13 Luglio 1930: i novant’anni del Campionato Mondiale di Calcio

Pubblicato il autore: Filippo Pecoraro Segui


Il 13 Luglio 1930 è la data ufficiale di inizio del primo Campionato Mondiale di Calcio. Ma si può dire che ci vollero circa 25 anni per arrivare a questo momento fondamentale per la storia del calcio.
Già dal 21 Maggio 1904, data di fondazione della FIFA, erano infatti iniziati i tentativi per l’organizzazione di un campionato calcistico che coinvolgesse le nazioni di tutto il mondo. Un passo in avanti venne fatto nel 1906 quando il calcio fu incluso dal Comitato Internazionale Olimpico (CIO) tra le discipline presenti nei propri eventi sportivi, tanto che la FIFA considerò per lungo tempo le Olimpiadi come un vero e proprio Mondiale. Il 1 Marzo 1921 fu eletto al vertice della FIFA il dirigente sportivo francese Jules Rimet, il quale rilanciò l’idea di un Campionato Mondiale di Calcio indipendente dalle Olimpiadi. La decisione definitiva fu quindi presa durante il Congresso della FIFA di Amsterdam nel 1928. Si candidarono all’organizzazione di questa prima edizione 5 Paesi europei (Italia, Ungheria, Paesi Bassi, Spagna e Svezia) e 2 sudamericani: Argentina e Uruguay. La scelta, fortemente caldeggiata dallo stesso Rimet, cadde sull’Uruguay, che nel 1930 avrebbe celebrato il centenario della sua prima costituzione.

Non ci furono gironi di qualificazione alla fase finale di questo Mondiale. La FIFA, durante il suo Congresso di Barcellona del 1929, mandò lettere di invito a tutte le Nazionali di calcio affiliate. Le risposte furono francamente poche, soprattutto da parte europea. Molti Paesi rifiutarono a causa del lungo viaggio verso l’Uruguay che al tempo si poteva fare solo via mare; Austria, Cecoslovacchia e Svizzera non parteciparono a causa della loro impossibilità nel pagare stipendi ai loro calciatori; il rifiuto dell’Italia non ebbe motivazione ufficiale, anche se da più parti si vociferò di una sorta di rappresaglia italiana nei confronti della stretta opposta da Uruguay e Argentina all’emigrazione verso il Bel Paese di calciatori di chiara origine italiana. Infine Scozia e Inghilterra non parteciparono perché si ritenevano tecnicamente superiori al resto del Mondo; le nazionali britanniche tennero questo atteggiamento fino al 1950.
Dunque a prendere parte al primo Campionato Mondiale di Calcio furono 9 nazionali americane (Uruguay, Argentina, Bolivia, Brasile, Cile, Paraguay, Perù, Messico e USA) e solo 4 europee: Belgio, Jugoslavia, Francia e Romania. Il piroscafo italiano Conte Verde portò in Uruguay le nazionali belga, francese e romena, Jules Rimet, la Coppa del Mondo (chiamata Dea Alata della Vittoria e raffigurante la dea greca Nike), i tre arbitri europei Henri Christophe, John Langenus e John Balway, e anche la nazionale del Brasile salita a Rio de Janeiro. Le squadre partecipanti vennero suddivise in quattro gironi all’italiana: nel Gruppo 1 Argentina, Cile, Francia e Messico; nel Gruppo 2 Bolivia, Brasile e Jugoslavia; nel Gruppo 3 Perù, Romania e Uruguay; e nel Gruppo 4 Belgio, Paraguay e USA.
Le partite vennero giocate tutte in un’unica città, la capitale Montevideo. L’organizzazione uruguayana per l’occasione edificò a tempo di record, su progetto dell’architetto Juan Antonio Scasso, l’Estadio Centenario, capace di 90.000 posti. Per un lieve ritardo nei tempi di consegna dell’impianto le prime partite del campionato furono disputate negli stadi Pocitos e Gran Parque Central; l’inaugurazione del Centenario avvenne in occasione dell’esordio dell’Uruguay contro il Perù il 18 Luglio.

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Dunque i due piccoli stadi del Peñarol (Pocitos) e del Nacional (Gran Parque Central) furono il teatro delle prime partite di un Campionato Mondiale di Calcio, giocate in contemporanea alle ore 15.00 del 13 Luglio 1930: per il Gruppo 1 Francia-Messico 4-1, e per il Gruppo 4 USA-Belgio 3-0.

Nel Gruppo 1 a qualificarsi per le semifinali fu l’Argentina, che vinse tutte e tre le sfide contro Francia (1-0), Messico (6-3) e Cile (3-1). Non furono comunque tre incontri tranquilli. Nella partita contro la Francia l’arbitro brasiliano Gilberto de Almeida Rêgo fischiò la fine della partita 6 minuti prima del novantesimo, per di più durante un’azione pericolosa della Francia; seguì un’invasione di campo di tifosi e dirigenti francesi che “convinsero” l’arbitro carioca a far giocare i 6 minuti mancanti. Nella partita contro il Messico furono fischiati 5 calci di rigore, la maggior parte dei quali molto dubbi, e ne fu realizzato solo uno. Infine, nella partita contro il Cile, decisiva per il passaggio in semifinale, si scatenò una rissa fra giocatori in campo e tifosi sugli spalti in occasione di un fallo molto duro dell’argentino Luis Monti ai danni del cileno Arturo Torres; solo l’intervento della polizia a cavallo pose faticosamente fine agli scontri.
Nel Gruppo 2 vita facile per la Jugoslavia che si sbarazzò di Brasile (2-1) e Bolivia (4-0). Degna di nota l’eliminazione a sorpresa del Brasile, considerato testa di serie. Un discorso a parte merita la divisa di gioco della Bolivia, che riportava la scritta ¡Viva Uruguay! in onore dei padroni di casa, e che, in occasione della partita contro il Brasile, dovette essere cambiata alla fine del primo tempo in quanto uguale nel disegno e nei colori a quella della nazionale carioca.
Nel gruppo 3 i padroni di casa dell’Uruguay  sconfissero il Perù per 1-0 pero poi dilagare contro la Romania 4-0. Due curiosità riguardanti la partita Romania-Perù del 14 Luglio: si registrò la prima espulsione nella storia dei Mondiali (il peruviano Placido Galindo), e, soprattutto, la minore partecipazione di pubblico ad oggi in questa competizione: circa 300 unità.
Infine nel Gruppo 4, con un doppio 3-0, gli USA liquidarono Belgio e Paraguay.

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Ben poca storia ebbero le semifinali. Con un doppio 6-1 l’Argentina sconfisse gli USA il 26 Luglio, e l’Uruguay liquidò la Jugoslavia il giorno successivo.

Il 30 Luglio 1930 andò in scena la finale del Primo Campionato Mondiale di Calcio, e una delle più combattute e controverse nella storia di questo sport, riedizione fra l’altro della finale delle Olimpiadi di Amsterdam del 13 Giugno 1928 vinta dall’Uruguay per 2-1. Si stima che non meno di 15.000 argentini salirono a Montevideo per l’occasione, bloccando di fatto le attività del porto della capitale uruguayana. Una folta rappresentanza di uomini delle forze dell’ordine sequestrarono, all’ingresso allo stadio Centenario, armi di ogni tipo, dalle asce alle pistole.
Il clima attorno alla partita si era rivelato caldo da giorni, nonostante il freddo e la neve dell’inverno uruguayano: minacce di morte erano arrivate a giocatori e dirigenti di entrambe le Nazionali, e lo stesso arbitro designato per la finale, il belga John Langenus, aveva accettato l’incarico solo dietro la garanzia della stipula di un’assicurazione sulla sua vita a favore della sua famiglia, e l’immediato trasporto sotto scorta armata al porto di Montevideo appena finita la partita. Inoltre lo stesso Langenus fu fermato e messo in arresto dalla polizia uruguayana poco prima dell’incontro, in quanto 13 persone prima di lui avevano tentato di entrare allo stadio spacciandosi come arbitro della partita; soltanto l’intervento del console belga a Montevideo chiarì l’equivoco.
Ulteriore causa di tensione fu la scelta del pallone da utilizzare per la partita. Entrambe le nazionali avanzarono la pretesa di utilizzare il proprio. Draconianamente fu scelto di utilizzare il pallone argentino nel primo tempo, e quello uruguayano nel secondo.
La partita fu indubbiamente molto bella. Andò in vantaggio l’Uruguay al 12° con un rasoterra dell’attaccante Pablo Dorado. La reazione dell’Argentina fu immediata, e al 20° ci fu il pareggio dell’attaccante Carlos Peucelle. La pressione albi-celeste non si fermò qui tanto che l’Argentina andò in vantaggio al 37° con un gol in sospetto fuorigioco dell’attaccante Guillermo Stábile. Nel secondo tempo il bel gioco argentino continuò a mettere in difficoltà l’Uruguay, e Francisco Varallo colpì una clamorosa traversa. Da qui però iniziò la rimonta trionfale degli Orientali. José Pedro Cea pareggiò il risultato al 57°, e al 68° l’Uruguay tornò in vantaggio con un gol da fuori area dell’attaccante Victoriano Iriarte. La reazione argentina fu affidata a un tiro di Varallo salvato sulla linea dal centrocampista José Andrade. A un minuto dalla fine l’attaccante Héctor Castro realizzò di testa la quarta rete uruguayana, e sancì il trionfo della sua Nazionale in questa strana, e per molti versi unica, prima edizione del Campionato Mondiale di Calcio.

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