Il calcio prima e durante la pandemia, pensando al dopo.

Pubblicato il autore: Fabio Faiola Segui

L’azienda calcio sembrava una macchina da guerra prima della pandemia, un’ armata invincibile, ma adesso non ha armi per difendersi se non quelle di chiudere in anticipo i battenti ed isolare tutti gli addetti ai lavori dai contatti, mostrando anch’essa di essere fragile.

“La questione ingaggi”

La questione ingaggi inoltre non è stata bella da vedere e sentire in tv o leggerla  sui vari quotidiani. Udire questa categoria di privilegiati lamentarsi del taglio o della sospensione degli stipendi, è stato un dolore al cuore per quelle persone che in questo e quel momento stanno(e stavano) lottando, spesso senza mezzi adeguati, per garantirci la salute e la vita rischiando la propria. Non parlo delle serie inferiori(che vanno tutelate)  dove si guadagna molto di meno ma delle èlite che non conoscono ritegno.
Questo accadeva nelle prime settimane di quarantena e fortunatamente ci sono state successivamente sensibili riduzioni e sospensioni agli stipendi faraonici.

Il calcio durante la pandemia”

Siamo arrivati al punto di non ritorno dove, cambiare modo di vedere la società farà la differenza dando il giusto valore ad un gioco e a chi lo pratica.
Bisogna riconoscere una buona volta i diritti e il rilievo di tutte quelle categorie sottopagate, dai ricercatori agli infermieri(per citarne alcune), che negli ultimi decenni sono state umiliate e schiacciate dall’iniquità di un sistema economico che ha premiato più il  mondo sportivo piuttosto che quello scientifico e della sanità.

Stendiamo inoltre un velo pietoso sulle corsie preferenziali che hanno avuto i giocatori per il tampone a discapito dei medici e degli infermieri e delle persone malate seriamente in casa .

“La salute prima del profitto”

Impareremo questa lezione dopo la tempesta? A questa domanda non so rispondere perché solo Dio sa quando ne usciremo e il come.
I 5 miliardi di fatturato che genera il settore sono IMPORTANTI e nessuno mette in dubbio la forza di tutto il movimento che è sempre il traino anche per tutte le altre discipline  ma se la realtà impone questo stop forzato bisogna farsene una ragione, mettendo la salute prima del profitto.


“Pensare al dopo con serieta’ “

Il gioco del calcio è vita, va tutelato, è utile ma deve avere il  giusto riconoscimento e non va  gonfiato ad arte per trarne profitti  con la logica dei diritti tv;  non puoi valutare un campione 100 o 200 milioni di euro se poi non riesci a bilanciare il rapporto con le categorie sanitarie e di fior di professionisti che sul serio mandano avanti l’esistenza e la società salvando anche le persone, questo è solo un mio parere e andiamo avanti  augurandoci che aumentino  i salari a tutti in futuro.

L’ultimo diktat della federazione è di far ripartire al massimo il campionato non più  tardi del 14 giugno ma anche questa data sembrerebbe una chimera, poiché  essendo uno sport collettivo e di contatto, difficilmente potrà essere accolto come ultimo termine utile per un riavvio.

Alcuni pensano che sia una ripicca del governo nei confronti della serie a  ma tutto ciò  non ha fondamento perché il vero interesse dello stato è tutelare la vita dei suoi cittadini preservando la salute di più  persone possibili.

Non avendo un vaccino e cure adeguate anche I presidenti devono mettere da parte almeno per il 2020 ogni tipo di velleità agonistica per poi ripartire alla grande, quando il ministro dello sport Spadafora darà il via libera al ritorno e alla felicità  di rincorrere un pallone sul rettangolo di gioco.

 

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