Mandzukic, tanti auguri al “Gigante buono”

Pubblicato il autore: Davide Roberti Segui

Tra gli uomini, i guerrieri. Si può riassumere con questa espressione, citata anche dagli ultras bianconeri in uno striscione prima di uno Juventus-Real Madrid di Champions League, la vera e più pura essenza di Mario Mandzukic, attaccante croato dell‘Al-Duhail con un passato fantastico sotto la Mole. Che poi, forse, “attaccante” è riduttivo: è stato, quello visto a Torino, un giocatore totale, un mix di grinta, cattiveria, agonismo puro ed anche una discreta tecnica. E, in fin dei conti, forse Sarri avrebbe fatto meglio a pensarci un attimo in più prima di dirgli addio.

Mandzukic, tanti auguri leone!

Il carattere di Mario, nato a Slavonski Brod il 21 maggio di 34 anni fa, si è forgiato fin da bambino proprio nella cittadina balcanica, dove nasce sotto le bombe durante la guerra d’indipendenza croata. Deve combattere dunque fin da piccolo, ed a soli 6 anni i suoi si trasferiscono in Germania: ritornerà a casa solo qualche anno dopo, al termine dei conflitti. Da un ragazzo cresciuto così, di certo non poteva nascere un agnellino: ed infatti Mandzukic, diventato intanto calciatore, inizia a farsi riconoscere sui campi di tutta Europa. Dinamo Zagabria, poi Wolfsburg, Bayern Monaco, Atletico Madrid e infine Juventus, primo del buen retiro qatariota: quella vista in bianconero è stata però, forse, la sua versione migliore.

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Mario, cuore bianconero

Amatissimo dai tifosi, con cui aveva creato un rapporto accesissimo nonostante il popolo juventino sia tipicamente “sabaudo” e piuttosto tranquillo, Mandzukic ha fatto le fortune di Allegri, suo allenatore nei quattro anni di permanenza juventina. Inizialmente non apprezzatissimo, parte in sordina la sua avventura nel 2015 con pochi gol a referto e prestazioni non memorabili. Quando la squadra inizia a girare, però, diventa tutta un’altra storia: Allegri spedisce in panchina Morata per far giocare il croato, che lo ripaga con partite impressionanti per spirito di abnegazione, oltre che con una discreta sequela di reti belle e pesanti. Ma la svolta, per lui, arriva l’anno successivo: fino a quel momento era stato sempre il centravanti boa in coppia con Dybala, ma con l’arrivo di Higuain iniziano i problemi di convivenza. Come li risolve l’allenatore? Higuain centravanti, Dybala trequartista, Cuadrado a destra. E l’ala sinistra? Sì, proprio Mandzukic. Diventa un esterno a tutta fascia, corre su e giù per il campo e, pur perdendo qualcosa sotto l’aspetto della lucidità offensiva, vengono fuori le sua qualità quasi da mediano: ringhia sugli avversari dal primo all’ultimo, dalla propria area a quella nemica. Non è, però, solo un bisonte grintoso senza piedi buoni: per informazioni, chiedere a Keylor Navas, che dal buon Mario ha subito un gol incredibile in rovesciata nella finale di Champions del 2017 (quella del disastro bianconero di Cardiff).
Con l’arrivo di CR7, poi, torna a fare il centravanti, ma non tanto in qualità di bomber, quanto più come “apripista” per le scorribande di Ronaldo. E’ il figliol prodigo di Allegri, che non se ne priva praticamente mai. Poi, però, arriva Maurizio Sarri: al tecnico di Figline non piacciono gli attaccanti come lui, e viene messo fuori rosa. In maniera incredibile, l’idolo della tifoseria bianconera perde il posto in squadra, e viene costretto ad andarsene nel mercato di gennaio, senza aver mai giocato nel nuovo campionato. Ora è in Qatar, ma nessuno, proprio nessuno, si è dimenticato di lui, sotto la Mole.

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