Chi mi conosce sa che ho sempre avuto una passione per allenare. Ho sempre voluto capire i perché dei movimenti in campo, in tutti i ruoli. Allenare è un qualcosa che mi piace e che ho in mente. Collaborare con la Colombia è stata un’esperienza fantastica”. Interviene Zanetti: “Quello che penso è che il calcio avrà un grande allenatore del futuro”. Cambiasso puntualizza: “So che c’è tanta gente che scrive chiedendoti di portarmi all’Inter. Voglio dirvi che quello che ti chiama per allenare, è anche quello che ti manderà a casa. Quindi l’ultima cosa che io vorrei è che questa telefonata mi arrivasse da Javier. Per evitare questo tipo di sofferenza e mantenere i bellissimi rapporti che abbiamo, se un giorno ci sarà, vorrei che l’ultima persona a chiamarmi sia lui”.
Per finire in bellezza, Zanetti saluta tutti cantando un suo cavallo di battaglia come “Più bella cosa non c’è” di Ramazzotti ed un frammento di Pazza Inter (che promette di cantare interamente la prossima volta).

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