La provocazione continua, nel mirino sempre Juventus e gli arbitri

Pubblicato il autore: Giovanni Esposito Segui

Parlare di Juventus non è mai facile specie dopo lo scandalo Calciopoli che ha colpito la squadra nel 2006 con i bianconeri che furono condannati alla retrocessione in Serie B con 30 punti di penalizzazione, successivamente revocati, e una reputazione totalmente rovinata. Nel corso degli anni, però, si è saputa riprendere ad alti livelli confermandosi una grande squadra sotto la guida di Andrea Agnelli ma, da quell’episodio ad oggi, ogni minima discussione riguardante la Juventus finisce sotto inchiesta anche per l’episodio più banale del mondo. In questo caso, a finire sotto la lente di ingrandimento è l’episodio riguardante la mancata espulsione di Pjanic in Inter – Juventus del 2018 finita 2 a 3 in favore dei bianconeri. Quell’episodio ha scatenato l’ira dei tifosi, in particolar modo dei napoletani, che si contendevano lo scudetto fino all’ultima giornata.

Partiamo da ciò che dice il regolamento e facciamo chiarezza: Pjanic, già ammonito, interviene in modo scomposto su D’Ambrosio sotto gli occhi di Orsato che arbitrava quel match. In questo caso ci poteva stare la seconda ammonizione e successivamente l’espulsione che avrebbe riportato il match in parità numerica vista l’espulsione di Vecino nel primo tempo. Qua la reazione del mondo del calcio e la domanda che tutti si pongono è: perché non è stato espulso? Perché non è intervenuta la Var? Sembrava una questione chiusa invece, a distanza di anni, ecco che arriva la dichiarazione shock: l’ex procuratore della FIGC chiese, a fini conoscitivi, l’audio della comunicazione tra Orsato e Var per andare a risentire proprio quell’episodio e dichiara: ” Ce li diedero solo a inizio campionato successivo. Ma lì ci fu la sorpresa. Apriamo il file e l’unico episodio in cui non c’è audio registrato era l’unico che ci importava: quello tra Orsato e il Var che aveva portato alla mancata espulsione di Pjanic. Motivo? Mi dissero che non c’era e basta. Sono certo che non ci sia stato dolo, ma ero obbligato a procedere, anche perché dovevo dare delle risposte a quegli esposti. Alla fine ho archiviato. Ed è per questo che c’ è bisogno di maggiore trasparenza.”

Pecoraro, dunque, è chiaro ed è fermo sulla sua presa di posizione ovvero qualcosa non va all’interno della sezione arbitrale perché, come da lui stesso dichiarato, quella partita lo ha portato ad avere tensioni con questo mondo. La dichiarazione, per quanto shock possa sembrare, in realtà non dice niente di nuovo. Prima di tutto il regolamento parla chiaro “ L’arbitro in campo, chiamato dai suoi assistenti che segnalano un suo errore, può revisionare il VAR per una espulsione diretta ( non seconda ammonzione). “ Quindi, ciò che è stato riferito al procuratore Pecoraro, è totalmente corretto: manca il dialogo in quel frangente di tempo non perché si è voluto occultare qualcosa ma perché il Var non poteva intervenire. Il procuratore inoltre dichiara di dover dare risposte, essere trasparente salvo poi archiviare il caso per “mancanza di prove” o perchè effettivamente non c’erano stati errori se non quello in campo da parte di Orsato e riproporre il tutto 2 anni dopo dall’episodio senza dichiarare nulla di nuovo ma facendo presagire un errore grossolano da parte del sistema arbitri condito con tanto di malafede perché quella non guasta mai.

  •   
  •  
  •  
  •