Lecce, l’ex Pasculli:« Sarò sempre contento di aver giocato a Lecce».

Pubblicato il autore: Mattia Ala Segui

Pedro Pablo Pasculli, ex attaccante del Lecce, che negli anni 80, assieme al connazionale Beto Barbas ha formato un connubio  in salsa argentina che ha fatto sognare il Via del Mare, si racconta in un’intervista a Tuttomercatoweb. Di seguito le sue dichiarazioni:«Nel 1985 arrivai in Italia al Lecce, e fui accolto in modo splendido da questo popolo caloroso. Ero reduce da una grande stagione all’Argentinos Junior, avevo segnato una trentina di gol. Il presidente mi disse che mi volevano in Spagna, all’Atletico Madrid, e in Italia, senza però dirmi il nome della squadra. Scelsi subito l’Italia, e in seguito scoprì di arrivare nel Salento. Non conoscevo minimamente la città. perchè all’epoca conoscevamo solo Roma e Milano. Quando arrivai a Lecce ci fu un bell’abbraccio con la gente e mi portarono subito al mare. All’inizio i leccesi hanno avuto grande pazienza con me, perchè non riuscivo a segnare. Eravamo una squadra giovane, con giocatori che arrivavano dalla primavera, come Moriero, Conte, Petrachi, Morello. La prima marcatura arrivò a Verona nel girone di ritorno. Fummo poi protagonisti della vittoria contro la Roma all’ultima giornata, togliendo ai capitolini la possibilità di vincere lo scudetto. Ma non bastò per salvarci. L’anno successivo, poi, con Mazzone tornammo in A». L’argentino prosegue:«I gol più belli che ricordo sono quelli col Bari, c’erano sempre  45 mila persone allo stadio. Per non parlare di quello al Parma, nella vittoria che ci consentì di tornare nella massima serie. Naturalmente non posso non citare il gol all’Uruguay ai Mondiali del 1986. Pensi che, dopo la retrocessione col Lecce, rischiai di non andare, ma il ct Bilardo mi chiamò ugualmente, e io lo ripagai. In quella competizione ero in squadra con Maradona, e ciò significava partire sempre con un punto di vantaggio. Ricordo l’atmosfera nella gara con l’Inghilterra. Si avvertiva ancora il ricordo della Guerra delle Falkland di qualche anno prima, ma noi trovammo ancora più forza per vincere la gara. Bilardo continua a dire che la celeberrima rete Maradona la fece di testa…In realtà, Diego, pur non essendo altissimo, fu talmente scaltro da saltare col pugno vicino la testa in modo da far sembrare anche a noi compagni che avesse colpito con la testa. E poi ci fu l’altro gol, vederlo dal campo fu straordinario. Maradona ci raccontò che in Spagna ne aveva fatto uno simile. Quando lo vide partire e arrivare in porta, lo stadio crollò giù. Fare 70-80 metri palla al piede e resistere agli avversari, significa avere forza fisica e sensibilità nei piedi. Solo Diego poteva fare una rete del genere». Pasculli conclude:«Nella mia carriera potevo andare anche in altre squadre. Il ds Cataldo mi disse che mi cercavano altre squadre, come la Fiorentina, anche se non ci fu mai un vero e proprio affondo. Mi è forse mancata la possibilità di provare qualcosa di più, ma sono e sarò sempre contento di essere stato a Lecce, si vede che Dio voleva così. E poi sono contento di essere rimasto anche per aver  conosciuto mia moglie e mi sono stabilito qui. In seguito, da allenatore, ho fatto tante esperienze in giro per il mondo. Ho fatto il ct dell’Uganda, ho allenato nei dilettanti e ho anche fatto il ct della Nazionale azzurra di beach soccer. L’idea nacque ai tempi in cui Carlo Tavecchio era presidente della Lega Nazionale dilettanti. Un mio amico mi fece la proposta che mi piacque subito. In squadra c’era anche il Condor Agostini. Abbiamo fatto i Mondiali e gli Europei, affrontando anche la Francia di Eric Cantona. Quest’anno, invece, sono stato al Bangor City, in Galles. Il presidente Domenico Serafino si è mostrato un gran bella persona, facendo ottime cose, ha preso la società sollevandola dalle difficoltà. Se non ci fosse stato lui, la squadra probabilmente ora non ci sarebbe più. Peccato solo per lo stop al campionato».

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