Il tormentato rapporto fra Pallotta e la Roma

Pubblicato il autore: jean Segui

James Pallotta diventa ufficialmente presidente della As Roma il 27 Agosto 2012, subentrando a Thomas Di Benedetto che a sua volta aveva inaugurato il 18 Agosto dell’anno precedente la svolta Americana alla presidenza della squadra capitolina dopo 18 anni di gestione Sensi, divisi fra il padre Franco e la figlia Rossella.  La roma nell’agosto 2012 è un catino di speranze e perplessità. Il ritorno di Zeman tredici anni dopo il suo esonero da parte di Franco Sensi, al termine di una travagliata stagione in cui si oscillava fra alibi arbitrali, torti evidenti, vedi la sfida europea contro l’atletico madrid, e inquietanti cali di tensione, venezia roma 3 1 ed il simbolico roma 4 inter 5.  La roma con Luis Enrique aveva vissuto una stagione di alti e bassi, grandi picchi, come la vittoria al san paolo sul napoli, lo 0 2 a Bologna prima delle feste natalizie ed il sontuoso 4 -0 rifilato all’inter dell’ex di turno Ranieri. Ma non c’era mai stata una sensazione di stabilità e continuità necessarie per far crescere i giovani talenti, veri o presunti, da lamela a pjanic da josè angel a bojan. La pazienza dei tifosi, simboleggiata nello storico striscione “mai schiavi del risultato” esibito come un vanto in un roma lecce serale, passato alla storia per l’eurogol annullato ad Osvaldo, si sciolse come neve al sole man mano che la stagione entrava nel vivo. Le umilianti imbarcate subite dal lecce di Cosmi o dall’Atalanta di Colantuono indirizzarono la decisione del tecnico Asturiano che terminò controvoglia la stagione e se ne andò quasi sgravato da un peso.
Nell’estate 2012 la roma operò una seconda rivoluzione totale, partirono molte promesse non mantenute, sulle quali si sarebbe dovuto costruire il progetto, vedi bojan e josè angel, ed arrivarono altre scommesse come Piris, da una misteriosa squadra paraguaiana, un onesto mestierante di centrocampo come Bradley e soprattutto il portiere uruguaiano Goichoechea dal Danubio.
La roma parti in pieno stile zemaniano, un interlocutorio pareggio casalingo con il Catania inaugurò la stagione. Si visse sulle montagne russe passando da momenti di gloria, i 4 2 al milan ed alla Fiorentina, ad inspiegabili cadute interne con bologna ed udinese. Zeman lasciò fra le polemiche dopo un tragico roma cagliari in cui il portiere sul quale aveva puntato e scommesso commise un errore non comune.  La stagione terminò discretamente con l’ex collaboratore tecnico di Spalletti Aurelio Andreazzoli. La roma, i cui tifosi erano ormai divisi e rancorosi verso il presidente, quasi avesse qualche responsabilità su errori individuali e beghe interne, perse la finale di coppa italia con la lazio al termine di una gara noiosa, dominata territorialmente dai giallorossi che ai punti non avrebbero meritato la sconfitta. L’indomani si udirono addirittura personaggi del calibro di Amendola o Venditti prendere le distanze dalla gestione americana, oramai ridotta incomprensibilmente ad una macchietta, dichiarando le loro dimissioni da tifosi a queste condizioni. Pallotta si trovò oltreoceano a gestire una situazione totalmente diversa dal modello americano, o anche in certi casi italiano, il presidente si trovò in un tritacarne mediatico in cui si passava da accuse di simpatie laziali a menefreghismo, da presunzione a mancanza di stile. Il tutto per una carambola finita sui piedi di Lulic. Fu bravo a non mollare ed inaugurò , fra la quantomeno mancanza di stima generale, un ciclo di successo per la Roma. Arrivò dopo varie vicessitudini l ex tecnico del Lille Garcia, dopo i rifiuti , poco eleganti di Allegri e Mazzari. La roma 2013-14 , rinforzata opportunamente, era uno spettacolo, e solo una juve da record, 102 punti, ebbe la meglio. Il processo di crescità fu evidente e costante, la campagna acquisti 2015, dzeko rudiger szczesny salah palmieri digne, fu sontuosa. La Roma da lui finanziata malgrado forti e ricorrenti pulsioni all’autodemolizione, vedi l’eliminazione ai rigori con lo Spezia od i riccorenti blackout stagionali, scaturiti da episodi apparentemente inconsistenti, arrivò sul tetto del mondo. Nella settimana del 10 Aprile 2018 dopo il 3-0 al Barca la roma toccò un apice che mancava in europa dal  3-0 al Dundee il 25 aprile 1984. Pallotta poteva esultare e si lanciò vestito nella fontana di piazza del popolo, acclamanto, finalmente dalla folla. Purtroppo l’idillio fini appena pochi mesi dopo, la sciagurata campagna acqusiti di Monchi, 2018, portò solo equivoci, vedi il caso nzonzi, non ben voluto da leader dello spogliatoio, Pastore, vittima di infortuni e poco avvezzo al 4 3 3, e la giovane meteora Bianda pagata 6 milioni. La roma falli l approccio alla stagione e Di francesco, gia da settembre sulla graticola, venne esonerato dopo una beffarda eliminazione con il Porto in coppa. Ranieri concluse degnamente una stagione da dimenticare sfiorando la qualificazione in champions, ma la sensazione era che con Di francesco la squadra avesse mollato. Con la crisi tornarono le accuse di antiromanismo a Pallotta, il fatto di aver fatto smettere Totti, malgrado un rinnovo contrattuale, giugno 2016, a 39 anni e mezzo, e De rossi, martirizzato dalla cartilagine e dai muscoli oramai sfilacciati, vedi la sua esperienza al Boca.  è vero che la roma con Pallotta non ha alzato nemmeno un trofeo ma è anche vero che non ha vissuto gli alti e bassi della gestione sensi, in cui ad un secondo posto ad un punto dalla vetta 2001-2, si alternava un ottavo posto, o peggio si sfiorò la retrocessione con quattro allenatori, 2004 5, con l onta di un solo punto del girone di champions.  Molti presidenti non operano sul campo ma non per questo vengono criticati. La piazza di Roma è complicata e Pallotta malgrado il triste epilogo, le ha regalato momenti di gioia pura e grandi  giocatori. Se un ds considerato un re mida del calcio come Monchi, arrivato con piu onori che oneri, vive il peggior biennio della sua carriera, tornando a Marzo 2019 a Siviglia, tre settimane dopo aver dichiarato di non voler mollare, non può esser colpa del presidente, che è stato carente, questo si, dal punto di vista della comunicazione.

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