La strana parabola di Mauro zarate

Pubblicato il autore: jean Segui

In questi giorni anomali, di riflessioni e tormenti, fra le varie notizie è spuntato un servizio delle iene inerente all’ingaggio dell’allora ventunenne talento argentino, sbarcato in italia dopo la pittoresca esperienza in Quatar. Secondo quanto emerge dal resoconto curato dal giornalista Filippo Roma, il pagamento del giovane argentino avvenne in parte in nero.  Luis Ruzzi, procuratore del fantasista nel 2008 accusa carte alla mano il presidente laziale di evasione fiscale e mancati pagamenti. Nel mentre molti tifosi laziali sui social prendevano definitivamente all’unisono le distanze dal loro ex idolo.
Eppure le cose non andarono sempre cosi, anzi. Mauro, arrivato in sordina nell’estate 2008, dopo un annata laziale piuttosto deludente, i cui unici lampi furono un 2-2 col real con doppieta di Pandev , un’altra gioia interna con il Werder Brema con la flebile e momentanea resurrezione di Meghni, e sorpattutto il 3-2 alla Roma, che in fin dei conti le costò lo scudetto.
In quel contesto l’esplosione di Zarate, fin dall’esordio con una doppietta a Cagliari, divenne un fenomeno mediatico, sociale. Il talento di Haedo deliziò la platea dell’Olimpico con dribbling, accelerazioni e tiri a giro sul secondo palo, un mix fra Del piero e Robben. Le sue maglie andavano a ruba e già a Dicembre era diventato la risposta, tanto attesa, laziale a Totti.
Pur con i suoi momenti no, vedi una sostituzione punitiva in casa contro la Juve, la stagione fu sbalorditiva e proiettò l’argentino fra i top del campionato. La vittoria ai rigori in coppa italia, con il suo abbraccio liberatorio all’altro eroe Muslera, fu il fermo immagine della stagione. Da li in poi, da quel Mercoledi 13 Maggio 2009 cominciò una repentina crisi. La stagione seguente iniziata benino con Ballardini ma poi naufragata malinconicamente nel fallimento con tanto di retrocessione sfiorata, fu il turning point della sua carriera. Escluso un buon inizio di stagione, sfruttando la compatezza del gruppo Reja con Hernanes e Mauri in stato di grazia, deluse le aspettative, sembrava essersi spento, come se la stagione precedente gravasse su di lui.  Se ne andò all’inter, ma fini nel tritacarne tattico di un poco convinto Gasperini, emblematica la sua sostituzione dopo nemmeno 30’all’esordio col Palermo, finendo vittima del canto del cigno di un gruppo appagato.  Un viavai di squadre, ma se si esclude l’ottimo e proficuo ritorno in patria nel suo Velez, campione di Clausura 2014, il suo percorso è lastricato di panchine, insuccessi e clamorosi rimpianti, come la coppa italia 2013, vissuta in disparte, “farò il pastore a Formello per un anno” aveva ribadito a Gennaio 2013 , nella storica vittoria sulla Roma e nella stessa cornice che ne aveva apprezzato i tanti pregi soli quattro anni prima.  Una parabola strana, tanti picchi ma rovinose cadute anche nei rapporti con piazza e tifosi. Se a Roma ora lo ignorano malgrado le gioie vissute, in patria ha ricevuto minacce di morte dopo la decisione di trasferirsi al Boca Junior nell’estate 2018, dai suoi stessi tifosi del Velez. Un talento che ha fatto della discontinuità, in tutti i campi, il suo marchio di fabbrica, come quei tiri a giro che facevano sobbalzare campioni anche del calibro di Sandro Mazzola.

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