Biscotti e merengues

Pubblicato il autore: Giuseppe Ortu Segui

Ieri, al Los Carmenes di Granada, abbiamo assistito al Festín del Madrid organizzato per festeggiare la conquista della Liga. Il sostantivo non è stato scelto a caso, ma si rifà al vero e antico significato della parola, quello che deriva dai Conquistadores, avventurieri e mercenari spagnoli che conquistarono l’America meridionale nella prima metà del 16°secolo soggiogando le popolazioni autoctone, depredandole delle loro ricchezze e averi, e dando inizio al loro genocidio. In realtà la Liga, ufficialmente, non è ancora nei forzieri di Don Florentino, anche se dal post pandemia ad oggi è come se lo fosse. I più credono che sia ancora in gioco, ma si sa come sono costoro. Pensano anche che siamo andati sulla luna! I più scaltri, maliziosi, e coloro che possiedono una visione d’insieme, sanno bene che così non è. Qualche stagione fa il Cholo disse che la Liga era “apparecchiata per il Madrid”. L’anno, a quella tavola, non si sedettero i blancos. In questa stagione, per evitare errori, si è provveduto diversamente e a quel tavolo, a suo tempo apparecchiato e con già i segnaposto sistemati, si è già consumato il lauto pasto.

Il Festín andato in scena ieri è stato, come detto, organizzato dal Madrid. Al party è stato invitato, per falsa cortesia, il solo Granada. La festa si celebrava nel giardino di casa loro d’altronde, e il Signore del Castello, dall’alto della sua magnanimità, è d’uso concedere in alcune, scelte, circostanze, che anche la plebe possa godere della sua elevata magnanimità. I blancos si sono occupati di tutto, dal catering portato direttamente da Madrid in capienti valigette in cui stipare il cibo per il banchetto, alle vettovaglie. Il rinfresco è stato parco, spartano, morigerato. Solo biscotti e merengues serviti su un letto di grandi foglie di lattuga di un bel verde brillante su cui erano state incise, per l’occasione, figure che richiamano lo stile architettonico barocco del 17° e 18° secolo. Il cibo, così confezionato, è stato consumato su un grande tavolo rettangolare color verde erba.

A margine del party è andata in scena anche una partita, quella tra il Granada e il Real Madrid. Una partita strana; stranissima. Esemplare, direi, nella sua stranezza. Come un incontro di boxe in cui uno dei due contendenti sale sul ring con i guantoni slacciati. O quella famosa partita dei mondiali di Argentina ’78 giocatasi (beh perdonatemi, forse la scelta del verbo è eccessiva) tra l’Argentina e il Perù e finita 6 a 0 per l’albiceleste, con i brasiliani che da allora non hanno mai più comprato, o anche solo consumato, la marmellata peruviana.

Nel primo tempo della sfida tra il lanciassimo Granada e il Madrid, con i padroni di casa che stavano sognando la qualificazione alla prossima edizione dell’Europa League e che erano reduci da due vittorie nelle ultime tre partite, di cui l’ultima all’Anoeta, abbiamo assistito all’inaspettato. Non alla partita tutto fuoco e grinta da parte del Granada che era doveroso attendersi. Nulla di tutto questo! In quella strana partita sembrava che per il Granada in palio non ci fossero tre punti basilari per l’accesso all’Europa, ma le porte per il patibolo. I calciatori di casa sembravano avere i piedi affondati nel cemento fino alle caviglie. Il Granada è parsa, da subito, una squadra di affaticati ciccioni che avevano appena finito di spaccare pietre con una mazza alla LeQuint Dickey Mining Company. Corri tu in quelle condizioni se ne hai voglia! Gravi difficoltà motorie, senso di smarrimento psicologico, difficoltà a capire dove ci si trova. Sembravano questi i sintomi dei ragazzi di Penas. Una gara in perfetto stile paura da Coronavirus, dove i giocatori del Granada sono stati perfetti, ligi e scrupolosi osservatori delle norme sul distanziamento sociale. Un monito per le future generazioni. Non meno di due metri di distanza tra i giocatori di casa e quelli del Madrid, ieri in campo con una graziosa mise verde dollaro, il cui colore poteva anche vagamente ricordare il verde brillante delle banconote da 100 euro. Forse una curiosa e beffarda manifestazione dell’Es freudiano madridista che ha deciso di giocare a scacchi con il mondo della psicoanalisi per vedere chi trovava l’assonanza.
Dopo due reti assurdamente ridicole concesse dalla squadra di spaccapietre disorientati di cui prima, nella ripresa i giocatori andalusi hanno allacciato le scarpette e hanno iniziato a giocare anche se, rete a parte (regalo di un rilassato Casemiro), hanno impegnato Curtois solo sul finale di gara. Un aspetto curioso da sottolineare è che mentre il Granada cercava disperatamente la rete del pareggio nei minuti finali, e il Madrid era teso in ogni suo muscolo e spasimo nel tentativo insano di difendere il fortino, una immagine televisiva coglieva Casemiro e Sergio Ramos che, in campo, in tutto quel trambusto e in mezzo a quella tensione psicologica se la ridevano tranquilli e sereni, discorrendo amabilmente neanche fossero stati rilassati nel sofà di casa dopo un lauto pasto ascoltando un brano smooth jazz, o in un prato fiorito a cogliere margherite con le rispettive famiglie.

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