Sandro Piccinini intervistato da Ivan Grieco. Ecco le parole del telecronista più amato in Italia

Pubblicato il autore: Mattia DElia Segui


Nella giornata di giovedì 7 maggio Sandro Piccinini è stato ospite per un’intervista sul canale Twitch di Ivan Grieco. Ivan Grieco, per chi non lo conoscesse, è un commentatore e presentatore di eventi esports oltre ad essere un content creator. Durante l’intervista sono stati toccati diversi argomenti, da com’è iniziata la carriera da telecronista di Sandro Piccinini ai suoi giocatori preferiti.

Ecco di seguito le domande fatte e le risposte del telecronista più amato d’Italia.

Chi è Sandro Piccinini, quando hai iniziato a commentare?
Ho cominciato presto. Ho cominciato pensando di fare il calciatore e fino ai 13/14 anni ne ero sicuro. Purtroppo a 14 anni persi mio papà e persi un po di sicurezza. Un episodio che mi ha fatto cambiare strada è stato quando avevo 15 anni. Mia madre per incoraggiarmi a credere nel sogno di diventare calciatore mi portò a fare un provino con la prima squadra della Roma. Ero felicissimo e credevo di avercela fatta, ma non fu così. Da quel momento appesi gli scarpini al chiodo e per seguire il calcio decisi di fare il giornalista sportivo. A 19 anni iniziai a lavorare per le prime radio tv locali romane che stavano crescendo in quel momento. In quel periodo non si pensava che il telecronista sarebbe stato un lavoro e quindi io pensavo di diventare per lo più un giornalista, quindi la parte cartacea, e andavo in tv anche gratis per fare esperienza. Sono stato lì per una decina di anni prima di andare a Mediaset“.

Quanto è cambiato il mestiere del telecronista rispetto a quando hai iniziato? E soprattutto, cosa è cambiato?
“La telecronaca è cambiata perché è cambiato il modo di riprendere le partite. Prima le partite si riprendevano con una sola telecamera e quello che vedevi tu lo vedeva la gente a casa. Adesso le partite vengono riprese anche con 20 telecamere e devi stare attento anche quando la palla esce fuori dal campo per commentare quello che fa passare la regia come ad esempio un replay o un personaggio inquadrato in tribuna. Possiamo dire che adesso è anche più complicato commentare una partita, ci sono tante cose da fare e gestire come il monitor, la seconda voce, il bordocampista. Tutte cose che prima non c’erano”.

Quali sono le cose più difficili del tuo lavoro? Imparare i nomi di alcuni giocatori, riconoscerli, studiare la storia delle varie squadre, rimanere imparziali sempre?
Tutto questo fa parte della preparazione della partita e immodestamente devo dire che questo concetto l’ho inserito io nella telecronaca, anche perché prima di me c’erano solo i telecronisti Rai. Loro non avevano questa abitudine e teorizzavano il fatto che in telecronaca dovevi portare solo quello che sapevi e non  c’era bisogno di preparare la partita. Io sostengo, al contrario loro, che la partita va preparata e più cose sai più sarai sicuro in telecronaca. Queste cose ti aiutano a riconoscere il giocatore, sai in quale zona del campo gioca, anche perché in telecronaca quasi mai riesci a riconoscere il giocatore dal numero di maglia. Stesso discorso per  la pronuncia dei giocatori che vanno verificate. Adesso è anche più facile preparare una partita mentre ai miei tempi era un po più complicato: ad esempio per sapere bene la pronuncia dovevi chiamare il consolato oppure gli addetti stampa mentre adesso con internet è tutto più semplice“.

Quali sono i ricordi più belli che hai come telecronista? Hai commentato partite memorabili e gol pazzeschi, ne vuoi ricordare qualcuno in particolare dove magari ti sei emozionato tu stesso?
“Chiaro che dal punto di vista romantico io ricordo tanto di Tele Roma 56 che è stata la televisione privata dove sono stato più tempo, che mi ha dato grandi soddisfazioni e che mi ha lanciato. Per quanto riguarda partite importanti, ce ne sono tante da quando sono arrivato a Mediaset. La partita più importante e difficile professionalmente da commentare, ma che mi ha dato grande soddisfazione, fu la finale di Champions League del 2003 tra Milan e Juventus. Avevo tanta pressione per tanti fattori: la partita era in esclusiva su Canale 5, due squadre italiane in finale, più o meno 20 milioni di ascolti, partita che finisce ai rigori e noi eravamo la Tv del Milan quindi era molto delicato, ma andò tutto bene. Poi ricordo anche la finale di Barcellona del 1999 tra Bayern Monaco e  Manchester United, con il Manchester che sotto 1 a 0 vinse nel recupero 2 a 1. Però ce ne sono tante altre. Invece uno dei gol  più belli è quello di Messi su Boateng in Barcellona-Bayern Monaco nella semifinale del 2015”.

Cosa ne pensi della nuova generazione di telecronisti? Personalmente penso che manchino un po’ di frasi ad effetto e di cavalli di battaglia per differenziarsi.
“Intanto va detto che il livello di telecronisti oggi è molto alto, tutti sono molto preparati e forse anche troppo. A livello di ritmo ce ne sono tanti molto bravi. A discorso di frasi ad effetto non è facile farle a tavolino e come nel mio caso sono nate  spontaneamente per un esigenza di risparmiare il numero di parole. Tutto questo serve per non asfissiare il telespettatore e l’esigenza di essere essenziali ti porta a creare delle parole e dei termini che siano efficaci per fotografare il momento. Se poi azzecchi il termine esatto rimane nella testa come ad esempio nel mio caso, ma non bisogna esagerare e utilizzarla tante volte”.

Cosa ne pensi del Calcio attuale? Non solo quello giocato ma anche televisivo. In cosa lo miglioreresti se potessi?
“Ci sono i nostalgici del calcio di una volta con le partite tutte insieme e io ho iniziato in quel periodo lì. A me non fanno impazzire le partite che vanno dal venerdì al lunedì ma le televisioni vogliono distribuirle per poter guadagnare di più e per dare più soldi  alle società. Mi piaceva molto il ritmo delle domeniche pomeriggio ma il mondo va avanti e bisogna ricordare che il calcio è il prodotto di società  private che vogliono guadagnare. Non mi piace molto il rapporto che c’è adesso tra i media e i giocatori. Prima potevi parlarci con i giocatori, potevi chiacchierare liberamente con i giocatori mentre adesso non è più possibile tra addetti stampa, social manager e conferenze stampa. Le società e i giocatori devono capire quant’è importante la figura del tifoso e lo capiremo quanto ripartirà tutto a porte chiuse”.

Facciamo un gioco. Dimmi per ruolo, i tuoi giocatori più forti di sempre
“Per i portieri la tradizione è sempre stata nostra. Tre nomi sono Zoff, Albertosi e Buffon. Portieri stranieri più forti non li ricordo, soprattutto di lunga durata. Per la difesa, se dobbiamo considerare la mia vita da telecronista, uno come Baresi non l’ho visto mai. Se devo stare al presente dico Chiellini. Per i centrocampisti, Rivera è stato il mio idolo mentre per i più moderni Pirlo è stato fenomenale e Iniesta forse di più. Per gli attaccanti, se parliamo di mondo, in una specie di classifica metto al primo posto Maradona e Messi (come talento), un quarto di gradino sotto metto Pele’ e poi  i campioni come Ronaldo il Fenomeno (dei momenti d’oro), Cristiano Ronaldo, Di Stefano e altri. Senza dimenticare i nostri Totti, Del Piero e Baggio”.

Cosa consiglieresti ad un ragazzo che vuole intraprendere la tua carriera?
“Questo mestiere è difficile anche perché non ci sono scuole. Io dico sempre che bisogna mettere più cose possibili nel bagaglio culturale, quindi studiare e leggere tanto. Per il discorso tecnico è importante allenarsi, quindi registrarsi, provare a fare telecronache di partite registrate su youtube e soprattutto riascoltarsi per capire gli errori. E’ importante ascoltare i telecronisti professionisti e sviluppare uno spirito critico. Dopo ci sono anche dei corsi ma bisogna avere cautela perché sotto possono esserci brutte intenzioni. Bisogna fare tante esperienza, quindi andare in delle tv locali e in delle redazioni”.

Nella parte finale dell’intervista, Ivan ha lasciato spazio alla chat che ha fatto alcune domande a Piccinini.

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