Lecce, l’ex Mirko Vucinic:«Un giorno mi piacerebbe allenare il Lecce».

Pubblicato il autore: Mattia Ala Segui

L’ex attaccante montenegrino del Lecce Mirko Vucinic è stato ospite di Casa Sky Sport. Tanti gli aneddoti rivelati ripercorrendo la   sua carriera. Di seguito le sue dichiarazioni:«Da ragazzino, quando cominciai a giocare a calcio, il mio obiettivo è sempre stato la Serie A, il campionato più bello del mondo. Rispetto ad ora, ai miei tempi, il calcio italiano era molto più rilevante a livello internazionale». Vucinic prosegue:«Prima di prendermi, CorvinoCavasin vennero a visionarmi in un’amichevole. In quella partita fui il peggiore, non ho mai capito perchè il Lecce decise di acquistarmi. Ancora oggi non me lo spiego. In seguito, l’esordio col Lecce è stato fondamentale. I salentini mi hanno reso calciatore, prendendomi a 17 anni, quando ero ancora un bambino. Li  ringrazierò sempre per avermi messo sulla strada giusta. Quando arrivai ero completamente solo, senza famiglia, senza amici, non capivo nè la lingua nè i movimenti che dovevo fare. Dopo fu tutto più facile. Ricordo che, quando feci l’esultanza del tagliagole alla Chris Benoit al Via Del Mare, successe un casino, mi volevano denunciare. In quel periodo tutti guardavano il wrestling, eppure successe un pandemonio. In futuro vorrei diventare allenatore, magari proprio del Lecce. Sono riconoscente all’ambiente salentino e vorrei ripagarlo ancora. Intanto sto studiando per fare il tecnico. Tra gli allenatori a cui potrei somigliare non credo ci possa essere Zeman, ma soltanto perchè i calciatori di oggi non lavorano come ai nostri tempi. Ricordo che, col boemo, durante la settimana gli allenamenti erano molto tosti, ma la domenica era, però, una goduria. Comunque prenderò i concetti principali che mi hanno insegnato tutti gli allenatori che ho incrociato nella mia carriera». L’ex calciatore di Roma e Juve conclude:«Totti e Del Piero sono il calcio. Ogni loro tocco di palla è un suono diverso rispetto agli altri. Non sono io a dirlo, ho avuto la fortuna di giocare con entrambi e lo racconterò ai miei figli. Come capitani sono due leader, dentro e fuori dal campo. Se sei capitano per tanti anni non è solo per la bravura sul rettangolo verde, ma anche per il peso che hai all’interno dello spogliatoio».

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