FC Barcelona – Albertini: “Il mio impatto con Messi e quando dissi “No, non lo conosco””

Pubblicato il autore: Giuseppe Ortu Segui

Lionel Messi of FC Barcelona during the match Real Madrid CF v Club Brujas , of UEFA Champions League, 2019/2020 season, Date 2. Santiago Bernabeu Stadium. Barcelona, Spain, 01 OCT 2019. (Photo by pressinphoto/Sipa USA)

Demetrio Albertini, indimenticato calciatore italiano di Milan e nazionale italiana, che ha chiuso la carriera nel FC Barcelona con sulle spalle il numero 22 nella stagione 2004-05, è stato ospite dell’atto di commemorazione della Finale di Roma di Champions League del 2009, vinta dal Barça contro il Man United con il risultato di 2-0 grazie alle reti di Eto’o nel primo tempo e di Leo Messi nella ripresa, realizzato proprio per festeggiare l’avvenimento nel suo undicesimo anno dalla disputa. Noi, presenti all’atto commemorativo, lo abbiamo intervistato.

L’atto, dal titolo “Tutte le strade portano a Roma – 31 Maggio 2020 – Roma Finale 2009”, organizzato dalla Penya blaugrana di Roma presieduta da Massimiliano Morgante, ha visto la partecipazione di grandi nomi del barcelonismo. Soci, penysti, ex giocatori del Barça, personaggi istituzionali del FC Barcelona, giornalisti. Tra gli esponenti del barcelonismo invitati alla conferenza commemorativa presieduta da Max Morgante, tenutasi in via telematica con collegamenti da varie parti di Italia e della Catalunya, erano presenti, tra gli altri, il Vicepresidente Istituzionale del Barça Pau Vilanova, il Presedente de la Confederació Mundial de las Penyes blaugrana Antoni Guil, il Presidente FCB World Penyes Federation Toni Freire, il Delegato del Govern Catalan in Italia Luca Bellizzi, la Presidente dell’Associació Catalans di Roma Isabel Turull. Oltre ad essi, presidenti e rappresentanti delle Penyes di aficionados del club blaugrana in Italia e nel Canton Ticino. Demetrio Albertini in collegamento in diretta e Andrés Iniesta, tramite un messaggio registrato fatto pervenire dal Giappone all’organizzazione, hanno parlato dell’evento, commemorando attraverso i loro ricordi la finale che diede al Barça il suo primo triplete della storia. In realtà quello del 2009 (Copa del Rey, Liga e Champions) dovrebbe essere annoverato come il secondo della storia blaugrana, posto che il primo risale ai primi degli anni ’50, quando il famoso “Barça del cinq copes” conquistò nel 1952 Copa del Generalissimo, Liga e Copa Latina (l’antesignana della Coppa dei Campioni, poi Champions league), oltre alla Copa Eva Duarte (l’attuale Supercopa d’Espana) e al Trofeo Martini & Rossi.

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Albertini ha parlato di vari argomenti riguardante la finale, da lui organizzata nella sede di Roma, ma ha anche risposto a domande che hanno prescisso da quell’evento. L’ex blaugrana giunse a Barcelona nel gennaio del 2005 al fine di dare una mano al club “più dal punto di vista dell’esperienza nello spogliatoio, facendo crescere Carles Puyol, che in campo, posto che giocai appena 5 partite in quella stagione”. Rimase 6 mesi e lasciò il calcio giocato al termine di quella stagione per dedicarsi alla carriera dirigenziale e organizzativa. Albertini giunse in blaugrana proprio la stagione dell’esordio dell’astro argentino, una occasione troppo ghiotta per non rivolgergli delle domande proprio su quella stagione da cui tutto iniziò e sul Messi 16enne che già aveva incantato nel mondiale under 20 con l’Argentina, vincendolo a mani basse, e che si apprestava con il Barça a lasciare il segno nella storia del calcio mondiale.

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E’ stata l’occasione anche per conoscere aneddoti curiosi e retroscena dello spogliatoio del Barça di quegli anni, come il fatto che Demetrio si fosse talmente ambientato nel club e nella città, (“la considero la mia seconda città di vita, di sport”) che “nonostante fossi lì solo da sei mesi stavo già discutendo e contrattando con Laporta i premi della Liga”. Albertini è talmente radicato nel Barça che alle ultime elezioni presidenziali “vi ho partecipato come parte della squadra di Joan Laporta, poi vinte dall’attuale presidente Bartomeu”.

Una delle chicche più gustose raccontateci è stato il primo faccia faccia in assoluto avuto con Leo Messi. “Ogni volta mi vergogno un po’ a raccontarlo, ma quando venni presentato Laporta non era disponibile e la feci solo con Rijkaard e Beguiristain. Il giorno dopo incontrai Laporta nello spogliatoio ancora vuoto. Lui si scusò per non poter esser stato presente alla presentazione del giorno prima. Nel frattempo arriva Leo Messi ed è praticamente il primo giocatore che io conosco del Barcellona. Laporta si rivolge a Leo Messi e gli chiede se mi conosce; e lui dice “sì, cavolo! E’ Demetrio Albertini! Ha vinto tanto con il Milan. E poi chiede a me: “Demetrio tu conosci Leo?” E io gli faccio “No, guarda non lo conosco”. Tu pensa ora la vergogna nel raccontare questa cosa”. Albertini ride raccontando il fatto, un po’ tra l’imbarazzato e il divertito mentre rivede e rivive mentalmente quel primo incontro nel vuoto dello spogliatoio del Barça con colui che sarebbe diventato nel corso degli anni il calciatore più forte della storia del calcio.

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Non ha comunque impiegato molto tempo a conoscerlo. Al primo allenamento giunsero i primi segni che quel ragazzo timido e schivo non era un calciatore normale. “Facemmo due rondo. Uno con il gruppo dei normali e uno con il gruppo dei fenomeni. Nel gruppo dei normali c’erano Xavi, Iniesta, Puyol… questi; tanto per dire quali erano quelli normali. Dall’altra parte c’era Ronaldinho, Eto’o, Belletti, Deco… Io ero nel gruppo di quelli normali, dove non la prendevo quasi mai, anche perché ero vecchiotto. In quel caso lì Leo era dall’altra parte. Io mi giro e mi domando perché un canterano vada nel gruppo dei fenomeni”. La sorpresa e lo sconcerto per Albertini durò il tempo di un allenamento. Dopodiché comprese il perché di quella situazione. “Dopo due allenamenti chiamo un mio amico e gli dico: “Ho visto il nuovo Maradona”. Messi non aveva ancora esordito e dopo due allenamenti ho visto subito che aveva qualcosa di speciale”.

In campo poi, il suo ricordo si riferisce al suo primo goal in maglia blaugrana. Era il 1 Maggio; la partita era contro l’Albacete. Messi entra all’88’. Il tempo di fargli arrivare “una palla sul lato sinistro. La stoppa, fa il pallonetto e gli fischiano il fuorigioco al suo primo goal. Dopo qualche minuto gli arriva la stessa palla, la mette giù come quella di prima, fa il pallonetto e segna. E quella volta glielo danno il goal. Con una cosa così non poteva non fare una carriera come quella che sta facendo”.

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