FC Barcelona – I due volti del VAR spagnolo e la questione catalana

Pubblicato il autore: Giuseppe Ortu Segui

Quando Cruyff tornò al Barcelona da allenatore nell’88, subito dopo lo scandalo tutto interno del Motín del Hespèria, in città si respirava un clima di mestizia, scoramento, depressione e sconforto. Il clima era decisamente sconfortante e il vittimismo del complotto anti-catalano, in campo e fuori, imperava. Johan prese subito le redini della situazione e per prima cosa cercò di modificare immediatamente il profilo ambientale e umorale che girava intorno alla squadra. “Mai più vittimismo”, disse Johan. Il concetto era che con i pianti e le lamentele sui torti (veri, reali), le angherie (concrete) e le ruberie (attuali) non si sarebbe mai rivoltata la situazione perché erano quasi diventati una sorta di alibi per la stessa catalanità e il barcelonismo. “Basta piangere” disse, “Così non si va da nessuna parte. Iniziamo a costruire, a cambiare mentalità e a vincere”. Chi vince non piange, fa piangere gli altri. Il Diamante Olandese iniziò a entrare nella testa, nella psiche della squadra e di tutto il mondo blaugrana. Piano piano ne ha modificato il modo di pensare, scacciando il più lontano possibile quel “comodo alibi”. Il Barça cambiò chip e divenne una formazione vincente. 88-89 la Recopa contro la Sampdoria, nel 90-91 la Liga e nel 91-92 la prima Copa de Europa, la Coppa dei Campioni, sempre contro la Sampdoria. Il Barcelona non era più una squadra che si piangeva addosso e si leccava le ferite. Ora si imponeva sugli altri, in casa e in Europa, e faceva piangere gli altri. Aveva modificato la sua natura. Il timido brutto anatroccolo era diventato un cigno, bello, elegante, regale, supremo.

Leggi anche:  Dove vedere Cremones-SPAL: streaming e diretta Tv

Voltiamo la pagina dei ricordi e della storia e giungiamo ai giorni nostri, dove il Real Madrid ha perso parte di quella sicurezza, baldanza e arroganza verso il suo nemico di sempre, quella dose di spocchia altezzosa persa a forza di sonore sconfitte subite proprio da quel vecchio rivale costretto a piangersi addosso. Il Madrid non vince in casa dal 2016-17. La precedente vittoria risale al 2010-11. Prima e dopo una valanga barcelonista. In 10 anni 8 vittorie di Liga da parte del Barça. Una ecatombe blanca. Gli antichi torti e angherie subite dalla squadra della capitale sono rimasti quasi solo dei brutti ricordi, non tanto perché sia cambiato il sistema dei favori, quanto perché il Barça ha talmente sollevato il livello delle prestazioni e della squadra che per il Real Madrid è diventato pressoché impossibile competere anche grazie a qualche intervento esterno. Quest’anno, che il Barça ha abbassato ulteriormente il suo standard qualitativo e prestazionale, arbitri e Var sono diventati fondamentali. E così, come già segnalato in precedenti occasioni, sopratutto dopo la ripresa del campionato, sono fioccati gli aiuti esterni che hanno raddrizzato e sistemato una serie di partite che si stavano complicando seriamente. In Catalunya, viceversa, gli interventi esterni sono piovuti per complicare ulteriormente il lavoro di Messi & Co. L’ennesimo capitolo si è vissuto ieri al Camp Nou. Rigore per l’Atletico. Ter Stegen para il tiro, ma il tacco della scarpa è fuori dalla linea di porta. Intervento del Var e penalty ribattuto. Questa volta Saul realizza. Il secondo rigore per l’Atletico è molto, molto discutibile. E’ Carrasco che nella falcata tocca il ginocchio di Semedo, che insegue, e finisce per sgambettarsi da solo. Passi. Sulla battuta di Saul un giocatore colchonero entra in area prima della battuta del compagno. Rigore da ribattere secondo le regole, tanto più che il Var era intervenuto per far ripetere il penalty parato da Ter Stegen. In un caso il Var vede e punisce; nell’altro vede e decide di non intervenire.
Altro giro stessa corsa. Nel secondo tempo un chiaro intervento falloso ai danni di Piqué in area di rigore (abbrancato e spinto al momento dello stacco di testa) non viene ravvisato né dall’arbitro, né dal Var. Conseguenza, altro pari per il Barça e via libera per il Real Madrid. Il Var, che come lo stesso Tebas ha pubblicamente rivelato con la ormai nota frase ” con il Var in questa stagione c’è stato un prima e un dopo della chiamata di Florentino Perez a Rubiales” (presidente della Federazione Spagnola di Calcio n.d.r.), è uno strumento a orologeria che in Spagna viene attivato e disattivato a seconda della convenienza e a seconda della squadra che scende in campo. Sopratutto è uno strumento che permette al Real Madrid di superare il nemico di una vita, il Barcelona, adesso che il livello delle due squadre si è equilibrato, cosa che non accadeva negli anni scorsi, quando tra blaugrana e blancos ballavano 8, 10, 15 punti.

Leggi anche:  Juventus, De Ligt negativo: il difensore convocato contro il Bologna

Johan Cruyff diceva che il vittimismo era uno dei peggiori nemici del Barça. Vero. A Barcelona nessuno vuole essere vittimista o inciampare in quei vecchi errori. Se ti adagi su di esso hai finito di combattere. Ma pur non volendo ricadere nel vittimismo è necessario che le cose vadano dette per quello che sono, mostrate per come appaiono e fatte sapere anche a chi è al di fuori da questo subdolo meccanismo imposto da un club arrogante che senza vergogna non ha più nemmeno il pudore di nascondere le sue malefatte.

  •   
  •  
  •  
  •