In morte di Ezio Vendrame, il George Best italiano

Pubblicato il autore: Filippo Pecoraro Segui

Il tifoso nazional popolare italiano degli anni Settanta non aveva bisogno di comprare un costoso biglietto aereo per Manchester per veder giocare George Best: gli bastava prendere la sua Fiat d’ordinanza e andare in Veneto, tra Vicenza e Padova, dove una mezzala dai capelli lunghi e neri, dalla classe sopraffina e dal senso di libertà nel suo DNA faceva impazzire di gioia i suoi tifosi, di rabbia i suoi avversari, e di apprensione i suoi stessi tecnici e dirigenti. Quel calciatore si chiamava Ezio Vendrame, ed è morto oggi di tumore a Treviso.
Nato a Casarsa della Delizia il 21 Novembre 1947, Vendrame cresce nell’Udinese; nel 1967 viene preso dalla SPAL (famosa la figurina dell’album Panini con l’immagine di Ezio e il nome e i dati anagrafici del compagno di squadra Gildo Rizzato) e poi subito, per incomprensioni con il presidente ferrarese Paolo Mazza, girato prima alla Torres e poi al Siena. Dopo un’altra stagione anonima nel Rovereto, nel 1971 Vendrame passa al Lanerossi Vicenza dove, nel giro di tre stagioni di Serie A, diventa l’idolo della tifoseria locale, non tanto per le relativamente poche presenze (46) e per la sola rete segnata, quanto per i suoi comportamenti scanzonati, e il suo aspetto tenebroso e attraente che fa palpitare ben più di un cuore femminile.
Certo negli anni Settanta personaggi del calcio fuori dall’immaginario classico dell’atleta rigoroso negli allenamenti e nella disciplina abbondavano. Abbiamo citato il nord irlandese George Best, punta di diamante del meraviglioso Manchester United plurivittorioso in Inghilterra e in Europa dal 1962 al 1968. Un altro grande calciatore non convenzionale è stato l’argentino Mario Kempes, campione del mondo nel 1978 e famoso per il mancato saluto al dittatore Jorge Videla durante la premiazione della nazionale argentina il 25 Giugno 1978, appena terminata la finale contro l’Olanda. In Italia, il grande e compianto Gigi Meroni può essere considerato l’antesignano dei calciatori fuori dagli schemi, contemporaneo di Vendrame è stato Gianfranco Zigoni (coautore assieme al Nostro del libro Dio Zigo pensaci tu), croce e delizia di Juventus, Genoa, Roma e Verona, e scherzosamente indicato dal presidente scaligero Saverio Garonzi come organizzatore del suo rapimento all’inizio del 1975. Ultimo, ma certamente non ultimo, Paolo Sollier, orgoglioso simpatizzante di Autonomia Operaia e protagonista del miracoloso Perugia secondo in classifica e imbattuto nella stagione 1978-1979.
Nel 1974 Vendrame lascia Vicenza e approda a Napoli, fortemente voluto prima e altrettanto fortemente osteggiato poi dall’allenatore Luis Vinicio. Tre presenze e nessuna rete sono la degna testimonianza della poca comprensione del tecnico brasiliano per le “stranezze” del friulano.
Alla fine della sfortunata stagione napoletana Vendrame saluta la Serie A e approda in Serie C al Padova. Qui la mezzala si ritrova in pieno, colleziona 57 presenza e 8 reti, e soprattutto entra nella memoria dei tifosi euganei per due episodi che ne testimoniano la poca attenzione per le regole e per la “convenienza”; in un 1977 mirabile e terribile per la Storia d’Italia, in un mese (Maggio) che vede l’inizio del processo ai capi storici delle Brigate Rosse e l’uccisione della studentessa romana Giorgiana Masi, Vendrame nel suo piccolo dà prove del suo senso di ribellione.
Il 9 Maggio 1977, trentatreesima giornata, un Padova tranquillo nel suo centro classifica incontra l’Udinese in lotta per la promozione in Serie B. La squadra veneta naviga in cattive acque finanziarie, e paga i suoi giocatori 22.000 lire (circa 85 euro di oggi) a punto conquistato. Un emissario dell’Udinese contatta Vendrame offrendogli 7 milioni di lire (quasi 27.000 euro) per giocare male, in pratica per far vincere i friulani. Vendrame dapprima accetta ma, entrato in campo e subissato dai fischi dei suoi ex tifosi ai tempi delle Giovanili (nemo propheta in patria, come sempre), pensa che forse saranno meglio le 44.000 lire per la vittoria del Padova che i sette milioni udinese. Il Padova vince 3-2, con doppietta di Ezio, il secondo gol del quale è realizzato direttamente da calcio d’angolo, non prima che la mezzala di Casarsa si soffi il naso sulla bandierina del corner e dichiari a gesti ai tifosi avversari, come il migliore fra i giocatori di biliardo, l’esito di quel tiro piazzato.
Il 23 Maggio 1977, trentacinquesima giornata, il Padova è ancora tranquillo e affronta una Cremonese prima in classifica, tallonata dall’Udinese. C’è aria di melina, di uno 0-0 combinato per non scombussolare i piani di entrambe le squadre. Lo spettacolo in campo è decisamente soporifero e allora Vendrame decide di divertire gli spettatori, di dare un senso ai soldi da loro spesi per il biglietto d’ingresso allo stadio. Inizia dunque dalla sua metà campo un ubriacante dribbling, con gli avversari increduli e letteralmente incapaci di fermarlo; saltato anche il portiere Vendrame è palla al piede davanti alla porta vuota. E lì, nell’ultimo gesto beffardo della sua carriera, non calcia in rete ma torna verso centrocampo.
Vendrame termina la sua esperienza di calciatore con un anno a Verona nelle file del San Michele Extra, uno a Pordenone e gli ultimi due tra i dilettanti della Juniors Casarsa. Appesi gli scarpini al chiodo nel 1981, trascorre gli anni Ottanta come allenatore delle giovanili del Pordenone, gli anni Novanta a Venezia e infine i primi anni Duemila alla guida delle Giovanili della Sanvitese.
Ezio Vendrame non era solo calcio. Era anche musica, con la sua abilità alla chitarra e la sua grande amicizia con il cantautore livornese Piero Ciampi. Vale la pena ricordarsi di un’azione di gioco interrotta dalla mezzala euganea per andare a salutare Ciampi seduto sugli spalti.
Ezio Vendrame era anche poesia e letteratura. Va ad abitare in una frazione di Casarsa e pubblica versi, ispirato da un altro grande poeta di quelle terre, Pier Paolo Pasolini, anch’egli non convenzionale e decisamente innamorato della vita, tornato a Casarsa solo da morto. I libri di poesia e prosa pubblicati dal Nostro saranno in tutto 15. Di quello pubblicato con Zigoni abbiamo già accennato: è da ricordare quello forse più famoso, Se mi mandi in tribuna godo, vera opera di memorie di un calcio diventato Storia in un’epoca di per sé storica, che ha visto tra i suoi protagonisti un calciatore come Vendrame che, tra i suoi pochi rimpianti, mette in elenco un tunnel ai danni del centrocampista del Milan Gianni Rivera, azione da Ezio considerata una mancanza di rispetto verso un campione.

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