Lecce, Rico Semeraro:«Buon campionato del Lecce. Mio fratello fu truffato…».

Pubblicato il autore: Mattia Ala Segui

L’ex numero uno del Lecce Rico Semeraro ha concesso un’intervista al Corriere dello Sport. Vediamo cosa ha dichiarato:«Anche se non vivo più in Italia, cerco sempre di seguire la squadra. Per fortuna, oggi, è facilissimo e spesso è possibile vederla anche qui a Londra. L’ultima partita, quella della sconfitta con l’Atalanta, personalmente è stata difficile da digerire. Il Lecce però è stato bravo, è andato oltre le mie aspettative, soprattutto nella prima parte di stagione, in cui il calendario è stato veramente severo, ma i ragazzi sono stati bravi. Credo che la salvezza dei giallorossi sia alla portata. Lo dice la classifica ed il gioco di Liverani. Oggi il Lecce si trova nelle ultime tre posizioni, assieme al Genoa, ma è tutto in ballo. Le possibilità di salvezza sono tante. Se il campionato dovesse riprendere sarà fondamentale l’aspetto psicologico». Semeraro prosegue:«Dal punto di vista sportivo questo Lecce è molto simile a quello dei Semeraro, mentre come cordata somiglia di più al Lecce  di Franco Jurlano. Il nostro Lecce vedeva a capo della società una sola persona, mentre questo gruppo vede una gestione molto più collegiale. In campo, invece, Ventura, come Liverani, arrivava da alcune stagioni interessanti, è stato un tecnico che poi si è imposto ai massimi livelli. Un percorso alla portata del tecnico romano. La società è stata brava ad individuare un profilo come il suo. Quando noi  iniziammo a formare la squadra, lo facemmo da soli. Volevamo giocatori che avessero fame e voglia di emergere, ci diede una mano il direttore Cataldo che aveva già lavorato con Jurlano. Arrivarono giocatori , che ancora oggi tutti ricordano con affetto. Quando conquistammo la A sbagliammo tutto. Prima di Corvino, giunto nel 98, ci affidammo a Pavone. Fin dal primo momento comincio la prima battaglia con Ventura, che voleva mandare via i giocatori in età avanzata, come Francioso. Scelse di puntare su giovani di prospettiva, che avrebbero potuto rappresentare una plusvalenza per la società in futuro. Un progetto interessante, che, forse, non era adatto alle nostre caratteristiche in quel momento. La partita che ricordo con piacere è Lecce-Palermo 3-0, mentre il calciatore simbolo dico Chevanton. Fu un investimento importantissimo, ma, da tifoso, mi sono nel cuore anche Palmieri, Francioso e Lorieri. Ai primi due sono legato da un rapporto di amicizia, così come il portiere, un privilegio averli a Lecce. La fortuna del nostro Lecce, inoltre, si basava sul settore giovanile. Credevamo in quel modello sportivo, siamo stati lungimiranti nel puntare sulle nuove leve. Un progetto che ci ha permesso di avere risorse finanziarie importanti, anche perchè non abbiamo mai avuto un supporto dal territorio, eccetto la Provincia di Lecce col marchio Salento d’amare. Da quella squadra ricordo che  uscirono fuori  giovani eccezionali come Ledesma, Konan, Vucinic, Bojinov e Pellè». L’ex presidente conclude:«Bari-Lecce 0-2 è stato un orrore e un errore. Ricordo che vidi la partita in un ristorante italiano a Londra, a Sky venne eletto migliore in campo Masiello. A fine partita, tutti parlarono di un grande match. Tutto quello che è successo è storia. Mio fratello ci ha provato, ma non l’ha fatto, è stato truffato. In quella vicenda, il mio rammarico più grande è che il Lecce fu giudicato troppo velocemente. Nel momento in cui fu venduta  ai Tesoro, infatti, ancora non si sapeva quale campionato dovesse disputare la squadra. Non è facile dare consigli all’attuale proprietà nel momento in cui non si è dentro completamente. Il presidente non mi ha dato l’impressione di avere bisogno di tanti suggerimenti, anche perchè è una persona che è già da tempo nel calcio, essendo stato consigliere già quando c’eravamo noi. Qualche volta ho avuto modo di parlare con lui è mi ha dato la sensazione di sapere quello che fa. Il Lecce è in ottime mani. L’unica difficoltà può essere quella di gestire la società, in quanto quando le cose cominciano a non andare bene, tenere tutti uniti può essere complicato. Ma lui ha tutte le qualità per farlo. Ora è fondamentale conservare la A, che rappresenta linfa vitale per le casse della società». 

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