Tommasi, il distanziamento, e quella ripresa sempre più difficile

Pubblicato il autore: Roberto Liggi Segui


In un calcio ancora ferito e che conta i danni e i contagiati (una ventina i calciatori attualmente positivi in Serie A), Damiano Tommasi esprime perplessità riguardo alla ripresa del campionato di Serie A tra legittimi timori e norme igienico-sanitarie.
Si può tornare a giocare un campionato in modo regolare con una serie di divieti e norme igieniche che potrebbero falsare l’essenza stessa del lato agonistico?

Quanti sono i positivi al Covid-19 in A?

Dal primo caso di positività di un calciatore di Serie A son passati quasi due mesi. Era il 13 marzo quando, a una settimana dall’appello di Tommasi, presidente dell’AIC, a fermare il campionato, faceva rumore la notizia di Daniele Rugani testato positivo al tampone del coronavirus. Da li in poi la situazione degenera, anche Dybala e Matuidi in casa Juventus contraggono il Covid, con l’argentino che impiega oltre sei settimane per liberarsi dal virus.
Non è ancora fuori dall’incubo neppure il portiere dell’Atalanta Sportiello, ancora positivo dal 24 marzo scorso, data del tampone.
Ben 11 i giocatori complessivamente colpiti dal virus in casa Sampdoria, 7 dei quali contagiati in marzo, 4 testati positivi nel tampone avvenuto alla ripresa degli allenamenti.
Sei anche alla Fiorentina, un caso al Verona, uno al Torino.

L’Inghilterra ha proposto l’idea dei campi neutri in uno dei recenti meeting avvenuti per pianificare il ritorno in campo della Premier, mentre il numero dei contagiati cresce.
Niente pasti da consumare in compagnia, ma rigorosamente nelle proprie auto, al di fuori dai locali adibiti ad allenamenti e spogliatoi.

I motivi dello scetticismo di Damiano Tommasi

Dodici i turni di campionato da recuperare, due semifinali di ritorno più finale di Coppa Italia, nonchè quattro recuperi: Inter-Sampdoria, Verona-Cagliari, Torino-Parma e Atalanta-Sassuolo tutte rinviate lo scorso 23 febbraio.
Un calendario già fitto anche senza la sosta forzata, ma che arriverebbe a diventare un autentico tour de force, come un Mondiale di calcio esteso, con partite decisive e ravvicinatissime.
Senza parlare delle coppe europee, con Roma e Inter impegnate negli ottavi di finale di Europa League, la Juventus e il Napoli negli ottavi di Champions, e l’Atalanta già ai quarti.

A me, più delle mascherine, suscita perplessità il distanziamento sociale, questo metro di distacco che oggi come oggi bisogna rispettare anche sul campo” ha detto Tommasi intervistato dalla Gazzetta dello Sport.
Lo spogliatoio, alta fonte di contagi, tra docce e momenti di aggregazione sarebbe da bandire. Il pallone, sempre secondo Tommasi,  è l’oggetto cardine del gioco del calcio, crea attrazione perché tutti lo tengono d’occhio e puntano a ottenerlo. Secondo alcuni potrebbe essere proprio il pallone però a favorire il passaggio del virus.
Cosa dire delle mascherine? Tanto pubblicizzate nella vita della fase 2, quella della convivenza col virus, e nemmeno nominate quando si parla di calcio.
E il famoso distanziamento sociale? Come si può conciliare con lo sport? E uno sport come il calcio che fa dell’agonismo e dello scontro fisico una delle sue cifre caratteristiche, può rispettare distanze e tali accorgimenti? Il calcio depotenziato, secondo Tommasi.

Ancora rimandato il capitolo allenamenti collettivi, che sarebbero dovuti riprendere il prossimo 18 maggio, ma le condizioni attuali continuano a non essere abbastanza rassicuranti.
Quel che è certo è che stiamo entrando nella fase decisiva, si sta facendo di tutto per poter riprendere, cercando di isolare i contagiati, e predisponendo regole, calendari, e misure di sicurezza. Ma ora o la va o la spacca. Se tutto si è fermato e qualche grande evento ha già saltato un anno, resta da vedere se il calcio può uscirne indenne.

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