Lecce, Fabio Liverani:« Prima la salute, valutare bene se esistono le condizioni per riprendere».

Pubblicato il autore: Mattia Ala Segui

L’allenatore del Lecce Fabio Liverani ha concesso un’intervista alla Gazzetta del Mezzogiorno. Ecco le sue dichiarazioni:«Per i bilanci c’è tempo, meglio guardare al futuro, pur in un momento non semplice. Ma bisogna essere positivi. Spero che tutto quanto possa finire il più presto possibile e che possano tornare gli allenamenti, le partite e tutto il resto. Nella squadra e nella città salentina sto benissimo. C’è la volontà reciproca e il desiderio di continuare e  crescere da ambo le parti. Al momento, però, è impossibile ipotecare il futuro. Quando sarà il momento opportuno, affronteremo l’argomento e cercheremo la giusta sintonia, che tra l’altro, c’è sempre stata». Il tecnico romano prosegue:«Per quanto concerne il Lecce, abbiamo sempre detto che, al primo posto, viene la salute. Quindi anche quella dei calciatori, che sono cittadini come tutti gli altri. Purtroppo, bisogna ammettere che ci sono diverse criticità con le quali fare i conti. Una cosa è certa, bisognerà valutare per bene se esiste la certezza di ripartire e portare a termine il percorso, perchè, in caso contrario, i danni sarebbero maggiori di quelli che si andrebbero a creare ove si decidesse di non proseguire. Innanzitutto, prima di poter disputare una partita di campionato, è necessario allenarsi per almeno un mese. Non si può pensare, altrimenti, di sottoporre i calciatori allo stress psico-fisico derivante dal dover giocare 45 giorni con frequenza inusuale, con una temperatura di 30 gradi. Naturalmente queste sarebbero le condizioni per tutte le squadre, ma per quelle costruite per la salvezza, quindi per un torneo che prevede una sola gara la settimana, sarebbe molto dura affrontare la stagione con questi ritmi». Il tecnico giallorosso conclude:«Non so cosa potrebbe succedere se non si riprende a giocare. Il presidente Sticchi Damiani è un uomo di legge. Mi limito a constatare, che ad oggi, ho sentito ipotizzare varie ipotesi, ovvero che i campionati non produrrebbero alcun effetto come in Olanda, o che si opterebbe per una A a 22 squadre l’anno venturo, con due promozioni e due retrocessioni, in quanto, non potendosi disputare i playoff di B, non ci sarebbero le condizioni per la promozione di una terza squadra».

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