La favola di Totò Schillaci ad Italia 90.

Pubblicato il autore: jean Segui

 

30 anni dall’esordio dell’Italia al mondiale 1990.

Salvatore Schillaci era diventato un calciatore della Juventus alle 18 e cinquantanove e quarantaquattro secondi dell’ultimo giorno di mercato della sessione estiva 1989. Il suo procuratore, lo storico Antonio Caliendo, era riuscito a fargli ottenere un vantaggiosissimo contratto, all’incirca novantadue milioni di lire al mese, dopo un estenuante tira e molla con il presidente Boniperti. Quell’anno aveva segnato piu di tutti nel campionato cadetto, realizzando ventitre reti, ma le sue prodezze non bastarono a promuovere i giallorossi guidati da Zeman, in serie A, malgrado una buona rosa tra le cui fila vi erano l’ex riserva di Falcao alla Roma, Claudio Valigi, e l’ex primavera della Lazio Stefano di Chiara, meno famoso del fratello ma decisivo con una sua rete a rovinare la corsa allo scudetto della Roma nel 1986. Già a fine Maggio Boniperti si presentò di persona a vederlo dal vivo in un Messina Reggina; malgrado una botta tremenda il centravanti si risolleva e segna una doppietta, dimostrando di saper stemperare e sopportare la pressione. Accolto con grande stima ed affetto, emblematica una telefonata mattutina di Umberto Agnelli, un endorsementa pochi giorni dall’inizio della stagione, Totò ripagherà la fiducia di Zoff, che lo schiererà titolare sin dall’esordio a Bologna, inserendosi perfettamente nei meccanismi offensivi bianconeri e formando assieme a Rui Barros un’ottima intesa. Dalla rete su punizione al Taranto, primo turno di coppa italia, in poi il numero 11 sembra stare in quell’ambiente da sempre. Mostra una sfrontatezza che gli permette di assestare un calcio a Rijkaard, durante un Milan juve 3 2 in cui va a segno, reo di aver lanciato un’occhiata a sua moglie Rita. è  un’annata indimenticabile, dopo una sua doppietta a Verona sul pullman si sparge la voce della morte di Scirea, morto in un incidente stradale in Polonia dove si era diretto per visionare i futuri avversari dei bianconeri in Uefa, il 9 Novembre cade il muro di Berlino e qualche giorno dopo si giocano gli ottavi di finale Uefa contro il Karl Marx Stadt, poi ai quarti contro l’ostico Amburgo ed in semifinale contro l’allora habituè Colonia, squadra forte e blasonata.  Boniperti lo mandava a lezioni di italiano, lui accettava volontieri ed instaurò un buon rapporto con la professoressa Marina.  Dopo una maiuscola prestazione, condita da gol, contro il Milan di Sacchi in casa, Morini, il direttore sportivo, comunica che oltre a Tacconi De Agostini e Marocchi c’è anche lui, Totò Schilacci fra i convocati da Azeglio Vicini per l’amichevole contro la Svizzera.  La stagione si conclude con il goal al Lecce con il quale si issa a quota quindici reti, senza rigori, alle spalle di Van Basten Maradona, il quale chiese di scambiarsi la maglia con lui al termine di un Juve Napoli del Novembre 86, e Baggio, insomma il meglio del calcio mondiale. Il giorno dopo la vittoria nella gara di andata di uefa contro la Fiorentina, 3-1, ultima gara giocata al Comunale prima del trasferimento al Delle Alpi, il direttore sportivo Morini entra nello spogliatoio con un foglio in mano, come ricorda nel suo libro “testamento ” Il Goal è tutto , fu un momento indimenticabile : ” Ragazzi , sono arrivate le convocazioni di Vicini, Tacconi, De Agostini , Marocchi; senza aggiungere altro richiude la porta dietro di sè. Poi la riapre, “Ah ce n’è un altro: Totò Schillaci “. Non poteva crederci e venne sommerso dagli applausi di Morini, Zoff e tutti i compagni. ” Rita dobbiamo rimandare le vacanze, sono stato convocato al mondiale”.
Arriva finalmente il mondiale, Totò condivide la stanza con Roberto Baggio, entrambi molto taciturni e restii ad esondazioni verbali riescono comunque a creare un’empatia fatta di sguardi e sensazioni.  Il giorno dell’esordio l’Italia affronterà l’Austria, squadra temibile che annovera due grandissimi giocatori, il trequartista Andreas Herzog, geniale numero 10 che ha incanterà in Bundesliga con la maglia del Werder Brema e che per talento e prestanza fisica avrebbe potuto fare molto di piu, e lo spietato centravanti Toni Polster, reduce da sette stagioni condite da gol a grappoli sia in patria che in Spagna al Siviglia. Per il resto è una squadra umile che falli la qualificazione al mondiale precedente e le cui ultime esibizioni nella manifestazione furono ampiamente discusse, come dimenticare il biscotto Germania Ovest Austria del 1982 ?, ne sa qualcosa l’Algeria.
La gara non si sblocca malgrado una impressionante mole di gioco prodotta, Totò in panchina gufa Vialli e Carnevale, vuole entrare e risolverla lui la faccenda.  Al 74’minuto, dopo che il centravanti dell’Udinese sbagliò parecchie occasioni sotto porta, entra in campo al posto di Carnevale. Passano soli tre minuti quando saltando di testa fra due colossi, Aigner e Pecl, corregge in rete un bel cross di Vialli dalla destra.  “l’Italia urla Schillaci ” titolava la Gazzetta dello Sport il giorno seguente; “Ci pensa Totò “scriveva il Corriere.
La favola però poteva prendere una piega diversa. Infatti la moglie Rita non stava bene e lamentava dolori in attesa del parto. Il centravanti decise di abbandonare il ritiro dopo cena, mentre lo staff guardava Argentina Urss, farsi venire a prendere dal fratello Giovanni, passare la notte a Torino e tornare in ritiro alle prime luci del mattino. Ai confini della città una pattuglia ferma il guidatore riconoscendo poi la sagome nel sedile posteriore di Totò. Niente multa, tanto spavento e come punizione una sfilza di autografi da firmare. La polizia scorta l’attaccante in albergo, lui torna in sala da pranzo trovando i compagni in un clima immutato.
Dopo la poco brillante sfida con gli Usa, vittoria 1-0 Giannini, torna ad aleggiare un clima di immotivata sfiducia, gli Statunitensi avevano si perso la prima per 5 1 contro la Cecoslovacchia ma ogni partita è a sè.  Due giorni dopo a Torino nasce Mattia.
Nella gara successiva torna al gol e dopo aver dribblato in area il forte centravanti del Genoa Skuravy, viene falciato. Rigore netto. Non per l’arbitro. I suoi occhi che trasudavano stupore  e atonimento divvenero uno dei simboli del mondiale.  Schilacci gioca forse la sua miglior partita nella competizione, correndo a tutto campo, crossando, al posto di Donadoni infortunato, creando pericoli, e dando la sensazione di divertirsi in primis. Baggio chiuderà la contesa con uno slalom destinato alla storia.
Prima di ogni partita Totò si vede il film Rocky nella Hall dell’albergo, è un gesto scaramantico che sta funzionando.
Il 25 Giugno contro l’Uruguay arriva la sua consacrazione internazionale.  Di fronte l’Albiceleste del mito d’infanzia di Zidane, Enzo Francescoli, ex stella del River Plate che in Francia prima al Racing e quell’anno al Marsiglia di Bernard Tapie sembra aver trovato la sua dimensione, del futuro cagliaritano Daniel Fonseca e del pericoloso e sgusciante Carlos Alberto Aguilera, arrivato a Genoa l’anno prima e soprattutto del fenomeno della Lazio Ruben Sosa, talento purissimo.  Totò realizza il gol piu bello ed iconico della sua carriera, fonte di molteplici imitazioni e riferimenti. Una fiondata di sinistro che si abbassa all’improvviso beffando Alvez.
Il raddoppio di Serena su invenzione di Giannini chiudono i conti.  “L’Italia vola con Schillaci-gol ” recita la gazzetta. Nell’articolo di Brera su la Repubblica vengono riportate le parole di Pelè ” Dell’Italia mi piacciono Baresi e Schillaci “. Un ovazione.
Ai quarti arriva l’Eire che ha vinto solo una volta, eliminado però la Romania di Hagi agli ottavi.  Nel frattempo arriva la notizia che l’Argentina ha battuto la Jugoslavia, dei fantasisti Susic e Stojkovic. Gli irlandesi sono una squadra compatta coriacea, il cui faro è il talento dell’Everton Kevin Sheedy. Il numero 19 è una sentenza, e su un tiro angolato di Donadoni e respinto lateralmente da Bonner alla sua destra, si fionda ed appoggia in rete. è magnetico, nemmeno il miglior Inzaghi ha raggiunto vette di spietatezza sotto porta in un lasso di tempo cosi breve.  La gara termina 1-0.
La stampa elogia il siciliano, dopo Anastasi, Furino Cuccureddu Causio e Salvadore un altro talento del sud faceva la differenza in nazionale. Ma essendo cannoniere le attenzioni erano maggiori. ” Totò, non svegliarti l’Italia sogna con te” scriveva Candido Cannavò sulla rosea.
Si giocherà a Napoli contro l’Argentina, città che il 29 Aprile aveva festeggiato il secondo scudetto in quattro anni, condito da due coppe italia ed un trionfo europeo in Uefa, tutti trionfi a cui Maradona aveva contribuito pesantemente. L’Argentina non ha convinto del tutto, vive di fiammante,  Burruchaga ,Caniggia, ottimo al Verona ed ora in forza all’Atalanta, e Maradona sono i pericoli maggiori, per il resto la squadra non è imperforabile, ha perso malamente con il Camerun, ridotto in 9, e non incanta. Anche Diego è molto piu statico di quattro anni fa e meno continuo.
La scelta di lasciare il ritiro di Marino diventerà oggetto di lunghe polemiche. Per di piu, scaramanzia, Totò  non troverà la videocassetta di Rocky a cui era affezionato.
In tribuna Kissinger, Agnelli Andreotti e Spadolini. A sorpresa gioca Vialli e non Baggio.
La gara offre grandi spunti fino al 17′, quando Totò avvia l’azione, un rapido triangolo con De Napoli e  Giannini libera Vialli, il destro è respinto da Goichoechea che però, come Bonner , respinge sui piedi di Schillaci, subentrato in area, che realizza di prima. Al ventesimo del secondo tempo, Olarticoechea dalla sinistra crossa in area, sullo spiovente si avventa Caniggia che di nuca anticipa Zenga, uscito frettolosamente , e pareggia. A parte una bella punizione di Baggio, smanacciata in corner, succede poco. Ai rigori passa l’Argentina di Carlos Biliardo. Dopo la delusione, si delinea però un altro grande obbiettivo, personale, il titolo di cannoniere dell’edizione. Totò ha segnato 5 reti, le stesse di Skuravy, che però è eliminato, e una in piu di Lineker, vincitore dell’edizione 86, uno dei piu forti attaccanti fra la metà degli anni 80 e novanta. “Battetevi per Totò-gol “, cosi spronava la gazzetta il giorno della finale, al San nicola, per il terzo posto.
Schilacci serve a Baggio l’assist per l’1-0 e dopo il pareggio di Platt, realizzerà il dagli undici metri il rigore del 2-1 che gli varrà la scarpa d’oro del mondiale. La performance gli varrà molteplici premi: “Atleta d’oro; Pallone d’oro, miglior giocatore del mondiale, Scarpa d’oro ed il premio Gazzetta equipe, grazie alle votazioni piu alte sui due prestigiosi quotidiani.

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