Napoli-Inter: analisi tecnica e pagelle

Pubblicato il autore: manuel Segui

Scenario surreale, apocalittico. Non è il San Paolo che canta “Un giorno all’improvviso”, la musica, purtroppo, è ben diversa.
Le semifinali di Coppa Italia, passano così, per un ritorno alla normalità e diventano la chance per alcune compagini di puntare ad un trofeo che manca da tempo.
La sfida odierna, tra Napoli e Inter, è in tal senso un anticipo del calcio che sarà: conta di più la voglia di vincere che la reale condizione tecnica.
Dalle panchine, puntuali come sempre, arrivano le grida di Gattuso e Conte, che in una situazione simile fungono da spinta ulteriore: vengono meno le indicazioni tattiche, ma prevalgono parole d’incitamento.
Dentro il terreno di gioco il ritmo è compassato, lento e privo di fantasia, quasi come un amichevole estiva.
Concentriamoci ora sui verdetti emessi dal campo.

 

LA PARTITA:
Più Inter che Napoli nell’arco dei 90 minuti, nei quali vi è spazio per sprazzi di buon calcio, alternati a momenti più compassati. Gli ospiti partono all’arrembaggio e marchiano la propria impronta sin da subito: vantaggio siglato da Eriksen direttamente da calcio d’angolo, con un errore evidente di Ospina che legge male la traiettoria della sfera.
L’impressione è che, i partenopei attendano la manovra avversaria limitandosi ad uno sterile possesso palla alternato a qualche giocata individuale. Il pareggio è scaturito da situazione di contropiede, nella quale Insigne e Mertens sono troppo liberi di involarsi dalle parti di Handanovic. La retroguardia nerazzurra, salita per un calcio d’angolo, si dimentica in maniera ingenua degli attaccanti avversari, abili a sfruttare l’occasione. La ripresa vede i ritmi abbassarsi, salvo qualche iniziativa personale, ben sventata dai rispettivi pacchetti arretrati.

ANALISI TECNICA:
Il match, come prevedibile, rispecchia le aspettative della vigilia: sono i nerazzurri a farla da padrone, mentre gli azzurri si chiudono aspettando il momento opportuno.
Conte ha preparato una sfida volta all’attacco, chiedendo ai suoi di tenere la sfera, cercando di chiudere il Napoli nella propria metà campo.
Come si è visto in molteplici circostanze, la manovra della Beneamata è passata soprattutto dalle fasce, con gli esterni di centrocampo molto coinvolti nell’azione.
Young, Candreva, Moses e Biraghi, hanno cercato spesse volte la sovrapposizione, andando più volte al cross, o addirittura alla conclusione: non è un caso che i principali pericoli per Koulibaly e compagni siano sorti da situazioni simili.
Un altro aspetto interessante, che riguarda la costruzione del gioco, è legato al ruolo di Brozovic: il croato, impiegato idealmente in mediana, è stato sempre il punto di partenza dell’azione. In alcune circostanze, legate perlopiù ad un baricentro basso dei padroni di casa, lo si è visto all’ limite dell’area di rigore avversaria.
Nelle fila nerazzurre, è doveroso rimarcare la sontuosa prestazione di Eriksen, l’uomo più atteso nel pre partita ed in cerca di una precisa collocazione nel 3-5-2 di Conte.
Christian si è ben disimpegnato nell’attaccare lo spazio, e pare aver ritrovato lo smalto del passato.
Ha cercato di duettare con i compagni più volte, ha tentato alcuni inserimenti e non si è disdegnato di ritornare in fase di copertura.
Le dichiarazioni delle ultime settimane ed i test svolti in allenamento, avevano lasciato presagire ad una condizione monstre da parte del giocatore ex-Tottenham, confermata ampiamente sul campo.
Il Napoli, invece, ha optato per un sistema più difensivista e compatto, che talvolta ha lasciato troppo spazio lungo gli out.
I maggiori pericoli creati dei rivali, sono arrivati laddove Di Lorenzo e Hysaj non sono stati in grado di contrastare i raddoppi numerici voluti da Conte. Centralmente, invece, Maksimovic e Koulibaly non hanno concesso nulla e si sono intesi a meraviglia per tutti i 90 minuti.
L’intuizione di Gattuso, seppur contro il parere della maggior parte dei tifosi, si è rivelata vincente: sfida affrontata per consolidare il punteggio maturato all’andata e non per dimostrare nulla di estetico.
Il Napoli sceso in campo ha badato alla sostanza, senza pavoneggiare un calcio di qualità, ma abile a sfruttare le nefandezze degli avversari laddove possibile.
Il ritratto è proprio questo: Napoli sorpreso subito, ma generalmente in controllo, ordinato e seppur poco spettacolare, molto efficace.
La pausa forzata ha portato via brillantezza, ma il tecnico ex-Milan ha preparato la contesa anche sulla psicologia dei suoi, chiedendo una prova di carattere.

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LE PAGELLE:
NAPOLI
DAVID OSPINA 7: Il portiere colombiano ha sulle spalle il goal regalato ad Eriksen dopo due minuti, tuttavia da quella circostanza, inizia a sciolinare interventi decisivi. Le parate su Lukaku ed Eriksen hanno del miracoloso e tengono in piedi la baracca. Da segnalare anche il lancio che avvia l’azione della parità.
Una possibile pecca, oltre la rete concessa, è l’ammonizione che gli farà saltare la finale di Mercoledi.
GIOVANNI DI LORENZO 6: Sufficienza stirata per il terzino italiano, meno puntuale rispetto al solito.
Concede diverse chance agli avversari, arginando a fatica le discese di Young. D’altra parte ha il merito di crescere durante l’arco della partita e trovare alcuni interventi importanti nel finale.
NIKOLA MAKSIMOVIC 6,5: La sorpresa più lieta della serata partenopea: dietro non concede nulla, giganteggia sui palloni alti e rende nulle le giocate di Lukaku. Eccezionale.
KALIDOU KOULIBALY 6,5: Prova di spessore anche per il centrale senegalese, abile a disinnescare qualunque pericolo. Non cala mai durante il match, e pare aver ritrovato la condizione del passato.
ELSED HYSAJ 5: Soffre troppo in fase di copertura: dalle sue parti Candreva ha vita facile nell’affondare, e non si dimostra mai in grado di contenerlo.
Nella sua prestazione non vi sono errori grossolani, tuttavia dimostra evidenti limiti tecnici.
DIEGO DEMME 6: Il migliore nel centrocampo a 3 partenopeo. Funge da collegamento tra la difesa e la mediana con successo.
Chiude molte volte sui tentativi avversari e riesce a farsi valere anche in fase d’impostazione.
ELJIF ELMAS 5: Schierato a sorpresa dal primo minuto, non ripaga la fiducia di Gattuso. Regala troppi palloni agli avversari e soffre la pressione interista. Crolla alla distanza, venendo poi sostituito.
PIOTR ZIELINSKI 6: Porta a termine il compitino senza strafare. Ci prova qualche volta dalla distanza, ma senza l’esito sperato.
MATTEO POLITANO 5,5: La sua è una gara di grinta, dove aiuta perlopiù i compagni a difendere, mentre in avanti trova fortune alterne.
DRIES MERTENS 7: E’ il più attivo del reparto offensivo azzurro, si muove su tutto il fronte offensivo e va spesse volte al tiro. La ciliegina sulla torta è il goal che porta la sfida in parità in un momento complicato per i suoi, e gli permette di eguagliare Maradona in termine di reti realizzate con il Napoli. Chepeau.
LORENZO INSIGNE 6,5: Bravissimo a servire all’attaccante belga un cioccolatino. Oltre ciò, mette paura ad Handanovic ad inizio ripresa e si dimostra in forma ottimale.
I subentrati
FABIAN RUIZ 5,5: Entra e regala un pallone a Biraghi , che per poco non scaturisce l’ 1-2. Per il resto fa il suo.
JOSE CALLEJON 6: Ci mette grinta ed abnegazione. Promosso.
ALLAN E YOUNES: S.V.
ALL. GENNARO GATTUSO 7: Dedica il passaggio del turno alla sorella da poco scomparsa, il che gli fa onore. Chiede ai suoi una partita di sacrificio, consapevole della maggior verve dei rivali, e ottiene risposte incoraggianti. Non convince Elmas dal primo minuto, mentre la carta Maksimovic si rivela azzeccata.
Mercoledi servirà un impresa, ma Gennaro di certo non si tirerà indietro.

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INTER
SAMIR HANDANOVIC 6: Incolpevole nell’occasione dell’1-1 subito. Per il resto amministra bene, gestendo con esperienza alcuni retropassaggi non facili.
ALESSANDRO BASTONI 5,5: Commette troppi falli ingenui e spesse volte si fa trovare fuori posizione. Piace il suo apporto alla manovra, ma per diventare un big nel suo ruolo deve limare ancora qualche difficoltà tecnica.
MILAN SKRINIAR 6: Non è la miglior versione dello slovacco, ciò nonostante si fa trovare pronto quando chiamato in causa. Chiude bene sul tridente avversario, e alla fine porta a compimento una discreta partita.
STEFAN DE VRIJ 5,5: Fisicamente non è al meglio, il che lo frena in più circostanze, ma è troppo impreciso con i piedi e commette qualche errore di valutazione non da lui.
ASHLEY YOUNG 6: Piace la sua voglia nel proporsi e cercare una soluzione. E’ pericoloso quando va al cross, costringendo Di Lorenzo ad una serata non facile. Rischia, però, l’espulsione dopo 26’ minuti per doppia ammonizione, con un intervento inutile in mezzo al campo.
MARCELO BROZOVIC 6: Il più attivo della linea di centrocampisti nerazzurra. E’ colui che si occupa di avviare l’azione, e molte volte va anche al tiro impegnando Ospina. Prestazione interessante.
NICOLO BARELLA 5: Questa sera molto opaco, peggio rispetto al solito. Si difende nel primo tempo, ma cala alla distanza, come normale che sia.
ANTONIO CANDREVA 6,5: A parte qualche errore palla a terra, tiene in apprensione la squadra di Gattuso percorrendo l’out molteplici volte con risultati proficui.
CHIRSTIAN ERIKSEN 7: Il calcio d’angolo che porta avanti i suoi è frutto di pura tecnica. Per i successivi 80 minuti è il faro del gioco di Conte, che si affida a lui nel creare occasioni. Spaventa Ospina più volte, e sfiora la doppietta nel finale. Ritrovato.
LAUTARO MARTINEZ 5: Bocciato su tutti i fronti. Si vede poco, gioca male la sfera ed è inconcludente. L’Inter ha bisogno della miglior versione del “ Torito” per concludere la stagione.
ROMELU LUKAKU 5,5: Ci prova di testa, ma viene spesso anticipato. Gioca di sponda, ma si intende poco con Lautaro. A dirla tutta, se gli viene a mancare una spalla, incide poco o nulla.
I subentrati:
VICTOR MOSES 6: I suoi traversoni nel finale sono interessanti.
CRISTIANO BIRAGHI 6: Crea una palla goal colossale nel finale, a testimonianza di come Conte si affidi molto alla manovra lungo gli out.
ALEXIS SANCHEZ 6,5: Entra e in venti minuti riesce a seminare il panico. Geniale il colpo di tacco che imbecca Eriksen, altrettanto ottimi i suoi movimenti.
RANOCCHIA E SENSI S.V.

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6: I suoi arrivano a Napoli con un piano ben preciso in mente, e gli inizi sono promettenti. Dopo un primo tempo all’arrembaggio, arriva un crollo vertiginoso nella ripresa, per colpe non sue. Trova un super Ospina a dire negare più volte la gioia del goal. Mal posizionata la difesa in occasione del pari dei padroni di casa.

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