Italia – Germania, la partita del secolo

Pubblicato il autore: Filippo Pecoraro Segui


Il 17 Giugno 1970 si gioca allo Stadio Azteca di Città del Messico la semifinale del Campionato del Mondo tra Italia e Germania Ovest, quella che ancora oggi viene ricordata come Partita del Secolo. La vittoria italiana permetterà alla Nazionale di andare a incontrare in finale il Brasile probabilmente più forte di tutti i tempi (forse assieme a quello sfortunato del 1982). La rappresentanza carioca vincerà agilmente 4-1 e conquisterà definitivamente la Coppa Rimet, trofeo assegnato ai Campioni del Mondo sin dalla prima edizione del 1930.
Partita del secolo. Definizione importante, ingombrante, soprattutto perché riferita a un match giocato esattamente 50 anni fa, prima del Calcio Totale olandese di Rinus Michels, e prima delle sue evoluzioni milaniste alla fine degli anni Ottanta e di quelle spagnole (il famoso tiki-taka) del Ventunesimo Secolo. Però è proprio qui il punto. Se da un punto di vista tecnico, puramente meccanico, ben altre sono le partite del secolo, meglio ancora dei secoli, che abbiamo visto e vediamo quasi quotidianamente; ebbene Italia – Germania rimane memorabile per i rovesciamenti di fronte, i brividi, le speranze, le delusioni, la gioia, gli strabilianti tempi supplementari, forse i più emozionanti della storia del calcio con 5 reti realizzate in mezz’ora.
La strada dell’Italia verso la semifinale del 17 Giugno non era stata priva di ostacoli. Nella fase a gironi di Puebla e Toluca la Nazionale, fresca del titolo di Campione d’Europa conquistato nel 1968, aveva raccolto solo un successo, il 3 Giugno contro la Svezia, e due pareggi a reti bianche contro l’Uruguay il 6 Giugno e contro la debuttante Israele l’11 Giugno benché, in quest’ultimo incontro, all’Italia fossero state annullate due reti regolari a causa di altrettante sviste del guardalinee etiope Seyoum Tarekegn, episodi sui quali si costruì poi il leggendario quanto inesistente insulto razzista del radiocronista Niccolò Carosio a Tarekegn, e il suo allontanamento definitivo dalla RAI. La Nazionale comunque aveva centrato la qualificazione e nei Quarti di Finale aveva passeggiato contro i padroni di casa del Messico vincendo per 4-1 il 14 Giugno e tacitando le polemiche del centrocampista Gianni Rivera contro la stampa italiana, secondo egli responsabile, con la sua pressione sull’ambiente, delle deludenti prestazioni degli Azzurri nei mondiali del 1962 e del 1966, e dell’incerto inizio dell’edizione in corso.
Il cammino della Germania Ovest era stato invece nettamente più agevole. La nazionale tedesca era reduce dal secondo posto al Campionato del Mondo del 1966 dopo la sconfitta contro l’Inghilterra nella famigerata finale del gol fantasma dell’attaccante Geoff Hurst. Nella fase a gironi messicana disputata a León i tedeschi dell’ovest si erano sbarazzati facilmente di Marocco, Bulgaria e Perù; e nei Quarti di Finale ebbero la possibilità di rifarsi contro l’Inghilterra battendola 3-2 ai tempi supplementari.
Dunque, alle ore 16.00 messicane, alle 23.00 nel nostro Paese, Italia e Germania Ovest iniziarono la loro sfida per l’accesso alla finale mondiale, commentata da Nando Martellini per la diretta televisiva, e da Enrico Ameri per quella radiofonica. I Mondiali del 1970 erano i primi ad essere trasmessi in televisione in diretta grazie alla copertura satellitare e ai diritti rivenduti dalla televisione di Stato del Messico all’Europa. Debutta al Mondiale il famosissimo pallone dell’Adidas Telstar, composto di 12 pentagoni neri e 20 esagoni bianchi per una migliore resa della forma sferica rispetto ai palloni costituiti da strisce di cuoio, per un’altrettanta migliore resa della sua forma sui televisioni in bianco e nero, e battezzato prendendo in prestito il nome del primo satellite artificiale per telecomunicazioni, ispirandosi anche al design di esso. Le altre novità inserite in questa edizione del Mondiale furono la possibilità per l’arbitro di comminare ammonizioni ed espulsioni attraverso l’uso di cartellini rispettivamente giallo e rosso; e la possibilità per ogni Nazionale di ricorrere fino a due sostituzioni nei corso di ogni partita.
La partita si sblocca subito. All’ottavo minuto Roberto Boninsegna lascia partire un gran tiro dal limite dell’area che non lascia scampo al portiere tedesco Sepp Maier. Da questo momento fino al novantesimo non succede praticamente più nulla. L’Italia si chiude in difesa e parte di quando in quando in contropiede; la Germania Ovest cerca di reagire ma, al di là di un paio di interventi del portiere italiano Enrico Albertosi, non impensierisce particolarmente gli Azzurri. La partita sembra incamminarsi verso una triste fine per i tedeschi e alcuni di essi, tra i quali Karl Heinz Schnellinger (al tempo difensore del Milan), si stanno avvicinando all’uscita del campo, posta nei pressi della porta di Albertosi. L’arbitro peruviano Arturo Yamasaki, dopo aver concesso un paio di minuti di recupero (cosa al tempo poco praticata) sta per fischiare la fine dell’incontro quando la palla arriva proprio a Schnellinger che si libera della marcatura e segna il pareggio. Gli increduli calciatori della Germania Ovest tornano a metà campo storditi dalla gioia, mentre gli italiani rimangono fermi, anch’essi increduli e storditi, ma dalla delusione per aver compromesso il loro accesso alla finale.
Iniziano quindi i tempi supplementari. E inizia la leggenda legata a questa partita. La Germania passa subito in vantaggio al novantaquattresimo con l’attaccante Gerd Müller, approfittando dello smarrimento italiano che, però si trasforma subito in reazione quando quattro minuti dopo l’Italia torna al pareggio con il difensore Tarcisio Burgnich. E chi, dopo le reti tedesche, era andato a letto sconsolato viene richiamato in piedi dalle urla di giubilo dei tifosi italiani. Intanto la partita assume toni epici: il difensore tedesco Franz Beckenbauer si lussa una spalla ed è costretto a rimanere in campo con un braccio fissato al corpo in quanto la Germania Ovest aveva già proceduto alle due sostituzioni a disposizione. L’attaccante Gigi Riva al minuto 104 porta di nuovo in vantaggio l’Italia, ma gli animi vengono di nuovo gelati dal secondo pareggio tedesco realizzato ancora da Müller che spizza di testa un calcio d’angolo e manda la palla in rete facendola passare fra il palo e Rivera, con grande disappunto di Albertosi.
Mancano 10 minuti alla fine del secondo tempo supplementare, e il risultato è sul 3-3. Più volte Rivera, in intervista, ha dichiarato che l’unica cosa che avrebbe potuto fare in quel momenti per farsi perdonare sarebbe stato il segnare la rete della vittoria azzurra. Cosa che puntualmente avviene, un minuto dopo. L’Italia riprende il gioco a centrocampo, undici passaggi consecutivi senza alcun intervento tedesco, e tiro secco rasoterra di Rivera che batte Maier, e batte definitivamente la Germania Ovest.
La partita finisce quando in Italia sono le 2.00 del mattino. Ma questo non impedisce ai tifosi italiani di uscire di casa, correre nelle strade e prendere d’assalto fontane e piazze per festeggiare, più che una semplice vittoria, un evento sportivo a dir poco memorabile. La partita del secolo.
Partite del secolo. Ce ne sono state e ce ne saranno altre, più tecniche, più tattiche, più perfette. Ma chissà se, fra 50 anni, se ne parlerà ancora, così come ancora e con grande passione si parla di Italia – Germania.

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