Sconcerti: “Il Triplete ha cambiato tutto. Mourinho non aveva dei fuoriclasse”

Pubblicato il autore: Francesco Rossi Segui

A 10 anni di distanza, il ricordo del Triplete dell’Inter di Mourinho è ancora vivo nel cuore dei tifosi nerazzurri, e lo rimarrà per sempre. La squadra allenata dal tecnico portoghese era davvero una bomba a orologeria, perfetta in qualsiasi reparto e tatticamente formidabile. Del trionfo nerazzurro datato 2010, ha parlato il noto giornalista Mario Sconcerti, intervistato dal Corriere della Sera:

“Il Triplete interista del 2010 è una di quelle rare date che cambiano le epoche. Se torniamo indietro di 10 anni ci accorgiamo che è cambiato tutto. Se ne sono andati dal calcio Massimo Moratti e Silvio Berlusconi. Gli ultimi presidenti che gestivano le squadre di tasca propria. Questo ha fermato il calcio di Milano lasciandolo in balia di una sola squadra, la Juve. Sono arrivati presidenti stranieri portando grande freddezza nel rapporto con la gente. Sono cambiati i costi del calcio, aumentati di tre o quattro volte. È infine cambiato il calcio sul campo. Guardiola ha continuato a essere un riferimento, ma la sconfitta in semifinale con l’Inter lo portò ad abbandonare lentamente il tiki-taka e a inventare un gioco di possesso rapido e molto più verticale. E a capire che per evolversi doveva lasciare la Spagna. Quella Champions interista confermò invece che il calcio non potrà mai appartenere a una tattica unica, universale”. 

Mourinho come Rocco ed Herrera, così la sua Inter vinse il Triplete

Sconcerti nel corso dell’intervista ha paragonato Mourinho a Nereo Rocco riguardo lo stile di gioco utilizzato in campo:

Mourinho vinse quel Triplete giocando come giocava Rocco cinquant’anni fa, gestendo i giocatori secondo l’avversario, avendo cura prima di tutto di difendersi e usando la propria modernità in un’esasperata attenzione dei dettagli, nella costruzione eterna del nemico. Credo che il Triplete sia stato soprattutto merito suo. Anche l’Inter di Herrera, a cui indubbiamente Mourinho assomiglia, aveva molti più punti fermi, la sua formazione era una poesia, la scandivi a memoria come il verso di un sonetto. Quella di Mourinho è sempre stata piena di sorprese. Più che all’Inter del vecchio Moratti, questa del figlio mi ha ricordato alcuni esempi del Manchester di Ferguson, per l’ampiezza del gioco, la semplicità e l’aggressività. Mourinho non aveva quell’anno una squadra formidabile, era un’Inter di tutti campioni ma nessun fuoriclasse. 
Forse anche Mourinho ha chiuso un’epoca con il Triplete. È con quella Inter che ha dato il meglio di se. Dieci anni dopo resta un grande allenatore a cui tutti hanno fatto un po’ l’abitudine. E viene spesso esonerato come gli altri. La sua Champions fu uno straordinario crescendo. Cominciò con tre pareggi, due in casa, ritmo da eliminazione. Poi scoprì Pandev, convinse Eto’o a fargli strada, dette sostanza a Sneijder, trovò i gol di Milito”. 

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