L’analisi del reparto offensivo bianconero dalla stagione 2011-2012 ad oggi

Pubblicato il autore: Agostino D'Angelo Segui

Il centrocampo della Juventus da sempre considerato- nella recente storia- il punto di riferimento di una squadra che nel principio è stata di Antonio Conte (centrocampista e bandiera bianconera) per tre anni, successivamente per cinque di Massimiliano Allegri e da quest’anno di Maurizio Sarri. L’affermazione secondo cui il reparto più decisivo nell’economia di una stagione sia il centrocampo, non è affatto sbagliata anzi, in alcuni momenti è stato uno dei più completi a livello europeo. Tuttavia, dobbiamo anche ricordare come il reparto offensivo sia cresciuto in questi anni, nelle otto cavalcate vincenti.

 

stadio di proprietà

Otto anni sono molti ma allo stesso tempo possono risultare pochi. Sono un gran numero, considerando che in questi anni sono cambiati diversi aspetti di tutto il movimento calcistico juventino. Se i successi si costruiscono con una difesa solida e un centrocampo di valore, questo possiamo considerarlo anche per l’attacco, reparto che più di tutti ha avuto un’evoluzione e una crescita pazzesca. In questo articolo, analizzeremo i reparti offensivi della Juventus dalla stagione 2011/2012– il primo anno del ciclo vincente- al 2019/2020. Quest’ultima stagione in corso è importante nell’analisi, considerando i numeri abbastanza interessanti per alcuni aspetti.
Iniziamo dal principio, dalla stagione della rinascita, del nuovo stadio e del nuovo tecnico dopo annate negative. Il compito difficile ma non impossibile di portare il club Juventus ai vertici del calcio italiano prima e di quello europeo dopo, è affidato ad un uomo carismatico che conosce l’ambiente: Antonio Conte.

Nella stagione 2011-12 il pacchetto offensivo era composto da Matri-Vucinic (titolari), Alessandro Del Piero alla sua ultima stagione e Marco Borriello dal periodo gennaio-giugno, poco tempo per dimostrare tutto il suo valore e nonostante ciò, i numeri sono stati: 13 presenze e 2 goal. Una media bassissima ma negli standard di quell’anno, come vedremo. Alessandro Matri, l’attaccante in stagione gioca ben 32 partite portandosi sul tabellino dei marcatori per 10 volte. Pochi ma buoni e soprattutto fondamentali per l’anno della risurrezione. In due occasione Alessandro Matri ha mostrato tutto, dal suo modo di giocare al risultato finale che molto spesso è il goal:decisivo a Lecce nella vittoria di misura, bravo ad approfittare dell’errore del portiere in maglia giallorossa, intelligente nel seguire i movimenti dei centrocampisti, nell’occasione del goal alla Roma in casa, quando sorprende la difesa leggendo alla perfezione la geometria di Andrea Pirlo. Un attaccante Alessandro Matri, bravo nei movimenti e prezioso nel lavoro cosiddetto ‘sporco’. Mirko Vucinic invece rappresenta il genio offensivo a disposizione di Antonio Conte, grazie alla tecnica sopraffina di cui dispone. Le presenze totali per il montenegrino sono state 35 condite da 10 goal. I goal nella stagione 2011-12 di Mirko Vucinic, sono di una precisione rara. Ricordiamo ad esempio la sassata da fuori area nella goleada di Firenze, il pallonetto dal limite contro il Bologna, il bolide dai venticinque metri contro il Milan e soprattutto il fondamentale sigillo al Nereo Rocco di Trieste, la storica vittoria per due a zero contro il Cagliari che decretò il ritorno alla vittoria del campionato italiano dopo sei anni.
Nella stessa stagione, decisivi sono stati anche Marco Borriello con il suo contributo fatto di tanto sacrificio durante i novanta minuti e Alessandro Del Piero, in goal contro la Lazio- nel momento decisivo della stagione- su punizione sigla il goal vittoria. Una rete che assegna buona parte dello scudetto, in una serata complicata allo Stadium. La seconda rete nel Derby d’Italia vinto in casa e per concludere il goal dell’addio contro l’Atalanta.

L’anno successivo con il ritorno in Champions League, Mirko Vucinic va a segno per dodici volte in 43 match disputati in totale, risultando spesso decisivo nella costruzione del gioco e diventando un vero e proprio punto di riferimento per i centrocampisti. Alessandro Matri replica gli stessi goal nell’anno precedente e Sebastian Giovinco, di rientro dal Parma dà il suo contributo con 11 goal in 42 partite disputate. Un calciatore Sebastian, cresciuto nella Juventus e dopo diverse esperienza in Serie A, ritorna in bianconero con maggiore maturità. Antonio Conte punta tanto sulla formica atomica, decisivo in alcune situazione come nella fantastica serata di Champions League contro i campioni del Chelsea allo Stadium. Sebastian è decisivo con la terza rete che chiude di fatto il match.
Nella stagione 2013- 2014, il pacchetto offensivo bianconero mostra una crescita a livello realizzativo. I goal sono di quantità superiore rispetto agli anni precedenti, grazie anche alle due punte di livello internazionale come Carlos Tevez e Fernando Llorente. Carlos Tevez è letteralmente un cannibale in zona offensiva nel primo anno in bianconero: 21 goal in 48 partite disputate. Fernando Llorente non è da meno, con 18 goal in 45 presenze. L’argentino e lo spagnolo si trovano perfettamente insieme: l’argentino è una seconda punta che aiuta anche in fase difensiva e micidiale con la palla al piede mentre lo spagnolo è la classica punta d’area di rigore che aspetta il pallone decisivo e il più delle volte non sbaglia.
Nella stagione successiva– 2014/2015- la Juventus acquista un altro attaccante spagnolo, dal Real Madrid. Entra in scena Alvaro Morata che con Carlos Tevez forma una coppia davvero formidabile, forse la più bella e concreta degli otto anni di dominio bianconero. Nella prima stagione mette a segno 15 goal, due in particolare decisivi: contro il Real Madrid al Bernabeu nella semifinale di ritorno di Champions League, segna il goal del pareggio che regala il passaggio del turno e la finale da giocare a Berlino contro il Barcellona e il goal nella bella finale dall’esito negativo contro i catalani. Alvaro Morata infatti, segna la rete del momentaneo pareggio, il sigillo della speranza per il popolo bianconero. Dall’altra c’è sempre l’Apache con i 29 goal in 48 partite e Nando Llorente in calo con 8 reti. L’argentino a fine stagione ritorna al Boca Juniors lasciando un bel ricordo in bianconero: 96 partite e 50 goal.

Terminata l’era dell’argentino Tevez, nella stagione 2015- 16 arriva per una cifra intorno ai 40 milioni dal Palermo un altro argentino, Paulo Dybala. L’approccio è dei migliori, infatti alla prima stagione in maglia bianconera, Paulo Dybala è il vero trascinatore, il nuovo che avanza:46 presenze e 23 goal in totale e 19 reti in 34 partite disputate in campionato.  Per l’argentino, attualmente in bianconero, si tratta della seconda stagione prolifica con la maglia della Juventus. In coppia con l’argentino c’è il croato Mario Mandzukic, arrivato dall’Atletico Madrid. Per il possente attaccante croato, la stagione seguente è la più prolifica: 36 partite e 13 goal, considerando che nelle stagioni successive gioca esterno e non più come attaccante avanzato.Non è un caso che nelle quattro stagioni in bianconero (non considerando il periodo più recente agosto-gennaio, messo fuori rosa) ha segnato pochissimi goal mentre nelle annate antecedenti prima dell’approdo in bianconero, viaggiava a una media di 20 goal stagionali. Tuttavia, bisogna considerare anche il nuovo abito indossato con i bianconeri diversamente da quello in Germania con il Bayern Monaco, ancor prima con il Wolfsburg e infine con l’Atletico Madrid. Sia in Bundesliga che nel campionato spagnolo ricopriva il ruolo di finalizzatore mentre nella Juventus ha lavorato più dietro le quinte, svolgendo mansioni più di secondo piano, recuperando palloni e lottando contro chiunque si trovasse dalle sue zone. Nonostante ciò, ha saputo regalare una delle immagini più belle della storia dei goal bianconeri: la rovesciata a Cardiff, in una partita terminata in maniera non del tutto felice nella stagione successiva a questa in analisi. Alvaro Morata invece conferma il suo trend con 47 partite e 12 goal.

La stagione successiva, 2016-2017 è ricca di emozioni: dall’entusiasmo per l’acquisto di Gonzalo Higuain dal Napoli alla finale persa a Cardiff dopo il blackout generale del secondo tempo contro il Real Madrid. Il Pipita è subito incisivo contro la Fiorentina– dopo le critiche a inizio stagione per il suo stato di forma- concludendo con 55 presenze tra campionato, Coppa Italia e Champions League e 32 goal di cui importantissimi come quelli siglati nella semifinale contro il Monaco. Paulo Dybala segna poco rispetto alla precedente stagione ma regala forse la partita più bella in maglia bianconera: Juventus- Barcellona, doppietta capolavoro contro i marziani catalani. Conclude la stagione con 48 presenze e 19 goal. La Joya argentina dal primo anno in cui decide di sposare il progetto Juventus, ha avuto una crescita esponenziale.
Nella stagione 2017-18, Paulo Dybala diventa un punto di riferimento, guadagna il giusto riconoscimento osservando i suoi numeri: 46 partite disputate e 26 goal in totale mentre in campionato raggiunge lo score più alto della sua carriera con 33 gettoni e 22 reti. Un’autentica macchina da goal. Paulo Dybala in questa stagione si mostra anche una valida punta centrale, un dieci che sa indossare anche la nove, all’occorrenza. Letteralmente il prototipo di fantasista, assist-man e goleador in un solo corpo. Semplicemente fantastico nella stagione 2017-2018. Gonzalo Higuain connazionale della Joya, è decisivo con 32 goal in 55 partite, un bottino importante che include quel goal al veleno siglato al San Paolo, dopo una settimana di polemiche tra lo stesso Higuain e la dirigenza del Napoli e l’infortunio alla mano. Fondamentale in questa stagione anche il supporto di Douglas Costa. Il brasiliano utilizza 47 gettoni e sigla 6 goal, utile nel gioco di Massimiliano Allegri sia in fase offensiva che in quella difensiva di non possesso palla. Douglas Costa infatti, è stato il valore aggiunto di una squadra completa in ogni reparto.

La stagione successiva- 2018-2019– nel pacchetto offensivo si fa largo un grande nome del calcio mondiale: Cristiano Ronaldo. Dopo la rovesciata allo Stadium, il destino e le casse di Andrea Agnelli hanno regalato a tutto il popolo bianconero il più bel gioiello nella storia bianconera recente. Il giocatore in attività con più reti segnate, sbarca in Italia. L’operazione Cristiano Ronaldo, sicuramente ha portato tanto al calcio italiano e soprattutto alla Juventus, sia in campo che fuori. I risultati sono stati comunque ottimi per la Juventus-anche se ci si aspettava la Champions League ma questo è un altro discorso- confermandosi in Italia. Il discorso è semplice, con l’arrivo del portoghese: Cristiano Ronaldo è il giocatore più seguito del continente insieme a Messi e perciò con l’acquisto di CR7, la Juve ha acquisito notorietà a livello mondiale. Per quanto riguardano i numeri sul campo, sono stati leggermente più bassi rispetto a quelli di Madrid: 43 partite giocate e 28 goal, tre dei quali all’Atletico Madrid, nella notte della rimonta di Champions League, la serata che difficilmente dimenticherà il calcio italiano. Numeri comunque altissimi per un attaccante ma non per Ronaldo, abituato a segnare una rete a partita. Tuttavia è importante sottolineare che la Serie A resta comunque un campionato difficile da giocare con le squadre di medio- bassa classifica che mostrano un gioco sicuramente più collaudato e una difesa ben organizzata rispetto a molti club della Liga spagnola. Capitolo Paulo Dybala. L’argentino con l’arrivo di Ronaldo è stato il giocatore che più di tutti ha impattato negativamente in stagione. La Joya infatti -restando ai numeri- ha toccato il punto più basso nell’avventura bianconera: 10 goal totali nelle 42 partite disputate, tralasciando i discorsi sul posizionamento nelle diverse zone del campo dell’argentino, perchè  è chiaro per tutti che Dybala abbia ricoperto posizioni diverse da quella abituale. Il suo gioco è stato riproposto con maggiore lontananza dalla porta e più improntato alla costruzione.

Nella stagione in corso, momentaneamente sospesa per il COVID-19, i numeri soprattutto per il fenomeno portoghese sono diventati a dir poco eccezionali. Il gioco di Sarri che ci si aspettava forse più rivolto al bel gioco, al momento non ha funzionato perchè la realtà si è presentata diversamente, con un solo slogan: “Cristiano Ronaldo dipendente” o forse un “collettivo al servizio di CR7” restando ai famosi retroscena estivi secondo cui Sarri anticipò alcune tattiche allo stesso portoghese per portare al massimo il suo rendimento. La realtà al momento, riporta questo score: 32 partite giocate e 25 goal in totale mentre per in campionato, CR7 viaggia alla “velocità Liga spagnola” con 21 reti in 22 gettoniPaulo Dybala ha trovato finalmente la sua dimensione, davanti con il portoghese o in coppia con Gonzalo Higuain. Paulo è un pedina importante per il tecnico toscano, proprio perchè garantisce fantasia e imprevedibilità. Il Pipita invece ha perso  lo smalto delle stagioni migliori ma risulta essere decisivo in alcune circostanze, soprattutto quando Maurizio Sarri decide di inserirlo a partita in corso.

Negli otto anni vincenti, la Juventus ha mutato spesso e volentieri il proprio reparto offensivo mostrando una forza costante stagione dopo stagione. Nella prima dell’era Conte, l’attacco rappresentava l’anello debole di una compagine costruita per lo più sulla difesa e sul centrocampo, però osservando diverse partite si può tranquillamente dedurre l’importanza dei due davanti (Matri-Vucinic) anche per quanto riguarda l’ultimo passaggio per l’inserimento del Vidal o Marchisio di turno, quando Andrea Pirlo era soffocato dalla morsa del marcatore.
Nelle stagioni successive, il livello si è alzato di tanto grazie all’esperienza di Tevez prima, l’esplosione di Alvaro Morata dopo e soprattutto con Dybala, Mandzukic e Douglas Costa dopo. I tre hanno portato un mix di esperienza a livello internazionale e freschezza per ritornare a livelli altissimi anche in Champions League. Numeri alla mano, è stata una strategia centrata su tutti i punti di vista. Cristiano Ronaldo invece rappresenta la ciliegina sulla torta, di un percorso innalzato con il tempo, l’ultimo mattone di una costruzione targata Andrea Agnelli. Attualmente, dopo un piano diventato realtà nel giro di otto anni, sicuramente i dettagli per rendere questo palazzo sempre più affascinante non finiscono qua e non sorprenderebbe se la società nei prossimi anni alzi ancora di più il livello del suo pacchetto avanzato, che già di per sè rappresenta uno dei più forti al mondo.

  •   
  •  
  •  
  •